Con il definitivo via libera arrivato dal Senato al disegno di legge delega sul nucleare, il governo consuma una scelta irresponsabile, una vera e propria fissazione ideologica che insulta la volontà espressa dai cittadini con ben due referendum.
Esprimiamo la nostra più netta e totale condanna verso un provvedimento che non ha alcun senso economico, energetico, ambientale e che continua ad avere come principale problema l’intrinseca pericolosità.
Siamo di fronte a una gravissima forzatura democratica che esautora il Parlamento. Il testo approvato è infatti una legge delega, il che significa che l’intera partita dei decreti attuativi – le norme concrete che decideranno dove e come costruire i nuovi impianti – si consumerà interamente all’interno delle commissioni parlamentari.
Tutto questo avverrà senza un approfondito e doveroso svolgimento di un dibattito e di un voto nell’assemblea del Parlamento intero. Una scelta che umilia la democrazia per far passare velocemente un azzardo atomico che l’elettorato ha già respinto a larghissima maggioranza per ben due volte.
Mentre l’esecutivo e i proponenti favoleggiano di reattori futuribili e “nucleare sostenibile”, la realtà dei territori racconta tutt’altra storia, specialmente in una regione con pesanti servitú legate al passato atomico.
Il Piemonte, infatti, ospita già la quota più rilevante e pericolosa delle scorie radioattive d’Italia – basti pensare ai siti storici e ai depositi di Trino, Saluggia e Bosco Marengo – collocati in aree clamorosamente non idonee e geologicamente a rischio, spesso a ridosso di corsi d’acqua vitali. È inaccettabile che si parli di costruire nuovi reattori e di avviare un nuovo ciclo atomico quando, da ben quarant’anni, lo Stato dimostra una colpevole negligenza nel non riuscire a mettere in sicurezza nemmeno le scorie ereditate dal passato.
Per quattro decenni i governi di ogni colore hanno tergiversato, paralizzati o forse in attesa del pretesto politico per far tornare l’atomo, lasciando i cittadini piemontesi esposti alla pericolosità evidente degli attuali siti di stoccaggio temporanei. L’unica vera urgenza nazionale e regionale dovrebbe essere lo smantellamento definitivo (decommissioning) e il trasferimento immediato in un deposito sicuro dei materiali ad alta radioattività già esistenti, non la pianificazione di nuove centrali.
A testimoniare gli enormi ritardi e le opacità di questa fallimentare gestione c’è il ruolo grottesco di Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari). A ventisei anni esatti dalla sua nascita, la società pubblica incaricata della bonifica ambientale è ancora drammaticamente ferma a meno della metà della sua missione originaria di smantellamento e messa in sicurezza del nucleare pregresso.
Un paradosso politico e gestionale intollerabile: Sogin non è minimamente in grado di ripulire i disastri del passato, eppure, in totale e sospetta sintonia con le destre di governo, si spinge oggi a proporre e pianificare il cosiddetto “nuovo nucleare” da installare proprio sui siti delle vecchie centrali da dismettere, trasformando i nostri territori in bersagli atomici permanenti.
Ma le ragioni profonde di questa folle accelerazione legislativa non si trovano certo nei bisogni energetici delle famiglie, bensì nei circoli esclusivi dell’alta finanza e del grande capitale industriale. Nei prossimi giorni a Milano, nella sontuosa cornice di Palazzo Mezzanotte, si terrà un importante convegno di due giornate dal titolo “Italian Energy Summit”, promosso e organizzato direttamente da Il Sole 24 Ore. In questa sede si incontreranno i vertici delle principali multinazionali, i colossi dell’energia e vari soggetti economici molto potenti che sono fortemente interessati al rilancio dell’atomo. Per queste lobby industriali la nuova legge delega rappresenta una grandissima e irrinunciabile occasione di profitto privato, l’ennesima speculazione di Stato mascherata da transizione ecologica, dove banchettare a spese dei contribuenti.
Le aspettative riposte nelle tecnologie di nuova generazione o nei piccoli reattori modulari (SMR) sono del tutto ingiustificate dal punto di vista tecnico e scientifico: si tratta di specchietti per le allodole che non risolvono né il problema dei costi spropositati né, tantomeno, quello della gestione millenaria dei rifiuti radioattivi. Sono sempre impianti basati sulla fissione e quindi esposti a possibili incidenti la cui pericolosità non è affatto scongiurata, senza pensare alla connessione strutturale del nucleare con il settore militare per via della produzione di plutonio.
Non bisogna permettere che il territorio diventi nuovamente il laboratorio di pericolose e costose nostalgie industriali, magari collegate oggi al proliferare selvaggio dei nuovi Data Center fortemente energivori.
Occorre contrastare questa legge in ogni sede, al fianco dei movimenti e dei territori, per ribadire che il futuro energetico appartiene alla messa in sicurezza ambientale, all’efficienza e alle fonti rinnovabili, non alla fallimentare e pericolosa illusione nucleare.
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