In Sicilia si confermano cuffarismo e populismo

Chi pensava che il risultato del referendum sulla riforma della giustizia producesse una qualche ricaduta sul voto amministrativo è rimasto deluso, mentre il centrodestra tira un sospiro di sollievo. La buriana è già passata.

Le forze di destra, presentatasi divisa in numerosi centri, registrano la perdita di alcuni centri, ma possono guardare con fiducia al secondo turno, potendo contare su una ricomposizione delle alleanze, nonostante i disastri del governo Schifani, segnato da numerose vicende giudiziarie e dallo scontro tra i tanti comitati d’affare sulla gestione della sanità, sulla privatizzazione degli aeroporti di Catania e Comiso, sulla destinazione delle risorse finanziarie.

 Sommando i voti ottenuti dalle liste di Centrodestra e dal moderatismo autonomista e cuffariano, il futuro delle politiche del 2027 offre un quadro che dà loro fiducia. Il caso di Marsala, quinta città siciliana per abitanti, è emblematico: la candidata moderata del campo largo vince, approfittando del voto disgiunto, ma la sommatoria degli eletti in consiglio comunale garantisce largamente la continuità delle scelte della amministrazione uscita sconfitta.

Ugualmente, ad Agrigento, il centrosinistra, aggregatosi attorno ad un ex grillino  transitato in Controcorrente, creatura populista della iena Ismaele La Vardera, già candidato sindaco nel 2017 a Palermo per Fratelli d’Italia, va al ballottaggio con il 39 per cento dei consensi, ma le liste che sostengono il candidato sindaco registrano poco più della metà dei voti della sua coalizione.  Il trasformismo e il populismo avanzano, anche per il contributo dato da alleati insospettabili.

A Messina si riconferma Sud chiama Nord di Cateno De Luca, come pure a Barcellona Pozzo di Gotto e in altri centri di media grandezza. L’avanzata del trasversalismo ha la sua apoteosi ad Enna, con l’elezione del mitico Mirello Crisafulli, gemello siciliano di Vincenzo De Luca, esponente del Pd cui il partito nazionale e siciliano ha negato l’uso del simbolo,  capace di costruire e vincere con un campo civico larghissimo.

Leggere i risultati di questa tornata elettorale delle amministrative siciliane con le vecchie categorie di centrosinistra contro centrodestra, non funziona e non aiuta.

A Ispica (RG), tutti i  5 candidati sindaci provenivano dal centrodestra, hanno occupato il campo e si sono misurati per decidere chi dovesse comandare, o quali interessi dovessero prevalere. Il fatto che Avs abbia voluto stare dentro questi giochi, ad Agrigento come a Ispica, visitate entrambe da Vendola, ed arrivare a sostenere l’autocandidatura di iena La Vardera a Presidente per le regionali del 2027 con una clamorosa intervista rilasciata da Fratoianni al quotidiano più diffuso e letto in Sicilia, la dice lunga sulla natura e sulla credibilità del centrosinistra. I movimenti di lotta, quelli contro la militarizzazione e quelli ambientalisti, contro il Ponte e la cementificazione delle coste,contro la remigrazione e per i beni comuni, sono orfani.

Siamo molto oltre il politicismo e il trasformismo, mali antichi mai estirpati e anzi condivisi nei meandri del consociativismo siciliano, fino alla plateale collaborazione tra il piddino Presidente della Regione Rosario Crocetta e il Presidente di Confindustria Antonello Montante, esponente di grido dell’antimafia istituzionale poi finito nelle patrie galere.  E come spiegare ai sostenitori entusiasti del Fronte antifascista l’accordo a Randazzo tra Fratelli d’Italia e il Pd, voluto dal segretario regionale del Pd Barbagallo, proconsole della Shlein in Sicilia, a sostegno di un candidato sindaco proveniente da una amministrazione sciolta per mafia?

Una risata ci seppellirà o il fango ci sommergerà?

Non vince il centrodestra, il campo largo è una montagna di nebbia, avanza un autonomismo straccione che grida contro lo Stato centrale e contro il neoliberismo dell’Europa, ma non perde occasione per utilizzare al massimo risorse finanziarie, finanziamenti, opere pubbliche, pubblica amministrazione, frantumazione del lavoro e dei diritti, privatizzazione della sanità e dei beni comuni, per costruire un consenso amorale e disonesto, fatto di assistenzialismo e di clientelismo che viene agito per scambiare la moneta del voto contro la disperazione del bisogno.

L’astensionismo crescenteè l’altra faccia della medaglia per i tanti che non trovano sponde per avere una rappresentanza cui affidarsi, per esercitare diritto di parola e di ascolto, ma che non vogliono comunque consegnarsi al ricatto del voto di scambio e neppure a quello del voto utile. E’ questo il contesto che ci consegna la perdita di identità, il venir meno degli ideali di trasformazione della società e  del conflitto collettivo, nell’affermarsi della personalizzazione della politica e della delega giustizialista. Nell’assenza di una sinistra sociale e di una proposta politica per l’alternativa, lo spazio viene occupato dai rappresentanti spregiudicati delle relazioni opache, della zona grigia, e, perché no, della corruzione e dell’illegalità mafiosa.

Cuffaro è di nuovo soggetto a restrizioni cautelari, ma il cuffarismo avanza e vince, pur in una situazione segnata dalla crisi della democrazia e dall’economia di guerra, nella quale non è credibile né sufficiente usare il richiamo etico e quello dei diritti civili, spesso agiti per oscurare e rimuovere quelli sociali. Ma per sconfiggerlo, occorre misurarsi con la materialità della politica: a cominciare dal contrasto alla secessione dei ricchi, sulla quale si sta costruendo un blocco politico e sociale tra Nord e Sud, che produce disastri ed eversione costituzionale.

Un duro lavoro di ricostruzione democratica del tessuto sociale è necessario. Senza di esso, il primato della rappresentanza nelle istituzioni non serve, anzi può produrre ulteriori danni.

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