Prima i contenuti, poi le alleanze: l’Italia ha bisogno di una sinistra vera contro il liberismo di guerra

Mai come oggi l’Italia ha bisogno di una vera sinistra. Una sinistra capace di rompere con le politiche liberiste che hanno precarizzato il lavoro, impoverito salari e pensioni, smantellato pezzo dopo pezzo lo Stato sociale e trasformato diritti fondamentali come la sanità in privilegi sempre più difficili da garantire.

Per questo diciamo con chiarezza: il “campo largo” non può essere il nostro orizzonte.

Non possiamo costruire una sinistra sommando sigle diverse e mettendo insieme posizioni incompatibili solo per vincere le elezioni. Prima vengono le idee, i valori, i programmi e gli interessi sociali che vogliamo rappresentare. Solo dopo vengono le alleanze.

E il problema del campo largo emerge con forza proprio sulle questioni decisive.

Sul riarmo europeo, sulla guerra e sul ruolo dell’Europa, le differenze sono profonde. Il Partito Democratico sostiene il rafforzamento della dimensione militare europea, mentre Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra sono contrari alla corsa al riarmo.

Allora dobbiamo avere il coraggio di porre una domanda semplice: come si può pensare di governare insieme se non si è d’accordo nemmeno sulla guerra, sul riarmo e sulla politica estera?

Non possiamo chiedere alle persone di votare un’alleanza senza sapere quale politica farà il giorno dopo.

La sinistra non può essere soltanto una coalizione elettorale. Deve tornare a essere una scelta di parte: dalla parte del lavoro, dei diritti, della pace, dell’ambiente e delle persone più fragili.

Vogliamo una sinistra che dica chiaramente da che parte sta.

Dalla parte di chi lavora e non arriva alla fine del mese.

Dalla parte dei giovani costretti alla precarietà e all’emigrazione.

Dalla parte dei pensionati che devono scegliere tra fare la spesa e curarsi.

Dalla parte delle famiglie schiacciate dal costo della vita.

Dalla parte di chi aspetta mesi per una visita nella sanità pubblica.

Dalla parte di chi difende il proprio posto di lavoro e il futuro del territorio.

Dalla parte di chi manifesta per la pace e contro la logica del riarmo.

Per questo mettiamo al centro:

  • salari più alti e lavoro stabile;
  • diritti e dignità per chi lavora;
  • lotta vera alla precarietà e allo sfruttamento;
  • sanità pubblica universale e accessibile;
  • un welfare forte, capace di non lasciare indietro nessuno;
  • una transizione ecologica giusta, che non faccia pagare il conto ai lavoratori;
  • una politica industriale pubblica e strategica;
  • la difesa dell’ambiente e della salute;
  • una politica estera di pace, cooperazione e diplomazia, alternativa alla corsa al riarmo.

Questa sinistra deve tornare a parlare con il mondo del lavoro, con le periferie, con i giovani, con i pensionati, con chi è precario, con chi è escluso e con chi non si sente più rappresentato dalla politica.

Deve partire dal popolo che ha votato No al referendum costituzionale, dalle lavoratrici e dai lavoratori, dai movimenti per la pace, dai comitati, dalle associazioni e dalle tante realtà sociali che ogni giorno resistono nei territori.

Non dobbiamo inseguire il centro. Dobbiamo ricostruire un’alternativa.

Non dobbiamo avere paura di essere autonomi.

Non dobbiamo annacquare le nostre idee per costruire alleanze.

Non dobbiamo confondere la necessità di vincere con la rinuncia a ciò in cui crediamo.

La sinistra torna a essere credibile quando torna a scegliere da che parte stare.

E noi scegliamo di stare dalla parte del lavoro, della pace, della giustizia sociale, dell’ambiente, dei diritti e della democrazia.

Prima i contenuti. Prima le persone. Prima il programma.

Le alleanze vengono dopo e in ogni caso nessuna alleanza con le forze della guerra e del riarmo.

È da qui che può ripartire la ricostruzione di una vera sinistra in Italia.

Sostienici col 5 X 1000