Case della comunità: una nuova medicina del territorio o strutture da appaltare alla sanità privata?

Il 30 giugno 2026 era la data in cui le opere finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza avrebbero dovuto essere ultimate e in funzione, a partire dalle CASE DELLA COMUNITA ‘ e dagli OSPEDALI DELLA COMUNITA’, modelli di medicina che ridisegnano la sanità territoriale (DM /77 del 2022). IL PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA nasce nel 2021 ed è sorretto da un finanziamento europeo, in parte in prestito e in parte a fondo perduto, che avrebbe dovuto riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica. In tutto ammonta a 196 miliardi e quelli della sesta missione Sanità sono 15 miliardi. Già la ripartizione della somma a disposizione, avvenuta in piena epidemia di Covid, è più che criticabile. Nelle cifre citate è evidente una sottovalutazione della centralità della sanità pubblicasotto attacco neoliberista da anni. Si sarebbero dovute indirizzare molte più risorse alla sanità in crisi. Comunque, la sesta missione punta alla riforma dell’anello più debole della medicina, quella territoriale, di cui il Covid ha reso evidente la fragilità, a partire dalla Lombardia, dove la epidemia non si è evidenziata e scoperta nei territori, ma è arrivata negli ospedali, è di lì dilagata, ha provocato un numero di morti molto alto in una regione che si vantava di avere una sanità eccellente.

Ora altri nodi vengono al pettine, perché oltre ad avere costruito meno case del necessario (ce ne dovrebbero essere una ogni 50 mila abitanti, quasi 2000 in tutto) non tutte quelle costruite sono funzionanti, non hanno cioè tutte le caratteristiche necessarie per conseguire gli obiettivi prefissi. Emerge un quadro impietoso di quanto è stato fatto, di come è stato fatto, di come questa enorme massa di denaro pubblico impiegata nel settore della sanità non sia ancora a disposizione certa della sanità pubblica, ma sia ancora contendibile il funzionamento pubblico di queste strutture, il loro fallimento e /o la loro privatizzazione .A chi vuole  difendere il diritto alla sanità interessa  capire se queste Case della Comunità si avviano a funzionare secondo il modello dato o si tenterà di imbastardirlo e pasticciarlo (il Governo vuole modificare il DM 77 ), trasformandole in poliambulatori magari da appaltare ai privati

È su questo punto preciso che si sviluppaviolenta una lotta fra vari interessi privati, persmontare da fuori (con altre proposte o definanziando) e da dentro il modello delle case della comunità come riforma impossibile, impraticabile, da accantonare e marginalizzare. Non è ancora percepita la centralità e la pervasività di questo scontro. Il modello Case della Comunità diventa legge il 23 maggio del 2022, sotto il Governo Draghi il DM è firmato da Roberto Speranza, Ministro della Salute del PD e da Daniele Franco Ministro del Tesoro, già governatore della Banca D’Italia. È un DM a invarianza finanziaria, (quasi una barzelletta, ma il pareggio di bilancio è stato messo in Costituzione), che delinea una riforma organica della sanità territoriale in una epoca di arretramento e distruzione dello stato sociale- Avviene alla fine della tempesta del Covid e riprende, con qualche modifica una idea di medicina costruita dalla sinistra di classe dentro il fermento del 68’ e nel rigore della scuola di Maccacaro, che parlava di casa della salute.  Un modello utile e necessario, ma sconosciuto ai cittadini e alle cittadine, presentato già dalle istituzioni come perdente e già modificabile nelle intenzioni del Governo, pronto a esternalizzare ai trust della medicina privata. Pur in queste condizioni difficili la Casa della Comunità prospetta in cambio di paradigma della medicina territoriale, un luogo sul territorio aperto 24 ore su 24, che contribuisce a non intasare i pronto soccorso, che prende in carico i cronici e i fragili, che li segue nelle cure domiciliari e nel mantenimento dei buoni famiglia e organizza campagne di prevenzione ed educazione sanitaria per tutta la popolazione, fornito di una equipe multidisciplinare che lavora collegialmente, con nuove figure specializzate nell’assistenza primaria (infermieri di famiglia) I cittadini e le cittadine hanno interesse a che le case di comunità si aprano nella pienezza delle loro funzioni, della loro struttura e del loro organico. Fare affiorare questa consapevolezza e battersi per fare aprire le Case della Comunità a partire dai bisogni e dalle lotte del territorio significa non perdere un’occasione che non dura in eterno.

