“Le dichiarazioni dell’AD di Sogin, Gian Luca Artizzu, rilasciate a Milano, suonano come una provocazione inaccettabile per il Piemonte e, in particolare, per il territorio di Trino Vercellese”. Così Alberto Deambrogio, segretario regionale per il Piemonte e la VdA di Rifondazione Comunista, commenta le recenti aperture del governo e dei vertici Sogin al ritorno dell’atomo in Italia.
“Parlare di ‘opportunità enorme’ e di ‘svolta storica’ significa ignorare deliberatamente la realtà che viviamo da decenni. A Trino, dove ancora si gestisce l’eredità pesante e mai risolta della vecchia centrale Enrico Fermi, sappiamo bene che il nucleare non è il futuro, ma un’ipoteca infinita sul territorio. Siamo di fronte a una tecnologia che non ha risolto il problema dei rifiuti radioattivi: Sogin, che dovrebbe smantellare, parla di costruire. È un paradosso grottesco”.
Deambrogio smonta punto per punto le tesi della competitività e della sostenibilità: “L’idea che il nucleare aiuti la competitività industriale è un mito smentito dai fatti. La transizione energetica deve basarsi sulla democrazia energetica, sulla riduzione dei consumi e sulle rinnovabili, che sono veloci, sicure e già oggi meno costose. Il nucleare ha tempi di realizzazione biblici (15-20 anni) e costi che ricadono interamente sulle bollette dei cittadini e sulle tasse, come dimostrano i fallimenti finanziari dei reattori EPR in Europa”.
“Artizzu cita la Francia – prosegue Deambrogio – ma omette di dire che il modello francese è in crisi profonda, con reattori fermi per corrosione e un debito pubblico energetico spaventoso. Presentare il nucleare come ‘green’ perché produce poca CO2 è un’operazione di puro greenwashing: non si può definire sostenibile una fonte che lascia in eredità scorie pericolose per millenni, per le quali l’Italia non è ancora riuscita nemmeno a individuare un Deposito Nazionale”.
“Rifondazione Comunista Piemonte continuerà a opporsi a questa deriva centralista e autoritaria che vuole imporre nuove servitù nucleari sopra la testa dei cittadini. La vera modernità non è rincorrere il sogno infranto del secolo scorso, ma investire nell’efficienza e in un mix 100% rinnovabile, lasciando Trino e il Vercellese liberi da nuovi incubi radioattivi. La legge delega di cui parla Pichetto Fratin non è un pilastro, ma la pietra tombale sulla sicurezza e sulla sovranità energetica dei territori”.
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