La frase “se c’erano i privati tutto questo non sarebbe successo” si materializzò con più potenza la notte tra il 16 e il 17 luglio del 2023, quando il Terminal C dell’aerostazione dell’aeroporto “Vicenzo Bellini” di Catania andò in fumo per colpa di un condizionatore. Non è che l’idea di privatizzare la SAC, la società che gestisce l’aeroporto di Catania e Comiso, non fosse già nell’aria, ma quell’evento pare che avesse accelerato di colpo le procedure. Infatti, da quel momento, il racconto, dannoso come il fumo di quell’incendio, ebbe la funzione di preparare l’opinione pubblica all’ingresso dei privati nella società che gestisce le due infrastrutture.
Per parlare di privatizzazione è obbligatorio, prima, osservare i dati economici della SAC, società totalmente pubblica dove la Camera di commercio del Sud Est (Catania, Ragusa, Siracusa) ha oltre il 60% delle azioni, e poi confrontarli con quelli di un’altra realtà aeroportuale che abbia una compagine societaria simile a quella catanese.
Partiamo dai dati dell’ultimo bilancio, cioè quello 2025. A pag 10 del documento contabile viene evidenziato come l’aeroporto di Catania con i suoi 12.369.485 passeggeri è il quinto in Italia per dati di traffico. Nella stessa pagina sono indicati i dati principali del bilancio della SAC, in particolare:.
• il valore della produzione, cioè l’insieme dei ricavi e della ricchezza generati dall’attività, pari a 112 milioni di euro;
• il margine operativo lordo, indicatore che mostra se l’attività principale è in grado di sostenersi e produrre utili, pari 20,8 milioni di euro;
• il risultato operativo, dato che evidenzia l’efficienza industriale e commerciale escluse le scelte di finanziamento (es. debiti) e il carico fiscale, pari a 10, 8 milioni di euro;
• l’utile netto, cioè il profitto effettivo, che è pari a 8 milioni di euro.
Letti così sembrerebbero numeri importanti. E invece no! Sono l’anticamera di un tracollo gestionale.
Guardando invece il bilancio della società Aeroporto di Bologna (AdB), il primo dato che emerge è quello del traffico passeggeri: 11.138. 013, cioè 1.231.472 in meno rispetto a Catania. La cosa cambia con i dati contabili:
• Il valore della produzione dello scalo emiliano è 181,4 milioni di euro, cioè 69 milioni in più.
• Il margine operativo lordo è 54,4 milioni di euro, cioè 34 milioni in più.
• Il risultato operativo è di 34,2 milioni di euro, cioè 23 milioni in più.
• L’utile netto è 24,8 milioni di euro, cioè quasi 17 milioni in più.
Il settimo aeroporto d’Italia è più produttivo del quinto!
Va evidenziato che la società di gestione di AdB è a maggioranza di capitale pubblico e lo stesso nel corso del 2025 è aumentato rispetto a quello privato (si veda pag. 6 del bilancio) arrivando quasi al 60%. La conduzione dello scalo quindi è sostanzialmente pubblica, ma – i dati ne sono una conferma – è fatta da persone capaci che sanno gestire e far fruttare l’infrastruttura.
Analizziamo la capacità dei soci più importanti della SAC.
La Camera di Commercio del Sud Est Sicilia (istituzione che accorpa le sedi di Catania, Siracusa e Ragusa), socio di maggioranza assoluta, non naviga da tempo in buone acque. Non ha mai dichiarato il dissesto finanziario, tuttavia però l’ente versa in una condizione di squilibrio strutturale gestita tramite un programma di riequilibrio finanziario. Per risanare i conti ed evitare il dissesto, il piano di riequilibrio ha previsto l’applicazione della maggiorazione straordinaria del 50% sul diritto camerale annuale versato dalle imprese del territorio. Questa misura è stata formalizzata e autorizzata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy per il triennio 2025-2027.
Il Comune di Catania, che possiede circa il 13% delle quote di SAC, è in fase di stabilizzazione contabile dopo aver dichiarato il dissesto finanziario nel dicembre 2018. L’ente ha approvato il bilancio di previsione 2026-2028 (il primo documento contabile pienamente “post-dissesto”), pur continuando ad accantonare risorse per ripianare i debiti pregressi gestiti dall’Organismo Straordinario di Liquidazione (OSL).
Ci troviamo difronte ad una classe politico-dirigente capace a generare disordine economico, inadeguata a gestire una gallina dalle uova d’oro come la SAC. Per questa gente la privatizzazione non è altro che lo strumento utile a fare un po’ di cassa e, soprattutto, salvare la faccia.
Il 15 giugno prossimo scadranno i termini per presentare le manifestazioni di interesse. La quota azionaria oggetto di cessione è compresa nel range tra il 51% e il 61% per un valore che dovrebbe oscillare tra i 500 e i 600 milioni di euro.
Considerando il ruolo, la posizione dell’infrastruttura, e gli investimenti fatti negli anni e quelli in corso, non stanno facendo altro che svendere uno degli asset infrastrutturali più importanti del Mediterraneo Sud Orientale.
Infine, agli integralisti del “privato è bello” va ricordato come sono state gestite le autostrade e cosa è successo al ponte Morandi.
Leggi anche:
Privatizzare SAC è un errore strategico e un danno enorme per la Sicilia orientale –