Pubblichiamo di seguito due contributi di Grazia Francescatti e Luciano Baroni
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MONOCOLTURA DELLA VITE IN QUOTA. BRENTONICO
di Grazia Francescatti
Lo scorso giugno mi è capitato di leggere l’appello “Difendiamo la montagna”, promosso dal Circolo Arci di Brentonico che, ci tengo a dirlo, sta facendo anche un encomiabile lavoro a favore della popolazione di Gaza, sottoposta impunemente a uno spaventoso genocidio. Ho convintamente firmato l’appello e ho fatto del mio meglio per diffonderlo e sensibilizzare su un fenomeno ormai diffuso, che dovrebbe preoccuparci tutti.
Si tratta dell’espansione di vigneti in quota, ovunque sia possibile, complice il cambiamento climatico. Nel caso specifico del bellissimo Altopiano di Brentonico ne sono protagonisti importanti imprenditori vitivinicoli come Albino Armani (che produce anche in Veneto e Friuli) assieme a Endrizzi, Foradori, Ferrari Trento e Sondelaite, piccola azienda del Parco Naturale del Monte Baldo, ma anche imprenditori di tutt’altra provenienza, come il Gruppo Calzedonia, tramite la sua divisione vinicola, Oniverse/Signorvino. Quest’ultima ha inaugurato, pochi giorni fa, Ert1050, la sua nuova cantina, interrata per 3 piani, specializzata in “bollicine di montagna” molto trendy, fornite sia dal soprastante vigneto, la cui altitudine si evince dal nome della cantina, che da altri, sempre acquistati dal gruppo, per un totale di oltre 20 ettari.
E’ stato istruttivo, ma anche molto triste, fare un giro nei dintorni di Brentonico, osservare i lavori di sbancamento eseguiti abbattendo i tradizionali terrazzamenti, che ospitavano vari tipi di coltivazioni e che hanno sempre costituito un esempio di intelligenza, di capacità di adattamento nel rapporto con l’ambiente e la sua conformazione, vedere prati, boschi o un impianto di ciliegi trasformati nell’ennesimo vigneto. D’altra parte, i terreni vengono superpagati perché si prevedono grandi profitti, e molti proprietari del posto sono invogliati a vendere. Come si dice: “è il mercato, bellezza”, queste sono le sue logiche e chi non vi si adegua, forse, teme anche di passare per sentimentale, legato a valori stantii, oscurati dall’unico che conta.
Invece ci sono eccome, valori che non solo contano ma sono irrinunciabili, come la tutela dell’ambiente in cui viviamo, costituito da un intreccio di elementi: dalla natura con la sua biodiversità, alle pratiche per adattarvisi e gestirla in modo intelligente, lungimirante, sostenibile.
Certo, non si può pensare che siano le scelte dei singoli a poter mettere un freno al dilagare della monocoltura, con tutti gli effetti negativi ben noti e segnalati dall’appello, dall’uso di sostanze chimiche e di pesticidi, al rischio di compromissione delle falde acquifere, all’ imbruttimento del paesaggio.
Ci vorrebbero delle istituzioni forti, decise nella difesa dei nostri beni primari, perché quella a cui stiamo assistendo un po’ ovunque è una colonizzazione dei territori – che si tratti dei centri delle città svuotati della loro vita vera, dei terreni agricoli o di quelli destinati a inutili quanto devastanti grandi opere – da parte di potentati economici che ne fanno un uso finalizzato principalmente al loro profitto.
Il Comune di Brentonico ha promosso una serie di incontri (il primo il 29 ottobre scorso, l’ultimo il 15 gennaio) per favorire un confronto aperto tra cittadini, realtà imprenditoriali e istituzioni, con lo scopo di limitare gli effetti negativi e di governare l’espansione della monocoltura della vite, processo che però risulta in buona parte ormai compiuto. Tuttavia, rimane una speranza rispetto a quanto ancora non è stato fatto.
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AMBIENTE. DIFENDERLO DAL BASSO
di Grazia Francescatti e Luciano Baroni
In un articolo pubblicato dal quotidiano il 10 febbraio scorso, la sindaca di Arco, Arianna Florio rispondeva alle lamentele di molti cittadini per l’abbattimento, in aree private, di alberi secolari destinati a lasciare spazio ad interrati e nuovi condomini, sottolineando – con ovvio dispiacere – l’impossibilità di intervenire rispetto agli accordi pubblico/privati siglati nel 2019 dall’amministrazione Betta e inseriti nella variante al PRG.
Il testo ci è tornato alla memoria dopo avere letto con soddisfazione quello dedicato ieri al neonato comitato “Biodiversità e salute per Brentonico” che si pone l’obiettivo di mettere un freno alla preoccupante espansione della monocoltura della vite sull’altopiano, in buona parte ad opera di grandi imprenditori vitivinicoli (tra cui il Gruppo Calzedonia, tramite la sua divisione vinicola). Il Comitato ha scritto una petizione molto puntuale e dettagliata, per la quale sta raccogliendo le firme dei cittadini e con la quale pone all’Amministrazione comunale precise richieste.
Tra queste, l’avvio dell’iter per modificare il PRG, evidentemente rivelatosi insufficiente a tutelare il territorio, l’approvazione, entro sei mesi, di un regolamento che disciplini le colture esistenti ed eventuali nuovi impianti; nel frattempo, l’impegno a monitorare ogni richiesta di autorizzazione per nuovi vigneti e ad opporsi nel caso risultasse potenzialmente dannosa per la salute del territorio.
Molto interessante anche il riferimento all’articolo 41 della nostra Costituzione in cui si afferma che l’iniziativa economica non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale.
Ci chiediamo se qualche comitato di cittadini (ci risulta che ad Arco, e in tutta la zona del Garda ce ne siano molti e piuttosto attivi) non potrebbe prendere spunto dall’iniziativa messa in atto a Brentonico, ovvero presentare all’Amministrazione comunale una petizione sostenuta dalle firme dei cittadini, con la richiesta di avviare l’iter per modificare il PRG negli aspetti lamentati sia dai cittadini che dalla stessa sindaca (rispetto ai quali, ovviamente, non c’è più nulla da fare), limitando per il futuro le possibilità ai privati di effettuare abbattimenti troppo consistenti e destinati a piante che rappresentino importanti presidi per la salute pubblica; intanto chiedere l’approvazione di un regolamento che possa limitare almeno gli interventi più impattanti e dannosi.
A nostro parere, può costituire davvero un grande stimolo alle amministrazioni, l’attivazione di comitati di cittadini, informati, attenti, propositivi, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’ ambiente, avvertito come sempre più sotto attacco da parte di privati con grandi mezzi economici e grandi desideri di profitto.