Quando Cuba accolse 25mila bambini ucraini e bielorussi dopo il disastro di Chernobyl

La mattina del 26 aprile 1986 un reattore della centrale nucleare situata in quella che oggi è l’Ucraina del nord esplose, scatenando un incidente nucleare destinato a diventare il più letale della storia. A Chernobyl, città situata nell’Ucraina settentrionale, a 130 chilometri a nord di Kiev, la capitale, e a 20 chilometri dalla centrale nucleare il cui reattore causò il peggior disastro nucleare della storia il 26 aprile 1986.

Un esperimento, non adeguatamente supervisionato, innescò una reazione incontrollata, causando una fuoriuscita di vapore. Lo strato protettivo del reattore venne distrutto e circa 100 milioni di curie di radionuclidi furono rilasciati nell’atmosfera. Parte delle radiazioni si diffuse in tutta l’Europa settentrionale e raggiunse la Gran Bretagna. I dati forniti dalle autorità all’epoca indicavano che 31 persone morirono a seguito dell’incidente.

Il disastro contaminò un’area di circa 140.000 chilometri quadrati dove vivevano circa 7 milioni di cittadini sovietici, causando un’ondata di malattie legate alle radiazioni nel territorio, che comprendeva parti di tre repubbliche dell’URSS: Ucraina, Russia e Bielorussia. (1) Più di 100.000 cittadini ucraini furono evacuati dalle aree circostanti il ​​sito del reattore; e Chernobyl e altre regioni vicine rimasero disabitate per un anno dopo l’incidente. (2)

Nel febbraio 1990 il Comitato centrale del Komsomol (Unione giovanile comunista) dell’Ucraina lanciò un appello internazionale per assistenza di bambini vittime di Chernobyl.

La risposta di Cuba alla richiesta di assistenza internazionale da parte dell’Unione Sovietica fu immediata. Mentre Cuba era colpita dalla crisi economica del periodo speciale, il Lider Maximo Fidel Castro accolse questi bambini ucraini privi di cure nel loro paese di origine, assieme alle loro madri disperate.

All’inizio del 1990, specialisti cubani si recarono in Ucraina per valutare la portata del problema e il tipo di aiuto che si poteva fornire. Le autorità mediche e politiche che accompagnavano gli esperti in visita hanno individuato la necessità di fornire assistenza a un maggior numero di pazienti, e pertanto si è deciso di ampliare questa collaborazione.

Tuttavia, accanto ai gradini dell’aereo IL-62, il Governo Rivoluzionario annunciò la sua disponibilità ad accogliere non meno di 10.000 neonati per fornire loro cure altamente specializzate. (3)

Cuba ha offerto al mondo un’incredibile storia di solidarietà, dignità e umanesimo quando, il 29 marzo 1990, il Comandante in capo Fidel Castro Ruz accolse all’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana il primo gruppo di 139 bambini affetti da diverse malattie onco-ematologiche, colpiti dalla più grande catastrofe nucleare della storia dell’umanità fino ad allora, avvenuta quattro anni prima nel reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, nell’allora Repubblica Socialista Sovietica Ucraina.

Il primo gruppo è stato curato presso l’Istituto di Ematologia della capitale e presso il Servizio di Oncologia dell’Ospedale Pediatrico Universitario Juan Manuel Márquez.

Poiché gli ospedali pediatrici dell’Avana erano insufficienti, venne utilizzato il villaggio turistico di Tararà – 11 km quadrati con 850 metri di spiaggia, a circa 27 km dalla capitale – trasformandolo in un ospedale pediatrico d’avanguardia per trattare leucemie, tumori e patologie dermatologiche legate al disastro. Questo quartiere si estende su una superficie di 11 chilometri quadrati e comprende 520 abitazioni, strutture ospedaliere e uffici amministrativi. Vanta inoltre 850 metri di spiaggia incontaminata di sabbia bianca, sede, secondo il celebre scrittore americano Ernest Hemingway, del “miglior molo dell’Avana” per la pesca.

Lo storico e filosofo marxista britannico Eric Hobsbawm, dopo il suo primo viaggio a Cuba nell’estate del 1960, parlò di “cuba-utopismo”, specificando con questo neologismo che «non è la dottrina, ma l’empirismo che sta trasformando Cuba in un Paese socialista». Non è un caso che quando, nel giugno del 1990, iniziarono ad accogliere bambini provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina, gli abitanti de L’Avana offrirono volontariamente il loro tempo e il loro entusiasmo per riparare tutte quelle case di Tararà. La mobilitazione spontanea della società cubana si affermò come “processo di energia sociale” con una proiezione collettiva.

