Incontro Lula-Trump del 7 maggio

L’incontro del 7 maggio fra i presidenti Lula e Trump è importante sia per i contenuti specifici sia perché sgombra il campo da molte tensioni. Attraverso tre articoli di taglio diverso può essere utile farsi una idea dei tempi trattati. Inoltre Lula ha tenuto una conferenza stampa in cui informa dell’andamento del lungo colloquio e di cui riassumo qualche informazione al termine di questa scheda.

*Laís Gouveia, Amorim vê mudanças de clima entre Brasil e EUA: “Humor mudou”, “Brasil 247”, 8.05.2026

Il Consigliere Speciale per gli Affari Internazionali della Presidenza, Celso Amorim, ha dichiarato che il clima politico tra Brasile e Stati Uniti è cambiato dopo l’incontro tra il Presidente Lula e il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tenutosi giovedì 7 maggio alla Casa Bianca.

L’informazione proviene da CNN Brasil. In un’intervista con l’emittente, Amorim ha valutato che l’incontro, durato circa tre ore, ha avuto un esito “molto positivo” e ha contribuito a creare le basi politiche affinché i due paesi possano progredire nei colloqui su diverse tematiche delle relazioni bilaterali. “Questo è ciò che i capi di Stato dovrebbero fare. L’atmosfera è cambiata e gli accordi nasceranno dalle conversazioni tra ministri e tecnici”, ha affermato Amorim.

Per l’ex cancelliere, che è uno dei principali consiglieri di Lula in materia di politica estera, l’incontro ha avuto un’importanza politica perché ha aperto la strada a successivi negoziati. Secondo Amorim, il riavvicinamento tra i due presidenti consente ai settori tecnici dei governi di proseguire i negoziati commerciali e diplomatici. Il consigliere ha inoltre affermato che la strada tra Brasile e Stati Uniti “è spianata”. La valutazione indica che, dopo un periodo di relazioni tese e critiche pubbliche tra Lula e Trump, i due governi ora godono di un clima più favorevole al dialogo. Dopo l’incontro, Lula ha dichiarato di aspettarsi la rimozione dei dazi che ancora gravano sui prodotti brasiliani esportati negli Stati Uniti ed ha anche affermato di essere disposto a negoziare con Washington un accordo sullo sfruttamento  di elementi delle terre rare in territorio brasiliano. Da parte statunitense Trump ha elogiato Lula e ha definito l’incontro positivo. Il presidente degli Stati Uniti ha anche accennato alla possibilità di accordi commerciali a medio termine, sebbene i dettagli debbano essere discussi in seguito dai ministri e dai team tecnici. Il colloquio alla Casa Bianca è stato interpretato da Amorim come un gesto in grado di stemperare le tensioni e riorganizzare l’agenda bilaterale.

L’incontro ha avuto anche un peso simbolico, in quanto ha riunito due leader che avevano mantenuto un rapporto considerato difficile. L’immagine dei presidenti sorridenti durante l’incontro è stata diffusa tra le aspettative che il dialogo potesse produrre risultati concreti nei prossimi mesi.

Tra i temi che dovrebbero rimanere sul tavolo ci sono i dazi commerciali, gli investimenti, la cooperazione economica e l’eventuale partecipazione degli Stati Uniti a progetti relativi alle terre rare in Brasile. Questi minerali sono considerati strategici per settori come la tecnologia, l’energia e la difesa. Il discorso di Amorim suggerisce che il Planalto vede l’incontro come un primo passo verso il riavvicinamento, e non come la conclusione dei negoziati. D’ora in poi, spetterà ai ministri e ai tecnici di entrambi i paesi trasformare il nuovo contesto politico in accordi specifici.

Anche senza annunci immediati di misure concrete, il governo brasiliano ritiene che l’incontro abbia stabilito un punto di partenza per un rapporto con meno scontri pubblici e più negoziati diretti.

*Tereza Cruvinel, Na Casa Branca, Lula fez barba, cabelo e bigode, “Brasil 247”, 8.05.2025

L’innegabile successo dell’incontro tra il Presidente Lula e Donald Trump ha superato le aspettative dello stesso governo brasiliano e ha persino vinto la cronica ostilità dei media mainstream nei suoi confronti. Trump, solitamente burbero, si è dimostrato più che cordiale, non c’è dubbio: ha steso il tappeto rosso e ha accolto il visitatore con un sorriso e una calorosa stretta di mano. Ha accettato senza problemi la richiesta di non tenere una conferenza stampa nello Studio Ovale all’inizio dell’incontro, temendo una di quelle imboscate che Trump aveva già teso ad altri. Dopo la visita, sui social media, Trump ha definito Lula “molto dinamico” e, in seguito, un “bravo uomo” e “una persona intelligente”. Venerdì scorso, a quanto pare, ha concluso la telefonata con Lula con un insolito “Ti amo”, un segnale del clima che si sarebbe respirato alla Casa Bianca.

Il galateo diplomatico sembra inutili, ma esso ha un  valore semiotico, come indicatore delle disposizioni soggettive degli attori. Da tutto ciò è scaturito quello che il Presidente Lula ha definito “un passo importante verso il consolidamento della relazione storica e democratica che il Brasile ha sempre avuto con gli Stati Uniti”. Musica per le orecchie della élite nazionale, che pone la relazione con gli Stati Uniti sull’altare di questioni che non permettono a nessun governo di compromettere.

Non è stato annunciato nulla di concreto, potrebbe dire l’opposizione. Pura assurdità. Trump non ha nemmeno parlato contro il Pix (strumento di pagamento istantaneo gratuito gestito dalla Banca Centrale) o di classificare le organizzazioni criminali brasiliane come narcotrafficanti. Non è necessario spiegare qui cosa significherebbe. Vittoria per Lula. Quando la conversazione ha iniziato a inasprirsi a causa dei dazi, Lula ha affermato di aver proposto la creazione di un gruppo di lavoro per risolvere la questione entro 30 giorni. C’è molto da definire in questo ambito: i dazi ancora in vigore, che pesano soprattutto su acciaio e alluminio, e l’indagine, basata sull’articolo 301 della legge commerciale brasiliana, sulle presunte pratiche commerciali sleali del Brasile. Per quanto riguarda le terre rare, Lula non ha promesso l’esclusiva agli Stati Uniti, ha anzi detto di essere aperto verso tutti i paesi e si è mostrato aperto alla partecipazione di aziende americane (e di qualsiasi altro paese) allo sfruttamento, a condizione che l’intero processo di trattamento e raffinazione avvenga in Brasile, generando tecnologia, posti di lavoro, valuta estera. Lula desiderava raggiungere rapidamente un accordo di cooperazione per combattere congiuntamente la criminalità organizzata, coinvolgendo anche altri paesi delle Americhe. Ciò non è avvenuto, ma si è concordato di creare un altro gruppo di lavoro a tale scopo. Qui in Brasile, si dice spesso che quando il governo non vuole risolvere un problema, crea un gruppo di lavoro. Non credo che questo valga per i gruppi approvati durante l’incontro alla Casa Bianca.

Ovviamente, l’amministrazione Trump ha molti altri problemi sul tavolo, in particolare l’inutile guerra che essa stessa ha scatenato con l’Iran, ma la diplomazia brasiliana, come mi ha detto oggi un diplomatico, lavorerà a stretto contatto per garantire che il lavoro dei gruppi tematici proceda, attraverso incontri di persona o a distanza fra le controparti.   Tutto ciò che è stato discusso, in totale trasparenza, è nell’interesse nazionale. Ciò non significa che non ci siano vantaggi elettorali. Sia per Trump, che soffre di impopolarità e dovrà affrontare le elezioni parlamentari a fine anno, sia per Lula, che tenterà la rielezione, ha bassi indici di gradimento e, secondo i sondaggi, è attualmente tecnicamente impattato con Flavio Bolsonaro. Molto altro si può dire e capire da questo incontro, una vittoria del pragmatismo bilaterale (al di là dell’esistenza o meno della cosiddetta “chimica”). E della diplomazia presidenziale, che molti considerano dilettantesca  da parte di Lula, contando i giorni che ha trascorso fuori dal paese. Tutti i viaggi erano nell’interesse nazionale, ma con questo ha centrato il suo obiettivo più importante in questo ambito.

*Luis Mauro Filho, Encontro entre Lula e Trump reforça relação Brasil-EUA, diz consul americano, “Brasil 247”, 8.5.2026

L’incontro tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è stato citato dal console generale americano a Rio de Janeiro, Ryan Rowlands, come un segno di rafforzamento delle relazioni tra Brasile e Stati Uniti. Questa informazione proviene da Valor Econômico. Le dichiarazioni sono state rilasciate venerdì 8, durante una cerimonia per commemorare il 250° anniversario dell’indipendenza degli Stati Uniti, tenutasi a bordo della portaerei USS Nimitz, ormeggiata a Rio de Janeiro. L’evento si è svolto il giorno successivo all’incontro tra Lula e Trump alla Casa Bianca.

