Data center, legge nazionale: troppo ottimismo e molti dubbi non fugati

La proposta di legge delega sui data center, che vede come primo firmatario e relatore il deputato di Fratelli d’Italia Enzo Amich, è stata approvata alla Camera dei Deputati il 24 febbraio 2026 (con un consenso trasversale di 243 voti favorevoli, nessun contrario e sei astenuti) ed è attualmente in attesa del via libera definitivo del Senato.

Il fatto che il testo abbia avuto il sostegno bipartisan alla Camera non evita affatto la necessaria analisi critica, quella che le forze di opposizione non hanno avuto sinora intenzione di fare. La proliferazione di queste infrastrutture solleva diversi dubbi e preoccupazioni, che sono stati  espressi già  in sede locale che non possono essere messi sotto il tappeto sbandierando ai quattro venti le mirabolanti sorti di un settore in grado di dare una enorme occupazione; semmai siamo di fronte a una vera e propria bolla legata all’ intelligenza artificiale, che nessuno oggi è in grado di dire quando scoppierà”

I principali nodi critici riguardano diversi aspetti. In primo luogo l’ impatto ambientale e il consumo di suolo con la mancanza di vincoli sulle aree dismesse, perché la legge non obbliga a insediare i nuovi complessi esclusivamente in aree industriali dismesse o da riqualificare. Gli investitori tendono a privilegiare i terreni agricoli o non urbanizzati perché meno costosi, accelerando il consumo di suolo. In secondo luogo va segnalata  una sorta di  monetizzazione del territorio, poiché si permette di compensare finanziariamente il consumo di suolo anziché azzerarlo, scambiando soldi  con  la perdita di aree naturali.

Dal punto di vista energetico mancano  rigidi obblighi di approvvigionamento energetico da fonti 100% rinnovabili per strutture che, per loro natura, sono altamente energivore e che possono creare enormi problemi di gestione, di squilibri verso altri utilizzatori, di allusione al supposto nuovo nucleare. Dal punto di vista idrico va  denunciata la mancanza di tutele stringenti e parametri di saturazione per l’uso delle risorse idriche, specialmente in territori già colpiti da crisi climatica e siccità. Da questo punto di vista i problemi esistono e va chiarito molto bene quali eventuali utilizzi della geotermia si intende applicare e con quale grado di sicurezza.

Da ultimo vanno fatti ragionamenti anche sull’effetto accumulo e sulla pianificazione urbanistica. Va richiamata criticamente la mancanza di una visione d’insieme che valuti l’effetto accumulo. Molteplici data center rischiano di concentrarsi nella stessa area geografica (es. l’hinterland di Milano o alcune zone del Piemonte), stressando i nodi energetici locali. Per altri versi va stigmatizzato  il fatto che considerare tali progetti indifferibili e urgenti di fatto scavalchi i normali piani di governo del territorio (PGT) dei Comuni, togliendo strumenti di pianificazione alle amministrazioni locali. L’accentramento decisionale penalizza i Comuni ed esclude i territori, perché La dichiarazione di pubblica utilità e la forte semplificazione burocratica rischiano di escludere le comunità locali e i sindaci dai processi decisionali. I territori subiscono l’impatto paesaggistico e infrastrutturale senza avere reali poteri di veto o adeguate risorse per gestire le ricadute urbanistiche. Queste sono alcune prime valutazioni, che si incrociano con quelle già fatte per l’ annuncio della mega struttura da costruire a Trino. Se l’opposizione parlamentare è assente tocca ai territori, alle associazioni e a una politica non cieca e sorda fare sentire la propria voce. Il tempo è ora.

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