L’exploit della destra estrema in Sassonia-Anhalt è talmente clamoroso, al di sopra da ogni previsione che persino un moderatone come Ferruccio de Bortoli è costretto a prende atto di un problema che non può più essere eluso. Scrive sul Corriere della Sera: “l’ampiezza di consenso, in Germania e altrove, per partiti di estrema destra che si richiamano ai totalitarismi del Novecento, rende ormai inutili, se non controproducenti, «cordoni sanitari» e «barriere democratiche». Anzi, per certi versi, la convergenza di formazioni diverse per bloccare gli «impresentabili», conferisce loro addirittura una maggiore attrattività”. Ovviamente nella prosa levigata e benpensante di de Bortoli, non c’è spazio alcuno per i temi sociali, per la cesura socialmente destabilizzante che si è prodotta con la crisi e la guerra. Da esponente dell’establishment le sue considerazioni si fermano alla deriva autoritaria e alle inadeguatezze delle attuali forme politiche. Ma in ogni caso de Bortoli coglie nel segno quando solleva il tema dell’inefficacia di scelte che puntano a contenere le destre con i soli sbarramenti democratici. È quello che in parte è accaduto in Germania. Il cordone sanitario costruito attorno a l’AfD “a difesa della nostra democrazia”, il cosiddetto “Muro tagliafuoco” (Brandmauer), ha sortito l’effetto contrario proprio perché si sono perse di vista le ragioni di una crisi ben più profonda. Le ragioni di una crisi della politica che si è messa al servizio del mercato, della finanza e della guerra, che ha dismesso qualsiasi ruolo di tutela di diritti fondamentali.
La Sassonia-Anhalt, come è stato sottolineato, è il Land più povero della Germania. Il voto che c’è stato conferma ancora una volta che oltre un certo limite le disuguaglianze materiali insieme alla precarietà delle condizioni di vita, alla perdita di acquisto dei salari e delle pensioni sono alla radice di tutta una serie di patologie sociali. Patologie che producono la rottura della coesione sociale, il discredito della politica, il crollo del senso di appartenenza ad una medesima comunità politica. Nella tornata elettorale che c’è stata nel Land tedesco colpisce la partecipazione e la connotazione sociale del voto. Si è passati dal 60 al 77% dei votanti, tutti voti popolari andati all’Afd. Una parte grande della società, quella meno abbiente che si pensava oramai relegata all’area dell’astensione e della passività, è tornata a far sentire la sua rabbia. Certo in maniera controproducente, quanto si vuole, ma di certo la risposta non può essere quella valoriale, della riprovazione morale che viene da una classe dirigente le cui politiche di austerità, di riarmo e di guerra provocano disastri di ogni genere. Questo avviene non solo in Germania ma in Italia e in tutta Europa. Parlo di una intera classe politica di destra e di centrosinistra che la competizione sia quella di uno schieramento politico contro l’altro secondo lo schema dell’alternanza, una competizione per il governo in cui non c’è più la cultura della pace e della giustizia sociale ma la corsa a programmi di armamento destinati a dissanguare un intero tessuto produttivo e sociale, a comprimere gli spazi democratici, a distruggere le condizioni di vivibilità ambientale.
Sicuramente anche in Italia siamo in presenza di una destra pericolosa ma a far da argine non può essere un centrosinistra o un campo largo, chiamatelo come volete, trainato da un Pd che per bocca dei suoi massimi esponenti non perde occasione di rilasciare interviste alla stampa mainstream – una intervista peggio dell’altra – con cui ribadire la centralità del mercato e del finanzcapitalismo, la fedeltà all’alleanza atlantica e alla Nato, i piani bellici e di riarmo, il sostegno in armi e soldi al regime corrotto ucraino il cui eroe nazionale, Stepan Bandera, era un collaborazionista nazista. Non vi pare incredibile? Stare su questo piano significa solo venir meno a ogni capacità politica di cambiamento. Peggio ancora: significa correre seriamente il rischio di passare dalla padella alla brace.
La destra si può contenere e battere se si torna a lavorare a una alleanza tra politica e popolo, a una alleanza per un’alternativa di società, in contrapposizione col liberismo di guerra. In questo occorrerebbe far tesoro del significato di alcuni versi, tra i più celebri e potenti, di Pier Paolo Pasolini: “per chi conosce solo il tuo colore, bandiera rossa, tu devi realmente esistere, perché lui esista… Chi conosceva appena il tuo colore, bandiera rossa, sta per non conoscerti più, neanche coi sensi: tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli”.