Secondo Rowlands, la partnership tra i due paesi ha un impatto diretto sulla sicurezza regionale e sulla lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo. “La nostra partnership rende questo emisfero più sicuro, più prospero e più libero”, ha affermato il console generale. A suo avviso, Brasile e Stati Uniti mantengono profondi legami culturali, nonché una relazione basata su valori democratici e interessi comuni. Ha sottolineato che la cooperazione bilaterale può generare benefici economici, tecnologici e militari per entrambe le parti.

«Cerchiamo una partnership economica, investimenti reciproci, sviluppo tecnologico, rispetto tra le nostre forze armate e una relazione che riconosca che, sebbene gli interessi delle nostre nazioni siano distinti, la nostra collaborazione ci offre un enorme potenziale di reciproco beneficio», ha dichiarato Rowlands. L’incontro tra Lula e Trump ha affrontato temi come le terre rare e i negoziati sui dazi imposti dagli Stati Uniti. I due governi hanno fissato un termine di 30 giorni per far progredire i colloqui. Questioni considerate più delicate, come Pix e la possibile equiparazione di fazioni criminali a organizzazioni terroristiche, sono state escluse dalla conversazione incontro.

L’incaricato d’affari degli Stati Uniti, Gabriel Escobar, principale rappresentante diplomatico dell’amministrazione Trump in Brasile, era atteso alla cerimonia a Rio, ma non è arrivato in tempo per problemi con il volo. Dall’insediamento di Trump, gli Stati Uniti sono senza ambasciatore in Brasile.

La portaerei Nimitz è arrivata a Rio de Janeiro giovedì (7) nell’ambito di una missione volta ad ampliare la cooperazione marittima e la capacità di azione congiunta tra i paesi del Sud America. Esercitazioni congiunte tra le marine brasiliana e statunitense sono previste da lunedì 11 a giovedì 14 nella baia di Guanabara. L’operazione internazionale, denominata Southern Seas, è in corso dal 2007 ed è considerata una delle principali iniziative di cooperazione marittima degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale. Il programma prevede addestramento, scambi ed esercitazioni con dieci paesi partner del continente. Prima di attraccare a Rio, la nave ha fatto scalo in Ecuador, Cile e Argentina.

Si può ascoltare la conferenza stampa, registrata dalla televisione gov.br e stranamente non tradotta in inglese, su YouTube. In essa mi sono sembrati interessanti soprattutto i riferimenti ai temi di politica estera che Lula ha esposto a Trump: ha invitato Usa e UE a volgersi di nuovo verso America Latina assai trascurata negli ultimi anni (come mostrano i dati commerciali) dal momento che i primi erano focalizzati sulla Cina e la seconda sulla espansione all’est. Ha poi rivendicato con forza l’obbligo dei paesi del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di assumere la responsabilità della riorganizzazione dell’istituzione: la geopolitica del mondo del 2026 non è più quella del 1945 e i 5 paesi del CS non mantengono a pace, ma lasciano correre le guerre usando il diritto di veto. Su Cuba ha detto che, se ha capito bene la traduzione, Trump ha detto che non intende attaccare Cuba, mentre sul Venezuela si è limitato ad auspicare che spera che la presidente Delcy possa concludere il mandato e che i venezuelani hanno diritto di vivere bene. Particolarmente significativo mi è sembrato quanto detto sull’Iran (al minuto 47 della conferenza stampa): ha ricordato con precisione la missione in Iran brasiliana-turca (Lula e Amorim trattavano per la parte brasiliana) nel 2010 in cui, grazie a lunghi colloqui con Khomenei, con il presidente e deputati dell’assemblea legislativa, con il presidente della Repubblica Ahmadinejad si era ottenuta la firma di un accordo di non produzione di armi nucleari da parte dell’Iran. Ma dopo che il paese aveva fatto l’accordo, Obama e l’Unione Europea avevano deciso di aumentare le punizioni alla repubblica islamica con sanzioni e altro. Tale documento venne allora consegnato a Obama e nel colloquio del 7 maggio Lula ne ha consegnato copia a Trump. Concludendo questo punto Lula ha affermato che importante sarebbe che i paesi, i quali detengono armi nucleari cominciassero a disattivarle, tanto per dare un esempio, a tacere della non applicazione degli accordi fra Russi a Usa al riguardo. 

Teresa Isenburg, San Paolo 10 maggio 2026, altri articoli su Brasile in www.latinoamerica-online.it

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