Rifondazione: la parola torni alle iscritte e agli iscritti

Ieri diversi dirigenti dell’area Acerbo si sono scagliati contro chi, come il giornalista Paolo Hutter,  nei social ha osato dire una semplice verità:  “Rifondazione Comunista ha deciso, a maggioranza risicata (del Comitato politico nazionale) di cercare di entrare in coalizione col centrosinistra”. Così una compagna della segreteria nazionale: “Ma il documento lo hai letto? O abbiamo problemi di comprensione dei testi scritti?”. Così un compagno del Cpn: “Le caricature delle posizioni altrui, compagno Hutter, non fanno bene a nessuno”. 

Aspettiamoci che parta l’attacco anche al Manifesto che a conclusione di un breve report sul CPN scrive: “Da qui la decisione storica di aderire alla coalizione di centrosinistra. Non succedeva dal 2008”.

È esattamente quello che è successo. Si è clamorosamente smentito quanto affermato nel documento approvato dal Congresso: “…Non si pone quindi il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo sia perché esso così com’è non è in grado di rappresentare un argine alla destra, sia perché stante la nostra debolezza saremmo sostanzialmente ininfluenti.” E si è proposta di fatto l’alleanza col campo largo

Ringraziamo il Manifesto perché ci ricorda la portata storica di un evento che rischiamo di sottovalutare noi stessi: l’avvio di un percorso che porterebbe alla fine di un progetto, quello del Partito della Rifondazione Comunista, nato per costruire un’alternativa sia agli estremismi settari che alle socialdemocrazie.

Non spendo una parola su quelli della maggioranza che non si fanno scrupoli a scrivere (sui social) che la decisione è stata assunta a larghissima maggioranza. I numeri parlano da soli: il documento del segretario è passato con una risicatissima maggioranza di 89 voti a 80 con 7 compagn* del doc 2 assenti per motivi di lavoro o salute e uno sospeso.

Quello che può apparire incredibile è la reazione rabbiosa verso chi non fa che dire oggettivamente ciò che è accaduto, che svela semplicemente che il re è nudo.

La spiegazione, pur difficile da credere per chi è intellettualmente onesto è la seguente. Si avanza la proposta politica di lavorare per costruire un’alleanza col centrosinistra (per pudore chiamata Fronte Democratico per la Costituzione) che naturalmente impegnerà tutto il partito in iniziative con i partiti della coalizione da subito. Viene raccontata la favola che alla fine del percorso si verificherà se c’è l’accordo, altrimenti ci si presenterà autonomamente come Rifondazione. Per questo viene rifiutata la richiesta avanzata di fare, come previsto dallo statuto, una consultazione degli iscritti subito (prima dell’avvio di quel percorso) e si promette che la consultazione avverrà due o tre mesi prima delle elezioni.

Trovo incredibile che, anche dopo l’esperienza con Santoro, ci siano compagne e compagni che credano si possa lavorare un anno a costruire una proposta politica e poi cambiare il giorno prima delle elezioni. Fare la consultazione poco prima delle elezioni come scritto nel documento approvato dal Cpn, non lascerà agli iscritti altra possibilità che prendere atto di un fatto compiuto

Ancora più incredibile che dopo aver perseguito un progetto che tradisce la storica collocazione alternativa del nostro partito, e così persa per strada buona parte de* compagn* ed elettrici/ori, come già avvenuto nelle regioni dove ci siamo alleati col Campo largo, si presti fede all’idea che ci sia la possibilità e lo spazio politico per presentarsi alle elezioni come Rifondazione Comunista.

La consultazione delle iscritte e degli iscritti va fatta subito per decidere se si vuole lavorare a costruire l’alleanza col centrosinistra/campo largo o impegnarsi per unire in una coalizione contro la guerra e il neoliberismo tutte le soggettività che non pensano che i partiti che sostengono la guerra e le politiche neoliberiste possano raccogliere la speranza di cambiamento emersa nelle lotte contro il genocidio di Gaza e nel no al referendum.

IL tempo è ora! Qualsiasi rinvio sottenderebbe la volontà di impedire l’esercizio di un diritto democratico sancito dallo statuto e normato dallo stesso che prevede che la consultazione è un diritto delle iscritte e degli iscritti sancito e normato nello statuto il quale prevede che: “...Tali consultazioni sono effettuate quando richiesto dalla maggioranza assoluta del Comitato politico nazionale o da un decimo del partito a livello nazionale, in almeno tre regioni”.

Se si vuole bene a questo partito restituiamo la parola alle compagne e ai compagni.