Iniziò così l’inedito programma cubano di assistenza medica completa per i bambini colpiti da quel disastro atomico, nonostante il fatto che la più grande delle Antille stesse entrando in una profonda crisi economica all’inizio degli anni ’90 a seguito del crollo dell’ex blocco socialista dell’Europa orientale, un’influenza dalla quale nemmeno l’Unione Sovietica stessa poté sottrarsi, e che si disintegrò pochi mesi dopo, e del blocco economico, commerciale e finanziario criminale, opportunamente intensificato, imposto dal governo degli Stati Uniti contro il popolo cubano.

Nacque così il programma umanitario più lungo della storia dell’umanità: il Programma “Bambini di Tarará”.

I servizi medici del programma completo erano strutturati su tre livelli di assistenza:

– Il livello primario, assistenza medica completa offerta a domicilio dai medici di famiglia e dagli infermieri, trattamenti organizzati in diverse aree cliniche, dove partecipano anche psicologi, traduttori e altri specialisti medici.

– Il livello di assistenza secondaria presso le strutture dell’Ospedale Pediatrico Tarará, con le sue aree di ricovero e di trattamento.

– Il livello terziario con i servizi ricevuti in diversi ospedali pediatrici della capitale, istituti e centri specializzati e tecnologie all’avanguardia, come: l’Istituto di Ematologia e Immunologia, il Centro Cardiologico dell’Ospedale Pediatrico William Soler, il Centro Internazionale per la Riabilitazione Neurologica (CIREN) e il Centro di Istoterapia Placentare, tra gli altri.

La natura intersettoriale, con la partecipazione di diverse agenzie e istituzioni statali cubane, ha permesso lo sviluppo di questa attività con successo.

Il programma consentiva la diagnosi di pazienti affetti da disturbi del sistema endocrino, prevalentemente iperplasia tiroidea. Seguivano, in ordine di frequenza, i disturbi dell’apparato digerente, le linfoadenopatie benigne, le patologie dell’orecchio, del naso e della gola e, in misura minore, le patologie cutanee, tra cui vitiligine, alopecia e psoriasi.

Tra le patologie oftalmologiche, prevalevano i disturbi refrattivi, e i pazienti con alterazioni cardiovascolari, principalmente con soffi cardiaci funzionali, e in misura minore con cardiopatie funzionali.

Cuba è stato l’unico paese ad aver organizzato un programma sanitario completo, massiccio e gratuito per la cura dei bambini colpiti dall’incidente di Chernobyl, sviluppato in oltre due decenni. Tra il 1990 e il 2016, ha curato 26.114 persone colpite dalle radiazioni, di cui circa 23.000 bambini, per aiutarle a riprendersi dalle terribili conseguenze lasciate da quel disastro nucleare. (4)

La scienza medica cubana più avanzata fu messa al servizio dei malati: medici, psicologi, infermieri, assistenti, insegnanti, istruttori sportivi e altro personale, che si dedicarono interamente alla cura di questi bambini.

Il 28 novembre 1997, in un discorso pronunciato da Fidel in occasione della chiusura del VI Seminario Internazionale sull’Assistenza Primaria, egli affermò:

“Solo Cuba si è presa cura di più bambini provenienti da Chernobyl di tutti gli altri paesi del mondo messi insieme. I principali media del Nord non ne parlano. Quasi quindicimila bambini! Anche noi abbiamo acquisito una certa esperienza in questo campo.”

Centinaia di vite furono salvate e migliaia di persone trovarono conforto sul suolo cubano. “La rinascita di un bambino è straordinaria; questo è accaduto grazie a Cuba” – ha dichiarato a Granma International la madre ucraina Svieta Saulasky 20 anni dopo l’incidente. “Nessun Paese ci ha aiutato come Cuba” – ha affermato la dottoressa ucraina Elena Topka, nella stessa data, presso il campo di Tarará.

L’esperienza di Cuba nell’assistenza medica ai bambini di Chernobyl ha permesso loro di fornire consulenza e assistenza medica ad altre comunità bisognose. Tra queste, 53 pazienti brasiliani colpiti dalla manipolazione di una sorgente radioattiva di Cesio-137 nella città di Goiânia.

Il programma cubano di assistenza medica completa per i bambini colpiti dall’incidente di Chernobyl è un esempio di ciò che un Paese, anche piccolo e in via di sviluppo, può fare quando, a prescindere dalle sue risorse economiche, possiede un capitale umano capace di affrontare le situazioni più diverse e complesse in ambito sanitario, sia sull’isola che in altre nazioni.

Vale la pena ricordare che Cuba, vessata politicamente ed economicamente da una superpotenza come gli Stati Uniti, è stata in grado di strutturare il primo modello statale di cooperazione medico-umanitaria – le Brigate mediche internazionaliste – inviando 407.419 operatori sanitari in 164 Paesi fornendo assistenza medica per curare milioni di persone in situazioni di guerra o di emergenza sanitaria. (5)

E’ giusto sottolineare che ciò è potuto accadere grazie all’avvento della Rivoluzione cubana. Come affermò Fidel Castro durante un intervento speciale il 16 aprile 2001, in occasione del 40° anniversario della proclamazione del carattere socialista della Rivoluzione: “Senza il socialismo, 19.000 bambini e adulti provenienti dalle tre Repubbliche colpite dall’incidente nucleare di Chernobyl nel 1986 non avrebbero ricevuto assistenza a Cuba, la maggior parte dei quali durante il Periodo Speciale (…).”

La Rivoluzione cubana, con il suo altruistico aiuto medico ai bambini di Chernobyl, è l’espressione di una colossale volontà politica di salvare una vita, ovunque essa si trovi, e di principi fondati sulla solidarietà e sullo sviluppo di una coscienza umanistica nell’uomo, che ben si accorda con il proverbio latino di Publio Terenzio l’Africano, il quale, nel lontano 165 a.C., espresse: “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (“Io sono un uomo, nulla di umano mi è estraneo”).

In questi ultimi anni è stato prodotto un documentario dal titolo Tararà, sulla vicenda. Diretto da Ernesto Fontan, e prodotto da Espacio de la Fraternidad Argentino-Cubana e Carbono Films, Tarará racconta la storia che lega il disastro nucleare di Chernobyl con Cuba. Il documentario racconta di due, Alexandr e Vladimir, dei 26000 bambini arrivati ​​a Cuba a partire dal 1990, con diverse patologie soprattutto onco-ematologiche, che gradualmente si sono ripresi a Tararà. Si parla anche di persone come Aleida Guevara, figlia di del guerrigliero argentino-cubano Ernesto Che Guevara, del cantante Silvio Rodríguez, dello scrittore Roberto Fernández Retamar e di altri.

Un comunicato stampa ha così dichiarato: “Tarará cerca di essere un inno all’umanità, per rafforzare i valori della fratellanza e della solidarietà. Insomma: è un film d’amore. Di amore al prossimo, a chi ha bisogno di aiuto.”

Spesso questo titanico sforzo della medicina cubana viene omesso nel dibattito mediatico attuale per non incrinare la narrazione geopolitica dominante, secondo la quale l’isola sarebbe una “dittatura” crudele. Sebbene alcune figure influenti su questo pianeta cercano costantemente di ignorare, mettere a tacere o delegittimare l’enorme lavoro di Cuba nella creazione di un sistema umanistico di medici, la storia grida la verità: Cuba non offrì solo retorica, ma cure e speranza a oltre 25.000 bambini di Chernobyl, accogliendo le vittime di un’Ucraina ferita quando il resto del mondo – di stampo capitalista e liberale – preferiva voltarsi dall’altra parte.

Mentre il silenzio assordante dell’apparato mediatico italiano e internazionale italiani stende un velo di amnesia su una delle più grandi prove di umanità del secolo scorso, nessuno potrà mai negare nel futuro che Cuba ha permesso la guarigione e la riabilitazione di migliaia di bambini, molti dei quali avevano visto le proprie speranze infrangersi o si erano visti negare le cure altrove nel mondo.

“La verità è come una radice che spacca il cemento dell’omissione: puoi calpestarla, coprirla o ignorarla, ma troverà sempre la forza di emergere tra le crepe del silenzio per reclamare la luce.”

(1) https://actualidad.rt.com

(2) http://www.fidelcastro.cu

(3)http://www.fidelcastro.cu

(4)http://www.cuba.cu

(5) http://www.granma.cu

Il video con il trailer del documentario Tararà è il seguente: https://www.youtube.com/watch?v=gpInatAN6ww

Fonti:

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