L’ennesima aggressione terroristica di Usa e Israele contro l’Iran stravolge la vita di intere popolazioni in Medio Oriente, ammorba mortalmente la natura e l’ambiente, mette a rischio la sicurezza del mondo intero, colpisce la vita quotidiana di milioni di persone, sulle quali si scaricano le conseguenze della guerra permanente, a partire dall’aumento del costo della vita e dall’aumento incontrollato dei prezzi sui beni di prima necessità a seguito della speculazione finanziaria su gas e benzina.
In Sicilia il movimento di lotta contro la guerra e di solidarietà con il popolo palestinese ha indetto otto giorni di mobilitazione, che culmineranno con manifestazioni che si svolgeranno in diversi centri dell’isola. Le più importanti: a Trapani, a due passi dall’aeroporto militare di Birgi, dove convergeranno le realtà della Sicilia occidentale.
Uno schieramento largo che va crescendo di giorno in giorno ha programmato a Catania un corteo cittadino per sabato 14, mentre domenica 15 è organizzato un presidio di massa a Sigonella, al quale hanno già comunicato l’adesione i comitati di solidarietà con il popolo palestinese e contro la guerra della Sicilia orientale e centrale, con la parola d’ordine “NESSUNA COMPLICITA’ CON GUERRA E GENOCIDIO SMILITARIZZIAMO I TERRITORI LIBERE E LIBERI DI LOTTARE”.
La piattaforma di lotta è netta nel legare il no alla guerra con in no all’uso del nostro territorio , che deve essere vietato, in un percorso che rivendica lo smantellamento delle basi militari e dei sistemi militari di Sigonella, Niscemi, del porto di Augusta, dell’aeroporto di Birgi.
Il no alla guerra, al riarmo europeo, alle spese militari, all’economia di guerra viene coniugato sul versante sociale con la difesa dello stato sociale , della sanità, della scuola, del diritto alla casa, del reddito minimo e dell’aumento del salario minimo garantito.
Mentre sul versante dei diritti democratici si ribadisce il no alla leva obbligatoria, alla criminalizzazione del dissenso alla libertà di espressione, all’unità del paese, alla salvaguardia di diritti uguali al nord e al sud e senza differenze territoriali o di censo, alla manomissione della Costituzione.
La volontà è quella di costruire l’alternativa di una umanità che riconosca e difenda la libertà l’autodeterminazione di tutti i popoli, dalla Palestina al Kurdistan, da Cuba al Venezuela.
Di seguito l’appello:
