Referendum Giustizia: intensificare il nostro intervento per spiegare che la riforma Nordio ė contro i diritti degli ultimi – Tre domande a Roberto Lamacchia

Roberto Lamacchia, avvocato, Giuristi Democratici

Alberto Deambrogio: Avvocato Lamacchia, la raccolta firme ha superato ampiamente le 500.000 sottoscrizioni, segnale di una mobilitazione civile vivace. Tuttavia, il rischio è che il fronte del NO rimanga confinato in un dibattito tra addetti ai lavori. Come si può spiegare a chi vive la precarietà quotidiana che la separazione delle carriere o il sorteggio dei membri del CSM non sono ‘beghe di palazzo’, ma pilastri che sorreggono (o abbattono) la difesa dei diritti degli ultimi?

Roberto Lamacchia: Il semplice fatto che siano state raccolte oltre 550.000 firme dimostra, a mio parere, che vi è un interesse al tema da parte del cittadino, non essendo immaginabile che le firme raccolte siano tutte di addetti ai lavori.

Ciò significa che è già stato colto il profondo significato negativo della nuova legge.

Credo che si debba puntare sul disvelamento della falsità delle affermazioni dei sostenitori del SI per cui questa sarebbe una riforma che renderebbe la giustizia migliore e più efficiente: smentire che influisca sui casi citati nella propaganda del SI: Garlasco, I bambini nel bosco; il processo penale non verrebbe in alcun modo migliorato e questo è certamente un dato che interessa il cittadino.

Dunque, non si tratta di una vera riforma della giustizia, per fare la quale servirebbe un incremento del numero dei Magistrati, del personale di cancelleria, una seria depenalizzazione per ridurre il numero dei reati, un’amnistia o almeno un indulto per ridurre l’arretrato, una sburocratizzazione del processo civile, la riduzione dei costi per il cittadino per accedere alla giustizia.

Questi sarebbero gli interventi utili per il cittadino a fronte di una giustizia che oggi viene vissuta solo come vessatoria e del cui cattivo funzionamento si fa carico esclusivamente alla Magistratura e che può portare ad un’espressione del voto contro la Magistratura.

Dobbiamo, infine, spiegare che anche le questioni tecniche, quali il sorteggio dei membri del CSM, ci devono interessare perché attraverso esse si mira ad indebolire il fondamentale equilibrio tra i poteri dello Stato, così saggiamente previsto dalla nostra Costituzione.

Occorre, poi, smentire che la nuova normativa possa portare ad un processo paritario tra le parti: PM e Avvocato non saranno mai pari nel processo, stanti gli strumenti investigativi a disposizione del PM, salvo i casi in cui l’imputato sia abbiente e si possa permettere costi per la sua difesa che gli altri cittadini non si potrebbero permettere.

A.D.: Le classi popolari hanno ormai scelto l’astensione come forma di protesta o per pura rassegnazione. In che modo la campagna per il NO alla riforma Nordio può trasformarsi da ‘battaglia difensiva’ della magistratura in un’occasione per ripoliticizzare i territori e rimettere al centro il tema dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, che oggi appare sempre più condizionata dal censo?

R.L.: Occorre ricordare ai cittadini che questo referendum è senza quorum e dunque si vince anche con un solo voto in più; questo tende a ridurre la sensazione di inutilità del proprio voto che milioni di cittadini provano in occasione delle tornate elettorali e referendarie con quorum: il mio voto può essere rilevante per mantenere quell’equilibrio costituzionale che, seppur in maniera non sempre condivisibile, ha consentito l’autonomia della Magistratura ed il diritto di ogni cittadino ad avere un trattamento giudiziario pari a quello riservato ad altri cittadini, magari di censo più elevato.

Dunque, non si tratta di una battaglia in difesa della Magistratura, con i suoi vizi ed errori, ma di impedire che la politica controlli l’azione di PM e Giudici e ciò rappresenterebbe un grave rischio per il cittadino che vedrebbe prevalere il controllo dell’Esecutivo sull’autonomia della Magistratura, con risultati francamente pericolosi. Non va, poi, dimenticato che il referendum giustizia si inserisce in un attacco più complessivo da parte del centro-destra che comprende oltre a questo tema, caro da sempre a Forza Italia, anche il premierato, principale obiettivo di Fratelli d’Italia, nonché l’autonomia differenziata, cavallo di battaglia della Lega.

Una vittoria del centro-destra su questo primo tema porterebbe inevitabilmente ad un’accelerazione sugli altri due temi, con definitivo crollo della difesa dei diritti degli ultimi, di quelli che già oggi sono i meno tutelati.

Dunque, NO alla Legge Nordio perché stravolgerebbe la nostra Costituzione, mettendo a rischio l’autonomia della Magistratura.

A.D.: Nelle prossime settimane la pressione mediatica sarà fortissima. Oltre a denunciare i rischi di una ‘magistratura controllata’, su quali punti specifici dovremmo insistere per far capire che questa riforma non accorcerà i tempi dei processi per i piccoli reati o le cause di lavoro, ma servirà solo a indebolire chi deve giudicare i colletti bianchi?

R.L.: Il clima del dibattito sulla questione referendaria andrà sempre di più riscaldandosi, soprattutto ora che il fronte del NO ha recuperato il distacco che inizialmente lo divideva dal fronte del SI.

In questa situazione è probabile che sia la stessa Meloni a politicizzare la contesa, trasformandola, in termini chiari, in un referendum sul suo governo.

Anche questo è un aspetto che dobbiamo tenere presente, anche ricordando il precedente di Renzi, che politicizzò al massimo la vicenda referendaria sino al punto di dire che, in caso di sconfitta, avrebbe abbandonato la politica, cosa che peraltro non fece!

Forse la Meloni non arriverà a tanto, ma certamente farà pesare la sua persona ed il suo intervento a favore del SI. Ed allora, a maggior ragione, conoscendo gli orientamenti e gli obiettivi di Giorgia Meloni, che certamente non muovono in un’ottica di favore per i meno abbienti, dovremo intensificare  il nostro intervento per spiegare a tutti i cittadini che non ci facciamo attirare dalla falsa affermazione che la riforma migliorerà la giustizia; i processi resteranno lunghissimi, con la differenza che aumenteranno i processi per reati di piccola criminalità e legati alla repressione del dissenso e diminuiranno ulteriormente quelli nei confronti dei colletti bianchi (corruzione, peculato ecc.) e ciò sulla base delle scelte che un PM ,al di fuori della cultura della giurisdizione che sino ad oggi aveva accomunato PM, avvocati e Giudici, potrà fare nella sua nuova qualità di avvocato della Polizia: il PM che come avvocato vorrà vincere la causa, avrà, poi, come suo obiettivo, sempre la condanna dell’imputato e non più anche la ricerca di elementi favorevoli all’imputato.

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