Leggete e inorridite. Quello che è emerso dall’ultimo Consiglio Supremo di Difesa non è un documento politico, ma un certificato di sottomissione coloniale firmato dai vertici della Repubblica italiana. Sotto i soffitti affrescati del Quirinale, tra velluti e protocolli, si è consumata l’ennesima recita a soggetto di una classe dirigente che ha smarrito ogni briciolo di dignità nazionale, preferendo il ruolo di zerbino della geopolitica atlantista alla tutela della verità, del diritto internazionale e dei propri cittadini.
La semantica del servilismo: Aggressioni e “Azioni”
Il comunicato è un capolavoro di ipocrisia linguistica. Quando si parla della Russia, il linguaggio si fa netto: “irresponsabile aggressione”. Ma quando i missili portano il marchio di fabbrica di Washington o Tel Aviv e colpiscono l’Iran, la mano dei redattori trema, la voce si fa fioca. L’attacco frontale contro uno Stato sovrano viene derubricato a mera “azione militare” in un tripudio di cialtroneria. Questa asimmetria terminologica non è un dettaglio burocratico; è la prova provata di una parzialità che acceca e irrita l’intelligenza altrui. Si condanna l’Iran per il rischio di armi nucleari – un’accusa che persino l’Agenzia Internazionale per l’atomica, ha ripetutamente smontato come infondata – mentre si tace colpevolmente sul fatto che l’unica vera minaccia nucleare (e non dichiarata) nella regione risieda proprio in chi quella “azione” – aggressione l’ha scatenata.
Il silenzio sui carnefici
Il passaggio sulle vittime civili raggiunge vette di cinismo intollerabili e stomachevoli. Si citano i bambini, si cita la strage della scuola di Minab, definendola correttamente “inaccettabile”. Ma il Consiglio Supremo di Difesa omette con cura di nominare i responsabili. Chi ha sganciato quelle bombe? Chi ha trasformato una scuola in un cimitero? Il silenzio del Quirinale e del Governo è un assordante raggiro. Non si vogliono offendere i “Paesi amici”, non si vuole irritare il padrone. È la morale del pavido: piangere il morto senza mai osare guardare in faccia l’assassino.
La presa in giro della “Non Partecipazione”
Il punto più grottesco del documento riguarda il coinvolgimento italiano. Con una faccia tosta senza precedenti, il Consiglio dichiara che “l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra”. Una menzogna smentita poche righe dopo, quando si dà il via libera all’uso delle basi militari sul territorio nazionale per le operazioni statunitensi. Sostenere di essere fuori dal conflitto mentre si offrono i propri aeroporti e la propria logistica delle basi NATO come trampolino di lancio per i bombardamenti in Medio Oriente è un insulto all’intelligenza dei cittadini. Siamo di fronte a una banda di volenterosi complici che tentano di nascondersi dietro un paravento giuridico fatto di “supporto tecnico-logistico”. La realtà è un’altra: le nostre infrastrutture sono state declassate a succursali estere della strategia bellica altrui, ben al di là dei trattati e della stessa extraterritorialità conclamata.
Servi sciocchi di un disegno altrui per curare i loro interessi contro i nostri
Questo comunicato sancisce il fallimento di una politica estera autonoma. Tra “smidollati” che non sanno dire di no e “servi sciocchi” che rincorrono interessi strategici non nostri, l’Italia si ritrova trascinata in una spirale di violenza di cui pagheremo le conseguenze economiche, energetiche e di sicurezza.
La sicurezza di Israele viene anteposta a ogni logica di equilibrio, e gli interessi statunitensi sovrapposti a quelli di chiunque altro, mentre il regime di Teheran (che non ci piace, a scanso di equivoci) viene demonizzato per coprire le responsabilità di chi ha deciso di incendiare definitivamente il quadrante mediorientale. Questi vertici dello Stato meritano solo il disprezzo di chi crede ancora che la sovranità nazionale non sia una merce di scambio, ma un dovere di quella Carta Costituzionale nata dalla lotta di liberazione dal nazi-fascismo.