I prezzi che sta pagando la Sicilia sono altissimi. Negli ultimi anni l’emigrazione di giovani donne e uomini per motivi di studio e lavoro hanno cambiato totalmente la faccia ad una regione che attira turismo mordi e fuggi, che vede lasciare a grossi brand commerciali un territorio prima sfruttato e poi abbandonato al loro destino per far posto ad un deserto economico e lavorativo. Casse integrazioni negate o rinviate che lasciano intere famiglie nell’assurda povertà involontaria. Povertà che cresce e subisce gli effetti internazionali di un’economia di guerra.
Mentre tutto si muove per una guerra non solo permanente, ma mondiale, la Sicilia torna al centro di manifestazioni per la pace sicuramente importanti e che nello stesso tempo dovrebbero contenere nelle proprie piattaforme un NO netto all’uso di basi come Sigonella e il Muos di Niscemi, in cui lo scenario di quest’ultimo nelle precedenti settimane ha dato prova dei pericoli che il popolo siciliano corre se a causa di smottamenti le antenne si girassero di alcuni gradi e infiammerebbero metà regione. Tra l’altro dal sistema satellitare di Niscemi è certo che in queste ultime settimane sono transitate le informazioni di intelligence, video e foto degli obiettivi e gli ordini operativi per i reparti di guerra delle forze armate statunitensi.
Mentre si avvicina la manifestazione dell’11 aprile a Sigonella promossa da varie realtà associative, sindacali e partitiche, il PRC Sicilia ritiene che i promotori nella piattaforma lanciata dovrebbero mettere al primo posto il NO netto alle basi di Sigonella, perché non basta pretendere solo la trasparenza totale sulle operazioni militari in un’area che da decenni è sottomessa ai poteri statunitensi che continuano imperterriti ad ordinare operazioni e partenze di droni per colpire il popolo palestinese in primis e che non stanno risparmiando il resto del Medio Oriente.
Mentre il Medio Oriente infiamma dobbiamo scendere in piazza com’è avvenuto nei mesi scorsi a sostegno della Sumud Flottilla e non limitarsi a chiedere azioni diplomatiche ad un governo che ha le mani sporche di sangue del popolo palestinese e che non dice una parola su Iran e Libano colpiti nel cuore dove vivono persone continuamente massacrate da bombe e droni. Non si può ancora credere e far credere che i dittatori prima appoggiati possano essere destituiti a suon di guerre e uccisi insieme ai popoli, che hanno, invece, bisogno di una rete di relazioni internazionali che finalmente mettano al centro un mare mediterraneo da decenni insanguinato e affogato nel dolore delle morti di tutti quei migranti scappati anche da aree mediorientali.
Se una Sicilia dobbiamo costruire deve essere quella che lotta per il lavoro, la sanità pubblica e la ricerca disarmata e disarmante, in cui le università siciliane escano da qualsiasi accordo che vede coinvolte università come la Hebron University di Gerusalemme e in cui al centro campeggi un netto NO all’uso di aeroporti come Trapani Birgi che negli ultimi mesi ha assunto il ruolo di avamposto strategico per le operazioni militari delle forze armate NATO nello scacchiere russo-ucraino.
Il movimento contro la guerra in Sicilia non può prescindere dalla lotta per la smilitarizzazione dei territori compromessi perché bisogna fermare i progetti che si vogliono realizzare in altri porti (vedi la zona falcata di Messina designata come hub militare) e la gestione di un futuro hub contro le migrazioni alle porte di un Mediterraneo già segnato da oltre 30 mila morti in mare.
Non possiamo far finta di non vedere che l’Italia è in guerra e che la Sicilia ha già un ruolo fortemente attivo in questa operazione mortale e senza futuro per i popoli del Mediterraneo e auspichiamo la crescita di un grande movimento contro la guerra che parta da basi umane e solidali con un NO netto alle basi della morte per SMILITARIZZARE LA SICILIA.