Mimmo Cosentino, Felice Rappazzo, Fed. RC di Catania; Gaetano Piazza, Fed. Rc di Caltanissetta*
Sabato 28 marzo il Movimento no Muos, i Comitati di solidarietà con il popolo palestinese, i comitati territoriali siciliani antimilitaristi saranno in piazza a Niscemi contro il sistema satellitare Muos che ha una funzione strategica nelle operazioni di guerra, ultime quelle contro l’Iran e a supporto dei bombardamenti USA e israeliani. Nell’aderire a questa manifestazione ribadiamo la centralità della lotta al MUOS, fonte di malattie, di espropriazione del territorio, strumento di guerre e causa principale della fuga dei giovani e del decremento della popolazione. Non un soldo per le guerre degli USA e della NATO!
Sarà l’occasione per rilanciare la battaglia di solidarietà sociale, ambientale, politica con la comunità niscemese abbandonata a se stessa, dopo le passerelle politiche e istituzionali del dopo frana. Ecco quanto proponiamo.
– Innanzi tutto una questione di metodo: la ricostruzione e il rilancio di Niscemi debbono essere responsabilità della Repubblica, attraverso l’intervento dello Stato e della Regione. I governi nazionale e regionale debbono stanziare le cifre necessarie, predisporre e seguire fino in fondo i progetti, senza delegare alla finanza speculativa e alla predazione privata alcuna funzione. I soldi ci sono: vanno cercati nell’evasione fiscale, nell’accumulazione delle banche e dei fondi, nelle risorse in mano alle varie mafie e alle clientele politiche; vanno sottratte alle spese assurde per il riarmo, per il Ponte sullo Stretto, per le grandi opere devastanti. L’equilibrio e l’autosufficienza delle risorse è necessario e fondamentale per decentrare strutture e strumenti che migliorino la vivibilità urbana;
– Entriamo nel merito: Stato e Regione, cui spetta la responsabilità primaria di quanto è accaduto a Niscemi e comunque del benessere dei cittadini, debbono perciò trovare rapidamente i fondi e provvedere, con la partecipazione attiva della popolazione, alle seguenti operazioni:
1 – mettere in sicurezza nel migliore dei modi possibile il territorio interessato dalla frana;
2 – provvedere una casa o un locale per esercizi commerciali e produttivi a coloro che l’hanno perduti a causa della frana, mediante finanziamenti per acquisti o affitti calmierati e finanziati dalla mano pubblica che attingano alle consistenti risorse edilizie già disponibili sul posto; nessun nuovo insediamento dev’essere costruito, non un metro quadrato di suolo consumato a vantaggio della speculazione immobiliare e fondiaria in aree lontane dall’attuale insediamento;
3 – promuovere l’ammodernamento e l’incremento della dotazione sociale di strutture comuni (scuole, asili, palestre, spazi verdi, un mercato al coperto e strutture artigianali comuni, luoghi di socializzazione e cultura); progettare un incremento e una diversificazione della produzione a partire dai servizi per l’agricoltura, proteggere il lavoro stabile e favorire la cooperazione; programmare una decorosa accoglienza dei migranti, esseri umani come tutti, e necessari per frenare l’emorragia della popolazione attiva;
4 – rilanciare e potenziare le infrastrutture pubbliche di servizio come l’ospedale, le vie d’accesso, e in primo luogo la ferrovia ignobilmente abbandonata a partire dal crollo del ponte fra Caltagirone e Niscemi; progettare ed equilibrare le dotazioni dell’intero territorio compreso fra le aree del calatino e del gelese, che potrebbe rilanciarsi attraverso una rete policentrica delle città e delle aree agricole e naturali;
5– proteggere e rilanciare la Sughereta, patrimonio straordinario dell’area niscemese.
L’insieme di queste operazioni, sottoposte a costante controllo democratico, potrebbe rilanciare l’economia e la vita sociale e civile di questa e di molte Aree Interne del Paese. Gli obiettivi di rilancio della comunità niscemese, come di tutte le aree marginali del Paese, sono possibili soltanto attraverso il riequilibrio territoriale e la partecipazione della popolazione al controllo continuo dell’attività istituzionale, alla dimensione collettiva e condivisa di un progetto equilibrato di rinascita e di sviluppo della comunità.
*Le proposte che si leggono in questo contributo sono la sintesi politica di riflessioni e dibattiti svoltisi nelle settimane successive alla frana fra iscritti, ambientalisti e tecnici.