Elezioni amministrative, Sicilia: la cloaca del potere

Ad una settimana dal voto amministrativo siciliano, dopo aver assimilato dati e analisi di ogni tipo, a freddo e con calma, provo a fare delle valutazioni depurate dalle quelle considerazioni istintive, emesse a ridosso dello sfoglio. Intanto va subito detto che anche questa volta le elezioni siciliane ci hanno lasciato un dato inconfutabile: l’affluenza al voto è stata incapace di decollare. Stiamo parlando di elezioni amministrative, e quindi di una competizione elettorale che vede mobilitati gli interessi e le ambizioni dei gruppi dirigenti di un territorio comunale. In questa tornata quasi in ogni famiglia vi era almeno un candidato al consiglio comunale; lo stesso, a sua volta, aveva un candidato a sindaco di riferimento.
Già questo avrebbe dovuto spingere la partecipazione al voto, e invece nisba, nulla, niente. Ovviamente in tanti si sono precipitati a dire subito che la mancata partecipazione al voto è stata dettata da quel sentimento di immobilismo e fatalità tipicamente siciliano che trova il suo compimento nella frase: “tantu nun cangia nenti” (tanto non cambia nulla). Quindi, per tanti è stata tutta colpa dell’atavica rassegnazione siciliana, capace di deprimere ogni forma di riscatto. Valutazione che ritengo troppo comoda, troppo facile e troppo semplice; utile soltanto a chiudere subito ogni forma di analisi che la determina. Negli anni mi sono via via convinto che questo arrendersi, accettando determinati contesti politico-culturali, può essere effettivo o stimolato.

Per rassegnazione effettiva si intende la mancanza di ogni motivazione culturale, sociale e politica di un intero contesto sociale. Questa è presente, in larga parte, nella popolazione che va dai quarant’anni in su.

La rassegnazione stimolata invece è un nuovo elemento capace, da un lato, di puntellare e consolidare quella effettiva; dall’altro, il suo ruolo principale è quello di demotivare le giovani generazioni che hanno desiderio e volontà di disarticolare “lo stato di cose presenti”. Essa viene alimentata da gruppi politico-sociali molto ben organizzati e capaci di rinvigorire o innescare forme di soprusi, più o meno velati, utili a diffondere la voglia a reagire.

La dimostrazione di ciò che dico è data dell’ennesima indagine sulla qualità della vita fatta da “Il Sole 24 Ore” e pubblicata lunedì 25 maggio scorso. Le nove provincie siciliane, nell’ultimo decennio, non hanno solo confermato ma soprattutto peggiorato il loro posto nella classifica redatta dal quotidiano economico. Occupano, quasi tutte, gli ultimi posti per: speranza di vita, assistenza domiciliare, servizi sanitari, consumo di farmaci da depressione, condizione delle scuole, presenza di asili nido, rette scolastiche, verde attrezzato, disoccupazione giovanile, livello di istruzione, numero di laureati, eventi culturali, partecipazione civile, emigrazione. Questa condizione ha stimolato e stimola la rassegnazione ma contemporaneamente ha agevolato e agevola il cuffarismo: una dottrina politica sbieca, che non va addebitato solo a Cuffaro o al centrodestra.
Infatti, è un sistema politicamente trasversale che basa la sua forza sull’intreccio di rapporti opachi e gestione dei bisogni minuti delle persone, il tutto è avvolto da un linguaggio moralistico e/o religioso che fa da schermo identitario.
La fauna politica legata a questo sistema sa sollecitare e assecondare gli interessi economici peggiori così come riesce a soddisfare le persone trasformando i diritti delle stesse in favori. A questi personaggi non interessa che il corpo elettorale tutto partecipi al voto. A lor signori importa solo che gli amici e i propri avventori, giubilanti, riverenti e con parentela a seguito, si rechino a votarli. Infatti, al primo turno, un po’ dappertutto, si sono affermati i candidati di questo sistema.

E’ così che la Sicilia (e non solo lei), grazie all’astensionismo rassegnato e indotto è diventata e resterà ancora per chissà quanto tempo la cloaca del potere. Qui i campieri della politica politicante sono intramontabili e per questo continueranno a fare il bello e il cattivo tempo, le mafie seguiteranno a prosperare senza un contrasto che possa definirsi tale e i giovani, quelli che non si piegheranno a questo stato di cose, a fuggire.

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