Comunicato PRC – Federazione provinciale di Como
Non passa giorno che la città di Como, a causa delle prese di posizione del primo cittadino Alessandro Rapinese, non venga insultata e offesa e la democrazia non venga calpestata.
Le cronache della situazione in comune sono ormai note, con il continuo sbeffeggio ai dipendenti, lasciamo quindi perdere la cronologia degli eventi e riportiamo soltanto l’ultimo increscioso episodio.
Avendo indetto lo stato di agitazione per le notizie dei giorni scorsi, i sindacati con le RSU e il sindaco sono stati convocati dal prefetto di Como per cercare di trovare una soluzione equa, democratica fra le controparti, per evitare che si arrivi ad uno sciopero del personale dipendente del comune lariano.
Nonostante il tentativo del prefetto di cercare risposte e soluzioni, Rapinese ha rigettato l’ennesima proposta o tentativo di mediazione. Si è arrivati al tavolo prefettizio dopo mesi di trattative sindacali e di assemblee del personale con l’intenzione dell’amministrazione di non accettare nessuna proposta alternativa: o si accettavano aumenti molto consistenti per sole 22 figure dirigenziali e le briciole ad altri 600 lavoratori/lavoratrici, oppure non ci sarebbe stato neanche un euro a nessun dipendente, prendere o lasciare.
Al tavolo è stato proposto un ultimo tentativo di mediazione, le RSU hanno proposto al sindaco ed all’amministrazione un 30% del fondo alle elevate qualificazioni, mentre il restante 70% al resto del personale (602 persone al confronto appunto di 22).
Proposta rigettata completamente dal sindaco, che anzi ha ribattuto proponendo l’esatto contrario. Quindi il tavolo si è concluso, come purtroppo previsto, in un nulla di fatto.
Tutto azzerato.
Questo non è solo uno schiaffo morale ed economico ai dipendenti del Comune, è un vero e proprio insulto primo alla democrazia ed in secondo luogo, fatto più rilevante, un’offesa a tutta la città di Como, perché offendere i sindacati, non accettare mediazioni e confronto è paragonabile a non ascoltare i cittadini. Si sta creando una situazione, ormai nota e vissuta da tre anni, di non ascolto, di non confronto, di mancata partecipazione e di una vera e propria dittatura istituzionale.
Si sta compiendo una parte del programma elettorale di Rapinese, che ha sempre detto fin dall’inizio che uno dei suoi scopi era quello di diminuire il personale ed in questa situazione di mancata valorizzazione, di nessuna gratificazione economica ed aggiungiamo pure di insulti, molti dipendenti del comune a questo punto saranno “costretti” a cercarsi altre strade, verso luoghi dove vengono valorizzate competenze e sacrifici.
L’immobiliarista prestato alla politica non capisce una cosa fondamentale, che se diminuirà il personale i servizi erogati alla cittadinanza ne risentiranno negativamente soprattutto in termini di qualità. Rapinese sin dall’inizio ha sempre affermato che non ha importanza chi eroga un servizio, l’importante è che sia di qualità. NO! Bisogna sfatare la leggenda metropolitana che afferma che il privato è bello e che il pubblico sia solo un carrozzone da demolire, covo di fannulloni.
I servizi erogati dal pubblico sono efficienti, con competenze e professionalità valorizzate dall’esperienza, specie dal punto di vista educativo; i genitori degli asili e delle scuole lo sanno benissimo e qualcuno ne sta subendo ora il disagio dovuto a qualche esternalizzazione, camuffata come di co-progettazione, dove le cooperative sociali sono chiamate ad erogare un servizio che, erogando stipendi inadeguati e mancando una continua formazione degli incolpevoli lavoratori, li spingono verso un massiccio turn-over, non potrà mai raggiungere un servizio di qualità uguale a quello pubblico.
Rapinese non accetta nessun tipo di dialogo e confronto, lo si è visto anche con componenti della sua maggioranza. Con questa lotta con il personale, ormai si è trasformato in un vero e proprio Grinch, non tanto perché odi il Natale e voglia rovinare le feste a tutti, ma perché si comporta come un vero e proprio dittatore con seri problemi di megalomania; e su questo punto tutti gli assessori e consiglieri sono complici, privi di dignità, senza parola.
Anche una parte della politica comasca è complice, ci sono nomi e cognomi dei responsabili. Se qualcuno tre anni fa, essendo escluso dal ballottaggio, non avesse dato indicazione di voto a rapinese per non far votare il centrosinistra ora forse, ripetiamo forse, non staremmo vivendo questa triste realtà.
Se Rapinese non ascolta nemmeno la mediazione e la conciliazione del prefetto a tornare su climi ed atteggiamenti più morbidi c’è da aver paura del prossimo futuro.
Ora la lotta e la mobilitazione continueranno col confronto fra RSU e sindacati per le prossime iniziative da mettere in campo.
Iniziative che devono coinvolgere tutto quel tessuto sociale del capoluogo lariano ormai ferito e lacerato da scelte folli ed appunto dittatoriali. Quella parte di città sana che vede oltre ad uno stadio o ad un’autosilo per parcheggiare comodamente per assistere ad una partita di calcio.
Quella città che crede che la qualità di un’amministrazione vada di pari passo con la qualità dell’erogazione dei servizi, in primis quelli sociali, con tempistiche adeguate e risposte pronte ed efficienti.
Bisogna assolutamente rimettere insieme i cocci di chi sta provando, per ora singolarmente, a combattere le follie suicide di questa amministrazione.
Ognuno deve lottare insieme alle altre realtà, da chi sta perdendo la propria scuola per un parcheggio, a chi ha avuto cambi di progetti educativi, da chi aveva un punto di ritrovo sociale e culturale ed ora non sa dove andare, ai dipendenti comunali sempre più penalizzati e sbeffeggiati.
Si sta avvicinando un Natale cupo e triste per la città, grazie al Grinch verde di Palazzo Cernezzi.
Bisogna sostenere con tutte le iniziative possibili ed unificare le lotte di queste realtà ed aprire uno scenario diverso.
Como è diventata invivibile, non solo per queste situazioni e dinamiche, ma soprattutto per il problema economico, una città solo per ricchi e facoltosi, dove la ZTL è privilegiata a scapito delle ormai dimenticate periferie.
Per Rapinese, la città fuori dalle mura è dimenticata, tutti i cittadini se ne stanno accorgendo.
Fuori dalle luminarie e dalle città dei balocchi esiste un forte disagio sociale sempre crescente e dobbiamo solo ringraziare il primo cittadino, che crediamo si sia giocando il podio tra i peggiori sindaci d’Italia. Forse lo scettro e la medaglia se la sta giocando alla pari col sindaco di Terni (specialista in razzismo ed omofobia).
Deve essere un Natale di lotta e di condivisione. Rifondazione Comunista appoggerà e parteciperà ad ogni mobilitazione, con il proprio contributo, alle iniziative che RSU e sindacati metteranno in campo.
E’ giunto il momento.
Se non ora, quando…?
In gioco non ci sono 624 lavoratrici/lavoratori, c’è il rischio delle macerie e delle rovine sociali.