Il caso Francesca Albanese: la vergogna delle Istituzioni italiane e la complicità nel silenzio
La richiesta di dimissioni avanzata dal governo francese e sostenuta da altre cancellerie europee contro Francesca Albanese, Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati, non è un semplice incidente diplomatico: è un atto di intimidazione politica basato sulla menzogna. È sconcertante osservare come, sulla base di notizie manifestamente manipolate, falsificate e decontestualizzate, si possa produrre una richiesta così aberrante, volta a eliminare l’unica voce istituzionale che sta documentando con rigore la catastrofe umanitaria paletinese in corso, per mano degli israeliani e dei loro complici occidentali.
Ma se la viltà di governi stranieri può indignare, ciò che accade in Italia è motivo di vergogna assoluta.
Assistiamo a uno spettacolo indegno offerto dalla quasi totalità della stampa mainstream italiana. Le grandi testate, con rare eccezioni, sguinzagliano i cani da guardia del potere, oramai ridotte a meri esecutori di veline propagandistiche. Non solo non hanno verificato la veridicità delle accuse – basate su un video tagliato ad arte per stravolgere il senso di una frase sul colonialismo e farla apparire antisemita – ma hanno diffuso questa falsificazione con solerzia criminale. L’obiettivo è chiaro: sostenere una narrazione tossica e mistificatoria necessaria a puntellare l’impresentabile posizionamento del governo Meloni, che continua a offrire copertura politica a quello che la storia e la Corti Penale Internazionale sta vagliando come crimine di genocidio.
Tuttavia, il fallimento non è solo mediatico, è sistemico e coinvolge l’intera classe dirigente. È impressionante e inaccettabile il comportamento delle massime Istituzioni italiane, senza alcuna esclusione: dalla Presidenza della Repubblica, al Governo, fino al Parlamento. Siamo di fronte a un’idea “originale” e perversa del diritto internazionale, utilizzato ignobilmente come clava contro i presunti nemici e carta straccia quando si tratta di coprire gli “amici”. Tra l’altro si indignano per una frase rilevatasi falsa dell’Albanese, ma nessuno di questi ha mosso un pelo o ha fatto una smorfia di disappunto quando è giunta notizia in questi giorni che Israele a Gaza ha fatto uso di bombe termobariche contro i civili che hanno portato alla “evaporazione”, ossia cancellato persino la cenere di oltre 3000 palestinesi, alla faccia del diritto internazionale e dell’onestà intellettuale.
Le Istituzioni italiane hanno scelto la via della complicità. Mentre tutto il mondo vede le immagini di Gaza, mentre i report indipendenti descrivono la pulizia etnica e lo sterminio sistematico, Roma tace o, peggio, applaude. Si mettono in campo sanzioni e retorica di fuoco contro alcuni violatori del diritto, ma si garantisce impunità totale e sostegno militare a chi, come il governo Netanyahu, viola risoluzioni ONU e convenzioni umanitarie da decenni, ha portato e continua a portare avanti il genocidio del popolo palestinese.
Ancora più grave è l’abbandono di una propria cittadina. Francesca Albanese è una giurista apprezzata in tutto il mondo per il suo coraggio, la sua competenza e la sua dedizione alla causa del popolo palestinese perseguitato e sterminato. Invece di ricevere la protezione e il sostegno del suo Stato di fronte ad attacchi diffamatori basati sul falso, viene lasciata sola, sacrificata sull’altare di alleanze geopolitiche che puzzano in modo acclarato di complicità nel massacro.
Infine, un’ultima, inquietante considerazione non può essere taciuta. L’isolamento istituzionale di Francesca Albanese non è solo un atto di vigliaccheria politica: ci fa paura per la sua stessa incolumità fisica. Sappiamo fin troppo bene cosa significhi questa “pratica politica” di delegittimazione e isolamento, conoscendo i metodi e le pratiche dei servizi segreti e in particolare del Mossad, non dissimile dai crimini mafiosi. Lasciare una figura di tale rilievo senza scudo politico significa esporla a rischi incalcolabili.
Noi rifiutiamo questa ipocrisia. Noi sosteniamo con forza Francesca Albanese non per partigianeria, ma perché la sua voce è oggi l’argine tra il diritto e la barbarie. La richiesta di verità e giustizia per il popolo palestinese non è negoziabile. La storia vi giudicherà anche per questo e non sarete assolti.
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