In queste ore si parla molto della uccisione dell’ayatollah Khamenei, molto meno meno dell’uccisione di 108 bambine, ma forse il numero è ancora superiore, in una scuola elementare e di centinaia di altri civili iraniani a seguito dell’attacco criminale di Usa e Israele all’Iran. Effetto collaterale dei bombardamenti che portano la pax imperiale di Trump con al seguito il fido Netanyahu, una pax il cui obbiettivo è non solo l’abbattimento (in forme violente e illegali) di un regime ma la distruzione di un intero Paese e delle relazioni che questo intrattiene con Russia e Cina. Pazzoidi criminali nei cui confronti non si registra nessuna condanna, nessuna ferma opposizione politica nell’emisfero occidentale. Come nel caso del genocidio del popolo palestinese le accuse di violazione del diritto internazionale fioccano da mezzo mondo ma non dalle classi dirigenti dell’Occidente, dell’Ue che cianciano di democrazia, di libertà, di diritti umani prodomo loro. Che giustificano senza ritegno l’atto di aggressione militare. Che mettono a disposizione, come nel caso dell’Italia, le basi militari per partecipare alle operazioni di guerra. Al massimo si assiste a qualche espressione di preoccupazione, qualche pigolio politico su una possibile escalation che non cambia la sostanza delle cose. Un atteggiamento rivoltante. La “guerra infinita”, per queste classi dirigenti, è diventata una componente irrinunciabile per fare affari, per rispondere alle crisi economiche devastanti che attraversano i loro rispettivi paesi, per mantenere in vita un sistema economico malato fino al midollo, un sistema che vive di predazione, sfruttamento, diseguaglianze. Torniamo in piazza contro la guerra, il genocidio, il riarmo. Torniamo in piazza contro una classe dirigente degenerata che ci ha portato sul baratro di una guerra infinita, di un omicidio di massa.