Tratto da Ecoinformazioni
«Como è la città dell’estate 2016. Un’estate che non è stata soltanto una stagione, ma un passaggio storico, un banco di prova civile e morale. In quei mesi, lungo il confine e intorno alla stazione di San Giovanni, centinaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni, fame e devastazioni ambientali cercavano una via di salvezza verso il Nord Europa. Erano donne, uomini, bambini che avevano attraversato deserti e mari, portando con sé storie di sofferenza e speranza. Como si è trovata al centro di una crisi umanitaria che interrogava le istituzioni e, soprattutto, le coscienze.
Como è la città che ha resistito a decisioni politiche e amministrative che, anziché alleggerire il peso di quella situazione, sembravano renderla più aspra e complicata. In un clima segnato da incertezze, tensioni e talvolta ostilità, una parte della cittadinanza ha scelto di non voltarsi dall’altra parte. Ha scelto di restare umana. Ha scelto di trasformare la paura in responsabilità.
Como è la città che, nonostante tutto, in quell’estate ha compiuto un piccolo grande miracolo civile: mettere insieme oltre 300 volontarie e volontari provenienti da esperienze, culture politiche e sociali diverse. Persone credenti e laiche, giovani e meno giovani, attiviste e semplici cittadine, unite da un principio elementare e potente: la dignità umana non si negozia. Insieme hanno organizzato accoglienza, distribuito cibo e vestiti, offerto assistenza legale e sanitaria, costruito reti di solidarietà che hanno dato concretezza ai valori scritti nella Costituzione.
Como è anche quella città che non può accettare in silenzio che la sua piazza pubblica venga utilizzata per promuovere idee che negano quei valori. Non può tollerare che un manipolo di gruppi dichiaratamente fascisti e incompatibili con la Costituzione repubblicana – nata dalla Resistenza e fondata sui diritti inviolabili dell’uomo – raccolga firme per proposte di legge che mirano a legittimare la deportazione e la “remigrazione” di esseri umani. Parole che evocano pagine oscure del Novecento e che mettono in discussione principi fondamentali come l’uguaglianza, la libertà e la tutela della persona.
Como non è indifferenza. Como non è esclusione. Como non è discriminazione. È una città che ha dimostrato di saper essere comunità, di saper reagire alle difficoltà senza rinunciare ai propri valori democratici.
Per queste ragioni, la parte sana, viva e consapevole della città si dà appuntamento oggi, 14 febbraio, a partire dalle ore 11 in Piazza Perretta. Un appuntamento per manifestare con fermezza e dignità lo sdegno verso chi, a poche centinaia di metri di distanza, parlerà di “remigrazione” come se si trattasse di una soluzione politica accettabile. Un appuntamento per ribadire che Como è e vuole restare una città fedele alla Costituzione, alla memoria della Resistenza e al principio fondamentale che ogni essere umano ha diritto al rispetto, alla tutela e alla possibilità di costruire un futuro migliore».