CASE DELLA COMUNITA APERTE IL 30 GIUGNO 2026 (da un articolo della Gazzetta del Sud Case di comunità al rush finale del PNRR: l’Italia viaggia a due velocità, Calabria e Sicilia restano indietro)

  • VALLE D’AOSTA: pienamente operative tutte le quattro case della comunità previste.
  • LIGURIA: sono 32 le Case di Comunità, tutte aperte e regolarmente funzionanti. Il target regionale è stato raggiunto.
  • LOMBARDIA: nell’ultima rilevazione disponibile di maggio, risultano attive 156 Case di comunità sulle 196 previste. Tra quelle operative, 62 hanno tutti i servizi attivi.
  • TRENTINO ALTO ADIGE: sono undici le Case di comunità già operative in Trentino sulle 14 previste. Nel vicino Alto Adige ad oggi sono aperte sette.
  • VENETO: sono in tutto 102 le strutture previste. Per il 30 giugno è prevista l’apertura di tutte le strutture, con messa a regime prevista nei primi tre mesi.
  • FRIULI VENEZIA GIULIA: sono pronte tutte le 23 strutture previste dal Piano operativo regionale del Pnrr. La Regione ha annunciato che ne costruirà con propri fondi altre 9.
  • EMILIA ROMAGNA: sono 60 le Case di Comunità da realizzare. A metà maggio lo stato d’avanzamento era di circa l’80%.
  • TOSCANA: sono 54 le Case di comunità già operative. L’obiettivo fissato per il 30 giugno è di raggiungere quota 70 Case “attestate», mentre entro la fine dell’anno il numero complessivo supererà le 80 strutture operative.
  • UMBRIA: sono 25 le Case di comunità – in 23 città – realizzate con i fondi del Pnrr. Dalla Regione ne viene confermata l’operatività entro il 30 giugno.
  • MARCHE: sono 21 le Case di comunità attive sulle 36 totali previste. I servizi, per ora, sono prevalentemente ambulatoriali. In questa settimana, fa sapere la Regione, ne saranno pronte altre 8, per un totale di 29 operative entro il 30 giugno.
  • LAZIO: completati i lavori in 115 delle 122 Case di comunità previste. I parametri sono stati raggiunti poiché il target minimo prevedeva il completamento di 107 strutture.
  • ABRUZZO: sono 41, su 43 previste, le Case che saranno attive entro il 30 giugno.
  • MOLISE: sono nove le case di comunità in fase di realizzazione con i fondi PNRR.
  • CAMPANIA: sono 98 le Case di comunità attive. La previsione iniziale era di 171 Case.
  • PUGLIA: sono 42 le Case operative. Entro fine mese le strutture attivate saranno 78.
  • BASILICATA: sono operative 15 su 17 strutture previste.
  • CALABRIA: al momento, deliberato il completamento dei lavori di 48 Case di comunità.
  • SICILIA: le case di comunità attive risultano 54 su 146 previste, mentre altre 27 risultano concluse e attendono l’attivazione.
  • SARDEGNA: superati i target assegnati alla Regione che prevedevano la realizzazione di 50 Case di comunità entro il 30 giugno. Ad oggi sono attivate 64 Case

Il 30 giugno dovevano risultare accreditate almeno 1.038 strutture territoriali finanziate con le risorse del PNRR.

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