✍ Editoriali

Il pizzo atlantico e il suicidio d’Europa: la follia dei 300 miliardi a Trump

La richiesta del Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, non è una proposta diplomatica: è un’estorsione geopolitica, un’oscenità morale ed economica che certifica la definitiva sottomissione del nostro continente agli interessi di Washington.

Chiedere a Europa e Canada di versare 300 miliardi di dollari direttamente nelle casse degli Stati Uniti per fabbricare armi destinate a un contingente di occupazione di 195.000 persone supera ogni limite di decenza.

Siamo di fronte alla pretesa di finanziare l’industria bellica d’oltreoceano per mantenere una presenza militare che serve solo a perpetuare l’egemonia americana, trasformando il Vecchio Continente nel bancomat e nel campo di battaglia di una nuova, devastante era di conflitti globali.

Di fronte a questo ricatto, la classe politica italiana offre uno spettacolo desolante, divisa tra il servilismo pavido della destra e l’ipocrisia strutturale della sinistra.

Giorgia Meloni si trova bloccata in un balbettio politico imbarazzante. Da un lato, la vertigine dell’asse con Donald Trump la spinge a non rompere i ponti con la Casa Bianca, nel disperato tentativo di accreditarsi come interlocutrice privilegiata del nuovo corso americano.

Dall’altro, la Premier deve fare i conti con la durissima realtà interna. Con le elezioni politiche del prossimo anno che incombono, come pensa di spiegare agli italiani — stremati dal carovita, dai salari stagnanti e dal collasso della sanità pubblica — che i soldi dei contribuenti prenderanno la via di Washington per produrre missili e munizioni? La sua postura incerta mostra tutte le contraddizioni di un sovranismo di facciata, pronto a cedere la sovranità reale non appena l’alleato maggiore alza la voce.

Dall’altra parte della barricata, il Partito Democratico non offre alcuna reale alternativa, confermando una subalternità atlantista ormai cronica. Il PD respinge la sottomissione diretta a Trump, ma solo per proporre una variante altrettanto letale: la Difesa comune europea.

Per il Nazareno, la soluzione all’oscenità di Rutte è produrre quegli stessi strumenti di morte in Europa, foraggiando i giganti della difesa continentale. È una retorica ingannevole. Cambiare la geografia delle fabbriche d’armi non cambia la sostanza: si tratta sempre di una scelta riarmista che sottrae risorse vitali al welfare, alla scuola e alla transizione ecologica.

Volere che le bombe siano “fatte in Europa” non le rende più etiche né meno distruttive e contribuisce in modo sfacciata a indicare un nemico alle porte da cui difendersi: la Russia.

Dobbiamo opporci con fermezza totale a questa deriva bellicista. L’accettazione di questa logica di riarmo forzato è foriera di disastri umanitari e sancirebbe l’involuzione definitiva dell’Europa. Il nostro continente sta rinnegando la sua stessa missione storica di costruttore di pace e di diplomazia per ridursi a un distretto industriale militarizzato, schiacciato tra gli imperialismi.

Trasformare le nostre economie in economie di guerra significa condannarci al declino sociale, culturale e civile. È tempo di dire un “no” collettivo e intransigente a Rutte, alla timidezza di Meloni e al militarismo europeo del PD. L’unica vera sicurezza si costruisce investendo sulla vita dei cittadini, non sulla fabbricazione della loro distruzione.

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