Riprendo un articolo apparso di recente su Transform-Italia a firma di Franco Ferrari dal titolo emblematico: <L’introvabile “soggetto unitario e plurale”>. Il titolo dice tutto. Inutile continuare a pensare che ci sia una qualche possibilità di costruire in Italia un soggetto unitario antiliberista, anticapitalista, antiguerra in alternativa al sistema politico esistente. Un soggetto, sia detto, in cui una forza come Rifondazione Comunista sia parte essenziale. Per l’autore, “dopo vent’anni di tentativi falliti”, bisognerebbe cambiare indirizzo. La strada da intraprendere, come si evince da una serie di altri articoli, sarebbe quella di una “convergenza elettorale per cacciare le destre”, in pratica la scelta di confluire in un’alleanza elettorale col Pd e col campo largo. Ed ancora, in tema di alleanze si evita accuratamente qualsiasi bilancio critico degli ultimi accordi siglati col centrosinistra – vedi l’accordo del 2006 – oltretutto in una condizione di rapporti sicuramente più favorevole rispetto a quelli attuali, accordi che non hanno in alcun modo spostato in avanti la situazione generale. Anzi, è avvenuto il contrario. Dice il nostro: questa “convergenza antidestra … non cancella le differenze politiche e di prospettiva con il Pd”, proprio per questo “l’ipotesi politica più ragionevole è quella di una intesa elettorale”. Dunque intesa elettorale e non più una impensabile intesa programmatica. Il che significa che alla prova dei fatti ognuno va per la sua strada, chi per il riarmo, la guerra, le politiche di austerità chi contro a queste politiche.
E’ chiaro che stando su questo piano, degli accordi a prescindere, la politica precipita in una competizione priva di obbiettivi chiari e distinti, priva di qualsiasi carica trasformativa. Viene meno il senso di una contrapposizione: pace contro guerra, eguaglianza contro disuguaglianza, diritti e dignità del lavoro contro sfruttamento, giustizia sociale contro economia di rapina. Siamo al più completo sprofondamento della strategia politica nella logica delle mere convenienze. Questo approccio mi riporta ad alcune uscite sul web o anche in alcune discussioni politiche: “non importano le differenze programmatiche, noi (ndr sinistra) saremo sempre contro a guerra, contro le privatizzazioni, per i servizi pubblici” o peggio ancora: “non importa se qualche mio compagno di viaggio è liberista, pro Nato, filoisraeliano, io mi dirò sempre comunista, filopalestinese e antiatlantico”. Siamo aldilà da ogni logica politica. Come se il problema delle alleanze o degli accordi elettorali che dir si voglia non fosse più quelle di misurare gli stessi sul piano dei programmi politici, dei rapporti di forza, della possibilità di incidere e di cambiare lo stato di cose presente ma solo quello di eleggere. Entrismo allo stato puro.
Tornando all’autore dell’articolo su Transform a supportare questa collocazione politica ci sarebbe in ogni caso la necessità di contrastare la “forte ascesa globale di estrema destra reazionaria e aggressiva che metterebbe in discussione gli stessi assetti democratici e costituzionali”. D’accordo. Ma non si ferma la destra, non si ferma la caduta della democrazia stando sul terreno della politica politicante, stando “sulla scena” delle istituzioni ma solo se si ferma l’attacco ai diritti sociali fondamentali, se si sta in primo luogo sul terreno della lotta alle disuguaglianze materiali, alla precarietà, alla riduzione dei salari e delle pensioni, alla cultura dominante della guerra. Per questo non può venire meno l’opposizione a forze, tanto di destra che di centrosinistra, che a vari livelli, a livello nazionale e europeo, con le loro politiche liberiste, atlantiche e guerrafondaie hanno provocato e continuano a provocare disastri d’ogni genere.
In tanti a sinistra nel corso degli anni in cui ha imperversato il “pensiero unico” sono stati plagiati dallo slogan nefasto “There is no alternative”. Per noi comunisti, tanto più in tempi di crisi acuta del capitalismo e delle sue forme di rappresentazione, rimane di grande attualità il pensiero di Antonio Gramsci che in lettere dal carcere, esortava a “provare e riprovare”. Un pensiero che si pone in termini antitetici a qualsiasi forma di rassegnazione, di adeguamento. Per questo penso che la politica di sinistra e in particolare quella delle comuniste e dei comunisti debba darsi come compito quella di spezzare la gabbia del bipolarismo rendendo possibile di nuovo l’obbiettivo della trasformazione e del cambiamento.