Contributo GC Sardegna
L’incendio alla KNDS di Colleferro non è un fatto isolato, ma si inserisce nella riorganizzazione dell’apparato industriale europeo attorno al riarmo. La produzione di munizioni viene ampliata, le commesse militari aumentano e lo Stato presenta questo processo come necessario per la sicurezza e come occasione di sviluppo industriale.
Dietro questa retorica esiste però una realtà di classe precisa: risorse pubbliche, capacità produttive e lavoro vengono orientati verso la preparazione della guerra, mentre gli stessi territori continuano a essere segnati da precarietà, disoccupazione e impoverimento.
KNDS e RWM rappresentano due nodi dello stesso processo. A Colleferro la produzione di munizionamento si inserisce nell’espansione dell’industria bellica europea; a Domusnovas la RWM viene presentata come presidio occupazionale e strumento di rilancio del Sulcis. Il meccanismo è evidente: la classe operaia viene legata alla produzione militare attraverso il salario. Il lavoro diventa così lo strumento attraverso cui il capitale costruisce consenso attorno alla propria produzione. La classe operaia non è responsabile della produzione bellica, la classe operaia non vorrebbe essere responsabile di ciò che determina il prodotto del proprio lavoro. L’operaio vende la propria forza-lavoro perché deve vivere e non dispone del potere di decidere cosa produca l’impianto. Il comando appartiene alla proprietà e alla direzione, mentre il lavoro viene collettivamente svolto da chi non controlla né la destinazione della produzione né il valore che produce.
Il capitale utilizza quindi una necessità reale, il salario, per difendere una determinata organizzazione produttiva.
Questo è particolarmente evidente nel Sulcis. Dopo decenni di crisi industriale, la RWM viene presentata come una delle poche garanzie occupazionali. In questo modo si costruisce una falsa alternativa: produzione bellica o disoccupazione.
La risposta deve essere opposta.
La difesa dell’occupazione non coincide con la difesa della produzione di armi. L’occupazione deve essere garantita attraverso una riconversione industriale reale, mantenendo salari, posti di lavoro, competenze e capacità produttive. Le risorse che oggi vengono indirizzate verso il riarmo possono essere utilizzate per produzioni socialmente necessarie: infrastrutture, trasporti, energia, edilizia, sanità, manutenzione del territorio e bonifiche.
Il problema non è l’assenza di capacità produttiva, ma la sua subordinazione alle esigenze del capitale e dell’apparato militare. Il riarmo rappresenta infatti anche un grande processo di accumulazione. La guerra distrugge ricchezza sociale, ma la sua preparazione genera commesse, investimenti e profitti. La produzione di armi diventa così una merce all’interno del circuito capitalistico, con la particolarità che il suo consumo coincide con la distruzione. Lo Stato alimenta la domanda attraverso la spesa militare, le imprese trasformano questa domanda in fatturato e la classe operaia viene inserita nel processo attraverso il salario. La questione della sicurezza è parte della stessa contraddizione.
Negli stabilimenti che lavorano con materiali esplosivi, il rischio ricade innanzitutto sui lavoratori e sui territori. La sicurezza non può essere separata dall’organizzazione del lavoro e dal potere sulla produzione. Chi lavora deve avere controllo effettivo sulle condizioni produttive, sulla sicurezza e sulla possibilità di fermare lavorazioni pericolose. Non può esistere una vera sicurezza quando chi sopporta il rischio rimane escluso dalle decisioni fondamentali. Per questo la linea deve essere chiara: nessun licenziamento, nessun ricatto occupazionale, nessuna riconversione pagata dalla classe operaia. La riconversione deve essere pubblica, pianificata e sotto controllo dei lavoratori, con la trasformazione delle capacità industriali oggi destinate al settore bellico verso produzioni utili alla collettività.
KNDS e RWM mostrano quindi la stessa contraddizione: la produzione è collettiva, ma il potere sulla produzione rimane concentrato. Gli operai fanno funzionare gli impianti, ma altri decidono cosa produrre, quanto produrre e per quale finalità. Il superamento di questa contraddizione passa dalla conquista del controllo sulla produzione e dalla sottrazione dei settori strategici alla logica del profitto.
La classe operaia non deve essere messa contro la pace, né la pace contro il lavoro. Il lavoro deve essere liberato dalla dipendenza dalla guerra. La produzione deve essere sottratta alla logica dell’accumulazione e orientata ai bisogni sociali. KNDS e RWM devono diventare terreno di lotta per la difesa dell’occupazione, la riconversione industriale, il controllo operaio e contro il riarmo. Il punto politico è netto: non si difende la classe operaia difendendo il capitale che la impiega. Si difende la classe operaia rompendo il ricatto che lega il suo salario alla produzione bellica e restituendole il potere sulla produzione.