E’ morto Santapaola, ma il suo sistema economico criminale è più vivo che mai

Tratto dal Blog Terramatta

Benedetto Santapaola, detto Nitto, è morto a 87 anni, nel reparto di medicina penitenziaria dell’ospedale San Paolo di Milano. “U ziu Nitto”, come lo chiamavano in segno di rispetto i suoi affiliati, era detenuto al 41 bis e condannato a 18 ergastoli.  La sua ascesa criminale risale agli anni 70/80 in una Catania che in quel periodo veniva definita “la Milano del Sud”, dove un sindaco, il democristiano Angelo Munzone, subito dopo l’omicidio del giornalista Giuseppe Fava, poteva serenamente dichiarare: “Catania è una città che non ha la mafia. La mafia è a Palermo”.  E si! Perché per anni nessuno – oltre Fava, i suoi carusi e pochissimi altri – si era accorto, o meglio faceva finta di non accorgersene, cha a Catania c’era cosa nostra. E’ grazie a questa complice indifferenza che cresceva la forza criminale e imprenditoriale di Santapaola, il quale da un lato eliminava, con la stessa ferocia dei boss dei cartelli messicani, concorrenti, rivali e oppositori; dall’altro costruiva, con la capacità di un top manager, i rapporti con l’imprenditoria e le istituzioni catanesi. Tutto questo si materializzava nelle foto con prefetti, questori, politici e alti prelati. Storica è la foto che ritrae il boss,  un imprenditore e l’allora primo cittadino di Catania, Salvatore Coco, mentre brindano durante l’inaugurazione di un noto negozio

(foto tratta dall’articolo “L’ultimo padrino di Catania” di Laura Distefano pubblicato LiveSicilia.it il 03.10.2021)

E’ lui che avvia nei fatti il processo di modernizzazione della mafia, facendola diventare da volgare organizzazione criminale ad impresa capace di monopolizzare qualsiasi settore economico: dai trasporti, all’edilizia, dal commercio all’agroalimentare. Il terreno di sperimentazione non fu solo Catania ma l’intero Sud Est siciliano Un ruolo determinate all’interno di questo nuovo “modello di sviluppo” sarà svolto da quell’area grigia fatta di professionisti, banche e imprese.  La stessa  riciclerà, in numerose e svariate attività imprenditoriali, i soldi prodotti illegalmente dal clan Santapaola, ricavandone utili economici e potere.  Questo nuova struttura economica mafiosa, tanto efficiente quanto indecente, contaminerà anche le cosche del siracusano e del ragusano che vedranno in Santapaola il riferimento assoluto e per questo gli saranno grati ospitandolo e proteggendolo durante la sua lunga latitanza.  

Giuseppe Fava fu uno dei pochi a capire e raccontare l’evoluzione, gli intrecci, le complicità, gli interessi economici e le connivenze politiche di questo nuovo “modello di sviluppo”; prima sul “Giornale del Sud” e poi, più compiutamente, su “i Siciliani”. Per questa sua coraggiosa sfrontatezza fu prima ammazzato e poi, da morto, denigrato. Il sistema imprenditoriale-criminale che “u Ziu Nittu” aveva costruito era riuscito a coinvolgere e corrompere un pezzo consistete di quella presunta società civile che invece di ribellarsi e rifiutarlo ci scese a patti, cogliendone le tante opportunità nel gestirlo, ricavandone così profitti, consenso e potere. Fava con  “I Siciliani” aveva individuato il male e ne descriveva la sua metastasi. Era diventato un fastidioso ostacolo da rimuovere, perché in Sicilia, da sempre, chi pone un problema diventa il problema. Ora Santapaola non è più, ma il suo sistema (anche quando lui era in regime di 41 bis) rimane ben saldo e strutturato e governa, senza nessuna vergogna e in modo “perfetto e osceno”, le tante economie del Sud Est siciliano.