Giorno del ricordo 2026: il revisionismo di Stato non vinca sulla verità storica

“Anche quest’anno – dichiara il segretario regionale del PRC-SE per il Piemonte e la VdA Alberto Deambrogio – le celebrazioni istituzionali del Giorno del Ricordo si confermano come il culmine di un’operazione politica volta a ribaltare la realtà storica del confine orientale. Invece di promuovere una comprensione critica e multidimensionale, il discorso pubblico continua a nutrire una memoria parziale che ormai si definisce come “uso politico della storia”, finalizzato a legittimare un’agenda nazionalista”. “Anche le più recenti analisi storico-critiche mettono a nudo come la ricorrenza sia ormai diventata uno strumento per la rivalutazione del fascismo, oscurando sistematicamente i vent’anni di oppressione, italianizzazione forzata e crimini di guerra compiuti dal regime fascista nei Balcani. La narrazione egemone nel 2026 insiste su un vittimismo assoluto che ignora deliberatamente il contesto della Seconda Guerra Mondiale e la responsabilità dell’aggressione italiana alla Jugoslavia”

“Contestiamo con forza la decontestualizzazione degli eventi: Le foibe e l’esodo vengono presentati come pulizia etnica anticristiana o antitaliana, ignorando la natura politica e repressiva delle violenze collegate agli anni di nefandezze perpetrate dal fascismo, degno erede di un razzismo iniziato anche prima del suo tragico avvento”. “Contestiamo con forza l’uso di falsi storici e iconografici: si continua a fare ricorso a immagini decontestualizzate o manipolate per alimentare un’emotività che sostituisce l’analisi dei fatti”. “Contestiamo con forza il silenzio sui crimini fascisti: mentre si celebrano le vittime delle foibe, si tacciono i nomi e le azioni dei carnefici fascisti e dei generali italiani responsabili di deportazioni e stragi di civili sloveni e croati”.

“Il Giorno del Ricordo – conclude Deambrogio – non può essere una zona franca per il revisionismo. Chiediamo che la ricerca storica torni libera da condizionamenti ideologici. Che cessino operazioni come quella voluta dal governo e dal ministro Valditara con un concorso scolastico teso a riscrivere la storia, fornendo una visione distorta del contesto storico e delle vicende delle foibe e che la memoria collettiva smetta di essere un campo di battaglia per chi vuole riscrivere il passato in chiave reazionaria.

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