Urbanistica al servizio del cemento: il “Cresci Piemonte” è la vergogna comune

Mentre i palazzi della politica celebrano il “trionfo del dialogo”, il Piemonte assiste alla nascita di un mostro legislativo che profana la sua storia urbanistica. L’approvazione del cosiddetto “Cresci Piemonte” non è la vittoria dell’efficienza burocratica, ma la capitolazione definitiva della pianificazione pubblica di fronte agli appetiti del mercato.

Ciò che colpisce maggiormente è la saldatura indecente tra centrodestra e centrosinistra. In un consiglio regionale trasformato in fiera del compromesso, il PD e la Lega si sono stretti la mano per smantellare i tempi della democrazia e della tutela del bene comune. La riduzione dei poteri della “conferenza di co-pianificazione” e il dimezzamento dei tempi per le varianti non sono “semplificazioni”, sono varchi aperti per chiunque voglia cementificare senza l’ingombro di un controllo rigoroso.

Come recentemente denunciato con forza da Rifondazione Comunista, ci troviamo di fronte a una norma “svuota-regole” che favorisce i grandi investitori privati a scapito della tutela del suolo e della partecipazione dei cittadini.

È l’urbanistica del fatto compiuto, dove il profitto di pochi prevale sul diritto collettivo a un territorio sano.

È un insulto alla memoria di questo territorio. Proprio qui, in Piemonte dove Giovanni Astengo, uno dei padri dell’urbanistica moderna, che insegnò all’Italia come il piano regolatore dovesse essere lo strumento massimo di difesa del bene pubblico contro la speculazione.

Oggi, Cirio, Lo Russo e i loro rispettivi schieramenti calpestano quell’eredità per trasformare i comuni in uffici passacarte al servizio del cemento.

Non c’è nulla di “glorioso” in questo accordo. È il trionfo della vergogna comune: una politica che rinuncia a governare il territorio per limitarsi ad accompagnare la rendita fondiaria. Mentre si sventola la bandiera della crescita, si svende l’ultima difesa rimasta contro il consumo di suolo, in una regione che avrebbe invece un disperato bisogno di rigenerazione c’era e non di nuove colate di cemento “semplificate”.

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