Il piano di adattamento climatico sulla carta c’è, ma i governi di vario orientamento lo hanno ignorato

L’Italia si trova oggi in una morsa climatica senza precedenti. Estati sempre più roventi, siccità prolungate e bombe d’acqua devastano continuamente il nostro territorio. Eppure, di fronte a questa drammatica emergenza, il Paese continua a registrare un vuoto politico allarmante.

I nostri governi di vario orientamento, compreso quello attuale, dimostrano una colpevole inerzia, incapaci di affrontare le vere cause di questa crisi, preferendo inseguire costose chimere invece di agire per il bene comune.

Il paradosso italiano è racchiuso nei cassetti dei ministeri. Da anni esiste un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), che racchiude oltre 360 misure concrete. Eppure, dalla sua prima stesura fino alla sua definitiva adozione, i vari esecutivi che si sono succeduti hanno fatto quasi nulla per applicare queste strategie.

Questo strumento, pensato per proteggere 18 settori strategici – dalla tutela delle risorse idriche al dissesto idrogeologico – è rimasto purtroppo lettera morta.

Le strategie internazionali purtroppo segnano il passo con la crisi delle COP e il protagonismo invece dei movimenti dal basso.

Servirebbero tagli drastici alle emissioni e un’autentica transizione ecologica, mentre l’esecutivo in carica preferisce perdersi dietro alle chimere del nucleare di nuova generazione. Si tratta di un’illusione tecnologica pericolosa, un pretesto perfetto per perpetuare l’atavica schiavitù dalle fonti fossili e ritardare l’abbandono di petrolio e gas.

L’attuale esecutivo risulta totalmente assente sul versante del vero intervento strutturale. Non si lavora a un’uscita decisa dalle fonti climalteranti, né si investe a sufficienza nella riqualificazione del territorio o in un’agricoltura realmente sostenibile e in grado di produrre reddito per i contadini sempre più in ginocchio di fronte all’ agroindustria.

Le ricadute di questa assenza di programmazione e di questa miope dipendenza dal passato sono pesantissime. A farne le spese, oltre agli ecosistemi e all’economia, è la nostra salute. Il settore sanitario si trova a fronteggiare continue emergenze legate alle ondate di calore estremo, all’aumento delle patologie respiratorie e cardiovascolari aggravate dall’inquinamento, e alla proliferazione di nuovi vettori di malattie infettive.

Il clima incide direttamente sulla qualità della vita dei cittadini, in particolar modo delle fasce più fragili.Continuare a ignorare i determinanti dell’attuale situazione significa condannare il Paese al collasso. Le oltre 300 misure previste nel PNACC vanno attuate immediatamente.

L’Italia ha un bisogno disperato di coraggio politico per abbandonare i fossili e investire sulla cura del territorio. La transizione non è un lusso, ma l’unica vera risposta per garantire la sopravvivenza del nostro ambiente e la tenuta del nostro sistema sanitario. Chi nel panorama politico attuale ha questo tra le sue vere priorità?

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