Da giorni il dibattito pubblico ha un importante focus sui gravi fatti accaduti a Rogoredo (MI) dove, oltre ogni ragionevole dubbio, ciò che è emerso ci parla del fallimento dello Stato.
Le indagini hanno svelato cosa accade realmente nei “non luoghi” come è il “boschetto di Rogoredo”, quelle stesse indagini, che con lo scudo penale alla polizia non si sarebbero nemmeno svolte – ci raccontano di un poliziotto che, invece di svolgere il proprio dovere agiva come un criminale comune, minacciando, ricattando, usando violenza e chiedendo tangenti quotidiane agli spacciatori; si parla di 200 € e 5 grammi di cocaina al giorno.
Un fatto gravissimo che, se da una parte getta discredito su chi in questo Paese ha il dovere di tutelare la cittadinanza, dall’altro, alimenta un mercato criminale per il quale ogni giorno muoiono centinaia di persone.
Tutto ciò è avvenuto, per anni, con la protezione del silenzio complice figlio di un’omertà di corpo che non è più sopportabile e che è arrivata al punto di vedere quattro agenti colleghi di Carmelo Cinturrino in una prima fase prestarsi ad andare in commissariato a prendere uno zaino contenente una pistola finta da apporre, come prova falsa, di fianco al corpo della vittima atta a giustificare l’altrettanto falsa legittima difesa sostenuta inizialmente da Cinturrino e dai suoi colleghi.
Una situazione paradossale che purtroppo se pur estremamente grave non è un caso poi così tanto isolato.
In questo paese i casi di malapolizia sono purtroppo fatto frequente e, per citare solamente alcuni degli episodi più eclatanti basta ricordare GENOVA 2001, CARLO GIULIANI, LA MATTANZA DELLA DIAZ E BOLZANETO, FEDERICO ALDROVANDI, STEFANO CUCCHI, GIUSEPPE UVA, e ancora, LE TORTURE E GLI ABUSI ALL’IPM BECCARIA DI MILANO, e quelli nel carcere “FRANCESCO UCCELLA” DI SANTA MARIA CAPUA VETERE. L’elenco è ancora lungo ma per brevità limitiamoci a questi.
Tutto questo non può e non deve proseguire, lo abbiamo ripetuto più volte ma ora la misura è veramente colma: serve e serve subito una vera riforma della polizia di Stato che isoli i violenti attraverso visite psicologiche a sorpresa compiute da personale non militare, contrasti l’omertà di corpo, renda i commissariati e le caserme luoghi trasparenti e che parta dall’obbligo di quel famoso codice identificativo e della Bodycam su tutte le uniformi.
Infine, ma non certo per importanza, va detto chiaramente: i luoghi come Rogoredo – che sono tanti e sono un problema sociale enorme – sono gestiti dall’alto dalla maggiore impresa criminale presente nel nostro Paese, la mafia e, nello specifico la ‘ndrangheta che al nord, in maniera particolare in Lombardia e in Piemonte ha ormai un impero criminale tale da non poter più nemmeno parlare di “infiltrazione” bensì di “radicamento” mafioso.
È impensabile sconfiggere un problema simile facendo qualche arresto che interessa sempre e solo la bassa manovalanza dello spaccio. Da colpire sono le cosche ndranghetiste che si arricchiscono ripulendo i proventi dello spaccio in attività apparentemente legali. E questo è un compito della politica.
Un ultimo appello, la storia di Rogoredo così come molte altre, è venuta alla luce grazie alle indagini compiute dai magistrati che, allo stato attuale, godono ancora di quell’indipendenza necessaria a compiere il loro lavoro. Immaginiamoci cosa accadrebbe in situazioni simili se, a fronte della vittoria dei SI al Referendum, la magistratura ed il CSM suo organo di controllo finissero per ricevere il bavaglio da parte dell’esecutivo di turno che, in questo caso, ha visto esponenti di governo scandire, almeno in una prima fase, slogan tipo “CON IL POLIZIOTTO SENZA SE E SENZA MA” (Ministro Salvini).
Difendiamo l’indipendenza della magistratura e con essa la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza e i prossimi 22 e 23 marzo VOTIAMO NO!