Renata Puleo, ex dirigente scolastica
Con questa breve riflessione vorrei contribuire alla campagna referendaria per il NO al nuovo ordinamento giurisdizionale e al riordino dell’organo di autogoverno della magistratura. Oggi, è piuttosto naturale – secondo me – per chi fa parte di gruppi, di associazioni contro la guerra e per il ricorso alla diplomazia nelle controversie fra stati, fra stati e popolazioni, contrapporsi alle manovre repressive del governo, di cui anche questo testo di legge è parte. La diffusione delle soft skill (perseveranza, resilienza, obbedienza, spirito di gruppo, ecc) nella scuola è implementa dalle Forze Armate mediante l’invasiva presenza nelle aule, nelle conferenze di aggiornamento, nei pressanti inviti a presenziare con le scolaresche a esibizioni militari. Tutta questa serie di proposte, insieme ai dispositivi contenuti nell’agenda sicuritaria del Governo, rappresenta un’efficace cornice alla diffusione di un opaco consenso all’addestramento, al disciplinamento che ogni conflitto impone, non solo nei ranghi militari, ma nella stessa società civile. Proprio dedicandomi a segnalare – con i mezzi a mia disposizione – queste pericolose derive, insisto su quanto esse agiscano prepotentemente sulla libertà di insegnamento. Infatti, l’attività ispettiva, divenuta in passato piuttosto silente, oggi si accanisce su insegnanti che insegnano ai loro alunni a pensare, a dire no alle logiche coloniali e genocidarie. Con queste visite il MIM cerca di intimorire i Collegi Docenti, i Dirigenti, gli studenti, mentre diffonde infausti documenti che esaltano le glorie patrie, il coraggio eroico, la superiorità occidentale.
Faccio qualche passo indietro. Nel primo referendum del dopoguerra, il 2 giugno 1946, gli italiani e, per la prima volta alle urne, le italiane scelsero di dire NO alla monarchia, complice del fascismo e codarda dopo l’8 settembre. Si tornò a dire in maggioranza NO nel 1974 perché non fosse abrogata la legge sul diritto al divorzio; nel 1976, malgrado lo scioglimento delle camere voluto dal Presidente Giovanni Leone per impedire il voto, gli italiani dissero NO al mantenimento del reato di interruzione volontaria della gravidanza; e potrei continuare ricordando altri NO: a Matteo Renzi nel 2016, nel 2018. Norme diverse, quesiti posti in modalità non così secca SI/NO, ma stessa volontà di confermare l’impianto democratico del paese. Il17 febbraio, su Il Manifesto è apparsa l’immagine del Ministro Carlo Nordio a lato dell’articolo che denuncia il tracciamento (schedatura, lista di proscrizione?) atto a rendere noti i nomi di coloro che voteranno NO, e dei membri dei comitati a sostegno. Come non vedere in questa curiosità del Ministro della Giustizia una correlazione con l’agenda repressiva di quello degli Interni Matteo Piantedosi? L’uno ex magistrato, l’altro ex prefetto: combinazione di per sé inquietante soprattutto oggi che la Presidente del Consiglio si chiama Giorgia Meloni ed è la stessa Giorgia che militava nelle file della destra in gioventù. Mi autodenuncio: il 23 marzo 2026 voterò NO.