Inchiesta Procura di Messina. Partito della Rifondazione Comunista: basta caporalato digitale, serve il CCNL per i rider

L’inchiesta della Procura di Messina sulla società MyLillo squarcia il velo su una realtà di sistematico sfruttamento ai danni dei rider: lavoratori privi di tutele, esposti a rischi costanti e costretti a operare in qualsiasi condizione climatica per compensi irrisori.

Ciò che emerge è un vero e proprio sistema di caporalato digitale e schiavitù, dove algoritmi e pressioni umane impongono ritmi insostenibili, con minacce dirette in caso di malattia o infortunio. Le intercettazioni diffuse, in cui l’amministratore delegato invita una dipendente in malattia a licenziarsi, sono lo specchio di uno squallido modello aziendale privo di etica.

“Il quadro che emerge dalle indagini è drammatico. Umiliare tutti lavorator3 e cercare di ottenere, carpendole in un momento di fragilità, le dimissioni di una lavoratrice perché infortunata sul lavoro. Tutto questo denota un’assenza totale di umanità: stiamo tornando alla modalità usata dagli antichi caporali con metodi tecnologici”, dichiarano Antonio Currò e Tania Poguisch, cosegretari del circolo P. Impastato di Rifondazione Comunista Messina e continuano: “dalla spregiudicatezza delle parole dei vertici aziendali traspare una pericolosa sensazione di impunità, come se il profitto potesse porsi al di sopra della legge e della dignità contro ogni logica di tutele sociali e sindacali.”

Le indagini messinesi seguono il solco già tracciato dalla Procura di Milano nei confronti di colossi come Glovo e Deliveroo, confermando l’insostenibilità del modello basato sul lavoro autonomo e a Partita Iva. Un sistema progettato per estrarre profitto calpestando diritti basilari, come il diritto alla salute o alla sicurezza sul lavoro.

“L’unica reale garanzia per questi lavoratori è l’applicazione di un Contratto Collettivo Nazionale come già avviene per i dipendenti di Just Eat,” proseguono Antonio Currò e Tania Poguisch.  Attraverso lo strumento contrattuale si attivano tutele legali e previdenziali che il regime di autonomia nega. Non a caso, dove c’è contratto, c’è una maggiore presenza sindacale e, di conseguenza, più protezione e controlli.”

In conclusione, i cosegretari ribadiscono la necessità di non abbassare la guardia:

“È fondamentale che le indagini proseguano per far emergere ogni sacca di sfruttamento nel territorio. Esortiamo lavorator3 a denunciare e a scegliere la via della sindacalizzazione. L’esperienza di Just Eat a Messina traccia una strada che lavorator3 devono seguire: dove il sindacato è forte, i lavoratori acquisiscono consapevolezza, coscienza e diritti. Requisiti fondamentali per creare reti virtuose attraverso una costante presenza sindacale per tenere sotto controllo qualsiasi tentativo possa incrementare il famigerato caporalato digitale, in questa fase in costante sviluppo laddove, appunto, non ci sono tutele e denunce sindacali.”

Antonio Currò e Tania Poguisch – Cosegretari Circolo “P. Impastato” PRC Messina

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