Bosco Ospizio, Rifondazione Comunista Emilia-Romagna e Reggio Emilia: la politica torni a difendere l’interesse pubblico

di Eliana Ferrari e Stefano Grondona Segretaria e segretario Rifondazione Comunista Emilia-Romagna, Luca Grasselli e Alberto Montelaghi Segreteria Rifondazione Comunista Reggio Emilia


La vicenda del Bosco Ospizio è rivelatrice delle non-politiche che da troppo tempo caratterizzano le amministrazioni pubbliche, ovvero strategie aziendali che finiscono per determinare le scelte urbanistiche delle città. È il caso del Bosco Ospizio, che mette in evidenza la crescente dipendenza delle istituzioni dagli interessi dei grandi soggetti privati.

Le opere di pubblica utilità vengono sempre più spesso subordinate agli investimenti delle aziende, che, in cambio della possibilità di costruire e consumare suolo, concedono “compensazioni” come biblioteche, case della comunità o piste ciclabili. È un meccanismo perverso che rende la politica subalterna agli interessi privati e trasforma la programmazione del territorio in una continua trattativa, dove l’interesse generale finisce in secondo piano.

Se tra gli anni ‘90 e i primi 2000 la cementificazione incontrollata era alimentata dagli oneri di urbanizzazione – divenuti una delle principali entrate dei bilanci comunali impoveriti dai vincoli imposti dall’austerità europea – oggi, con nuovi sacrifici giustificati dalle politiche di guerra e riarmo, siamo passati a uno scambio altrettanto iniquo tra consumo di suolo e realizzazione di opere pubbliche. Cambiano le forme, ma non la sostanza: la politica continua a rinunciare al proprio ruolo di governo del territorio, lasciando che siano le convenienze economiche a decidere il futuro delle città.

D’altronde veniamo da decenni di amministratori formati dentro la cultura neoliberista, convinti che il loro compito principale sia creare un ambiente favorevole ai capitali. Per questo, quando si parla di “marketing territoriale” o di “rigenerazione urbana”, è necessario guardare oltre gli slogan: troppo spesso queste espressioni vengono utilizzate per rendere accettabili operazioni che comportano nuovo consumo di suolo e nuove forme di speculazione.

Ma la vicenda Bosco Ospizio ci dice anche qualcosa di più profondo. In un tempo segnato dalla crisi climatica, continuare a consumare suolo significa perseverare in un modello di sviluppo che non è più sostenibile. Ogni bosco urbano rappresenta un patrimonio ecologico insostituibile: assorbe CO₂, mitiga il caldo, tutela la biodiversità e migliora la qualità della vita delle persone. Sono funzioni che non possono essere compensate.

Per questo chi sta difendendo il Bosco Ospizio richiama la politica alle proprie responsabilità affermando una verità semplice: oggi l’interesse pubblico coincide sempre di più con la tutela degli ecosistemi e con la salvaguardia del suolo. Le istituzioni dovrebbero ascoltare questa mobilitazione, non considerarla un problema di ordine pubblico.

Rifondazione Comunista Emilia-Romagna e Reggio Emilia esprimono la propria piena solidarietà al presidio permanente e a tutte le persone impegnate nella difesa del Bosco Ospizio. Allo stesso tempo chiediamo al Sindaco e alla giunta di Reggio Emilia di scegliere da che parte stare: dalla tutela del territorio e dell’interesse collettivo o dagli interessi della grande distribuzione. C’è ancora il tempo per fermare un progetto sbagliato e aprire un confronto vero con la città. A Conad chiediamo di ritirare la querela presentata contro ignoti in relazione ai fatti che hanno impedito l’avvio dei lavori. Criminalizzare una mobilitazione civile e partecipata non contribuisce a risolvere il conflitto.

Sostienici col 5 X 1000