Oggi giornali e tv, col tg1 meloniano in prima fila, propagandano come positivo il contratto 2022-24 delle funzioni locali firmato dalla CISL, sindacato oramai filogovernativo e dalla Uil, non dalla Cgil.
Altro che positivo!
In realtà si abbatte sui lavoratori delle funzioni locali una riduzione di stipendio poiché a fronte di un’inflazione che nel triennio ha raggiunto il 17%, le risorse messe dal governo raggiungono a malapena il 6%. Il risultato è che gli stipendi reali si riducono del 10%.
Dati alla mano parliamo di un furto operato dal governo con la complicità dei sindacati firmatari che va dai 1450 ai 3300 euro all’anno per dipendente a seconda dell’inquadramento, dai 111 ai 250 euro al mese per ognuno.
Una vergogna che la Cgil ha fatto bene a non sottoscrivere e che solo delle burocrazie sindacali, che hanno abbandonato totalmente la funzione di difesa dei lavoratori, potevano ratificare. Suona come una durissima sconfessione del loro operato il fatto che la grandissima maggioranza delle lavoratrici e dei lavorati del comparto delle funzioni locali si sia espressa per la non sottoscrizione dell’iniquo accordo.
La cosa è ancora più grave a fronte di una categoria che ha retribuzioni molto basse in assoluto, frutto di decenni di arretramenti e molto distanti dal trattamento riservato ad altre aree dello stesso pubblico impiego.
Per combattere la piaga dei bassi salari, che colpisce milioni di lavoratori di questo e altri settori, avevamo presentato come Unione Popolare una proposta di legge per un salario minimo legale di 10 euro l’ora; su questa battaglia di civiltà abbiamo ricevuto il consenso di decine di migliaia di cittadine e cittadini che l’hanno sottoscritta, ma la commissione del Senato cui è stata assegnata, in spregio delle leggi non l’ha nemmeno messo in discussione, complici tutti i partiti.
Tra questi quelli che, sbagliando in seguito all’inflazione di questi anni, ripropongono una legge per il salario minimo a 9 euro, la cifra che le stesse forze politiche hanno indicato 7 anni fa senza peraltro portare a compimento l’iniziativa legislativa mentre erano al governo.
Il salario minimo resta una proposta indispensabile per difendere retribuzioni tra la più basse d’Europa, in alcuni casi cosi basse da obbligare i giudici a intervenire per salvaguardare il diritto a un salario dignitoso sancito dalla Costituzione.
Naturalmente anche solo per aggiornarla all’inflazione la proposta oggi non può essere inferiore ai 12 euro all’ora agganciati all’inflazione.