Glovo condannata. Contro caporalato, sfruttamento e bassi salari rilanciare la lotta per il salario minimo

Tre giorni fa il Gip di Milano ha confermato il controllo giudiziario per caporalato, ordinato d’urgenza dal pubblico ministero di Milano Paolo Storari, nei confronti di Foodinho la società di delivery del colosso spagnolo Glovo per un semplice motivo: paghe sotto la soglia di povertà e sfruttamento del lavoro.  
Infatti, secondo l’ordinanza, la società “corrispondeva ai rider in stato di bisogno e operanti sul territorio milanese e nazionale (rispettivamente pari a circa 2 mila e 40 mila lavoratori), una retribuzione in alcuni casi inferiore fino al 76,95 per cento rispetto alla soglia di povertà e inferiore fino al 81,62 per cento rispetto alla contrattazione collettiva”. Una retribuzione inaccettabile secondo i magistrati perché viola l’articolo 36 della Costituzione che prevede il diritto a una retribuzione che garantisca una vita dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia.

Parliamo di paghe da 2 a 4 euro l’ora attribuite solo se si fa la consegna ed escludendo le ore di attesa che non vengono riconosciute così come tutti i costi legati alla gestione dei mezzi di trasporto; e in più niente ferie, permessi, assicurazioni per malattia e infortuni

Un modello di sfruttamento diffuso nel food delivery che denunciamo da anni, e che va avanti nonostante le condanne passate ad opera di vari tribunali, caratterizzato da finto lavoro autonomo, paghe da fame e gravi rischi per la sicurezza durante il lavoro.

Una condizione fatta di povertà estrema e di soprusi accettata per la fragilità dei lavoratori coinvolti, spesso migranti ricattabili che devono mostrare di avere un reddito adeguato per il permesso di soggiorno; che per pagare un alloggio e mandare soldi a casa sono costretti a lavorare tutti i giorni senza riposo per 10 o 12 ore al giorno.

La convalida del controllo giudiziario di Glovo, disposto dal Pm Storari, si basa sul riconoscimento che i rider sono da considerare come lavoratori subordinati a tutti gli effetti in quanto la piattaforma ne governava completamente condizioni economiche, tempi e condizioni di lavoro;

Ora l’amministratore giudiziario deve ristabilire legalità e dignità e fare in modo che siano messi in regola tutti i lavoratori oggi occupati e venga modificato il modello, in modo che in futuro non si possano verificare le medesime condizioni.

Siamo di fronte a una sentenza potenzialmente epocale non solo perché afferma sul piano giudiziario che i rider non sono lavoratori autonomi, ma anche perché condanna chiaramente un contratto frutto dell’accordo Assodelivery (che raggruppa Glovo e Deliveroo) con il sindacato filo padronale Ugl.

Ma ora occorre mobilitarsi e vigilare affinché venga superato in tutto il settore un sistema di sfruttamento vergognoso e anche vile perché, remunerando solo i tempi di consegna, scarica il rischio d’impresa sui lavoratori. È come se in un grande magazzino il dipendente fosse retribuito solo per il tempo in cui vende un prodotto.

È tutto il sistema del lavoro delle piattaforme, basato sulla gestione algoritmica del rapporto tra committenza e lavoratore, che va messo in discussione perché maschera, non solo nel caso dei rider, l’esistenza di un rapporto di dipendenza, una zona grigia nella quale la vera cifra è lo sfruttamento.

Son obiettivi imprescindibili l’eliminazione del falso lavoro autonomo, la garanzia per tutte e tutti di salari dignitosi, la conquista di diritti e tutele almeno pari a quelle dei contratti nazionali, la salute e la sicurezza sul lavoro.

Resta decisivo il rilancio della lotta per l’introduzione del salario minimo legale che affronterebbe alla radice il problema delle basse retribuzioni per tutte le lavoratrici e i lavoratori in qualunque settore siano impiegati e indipendentemente dal genere. Ricordiamo al riguardo che la proposta di legge per il salario minimo a 10 euro l’ora presentata da noi come Unione Popolare e sottoscritta da 70 mila cittadine e cittadini, nella decima commissione del Senato non è stata nemmeno discussa complici tutti i partiti di centrodestra e centrosinistra.