Aleksej Navalny, il suprematista bianco che piace all’UE – Parte II

Nonostante ciò, la fama di razzista e xenofobo russo più a destra di Putin, non si radica in Occidente. Anzi, spesso si costruisce mediaticamente un alone mistificatorio sulla sua figura.

In Europa acquisisce rapidamente la fama di “attivista anti-corruzione”, nonostante Aleksej Navalny abbia avuto numerosi guai legali venendo arrestato più volte per appropriazione indebita, truffe e maneggio di consistenti cifre di denaro provenienti dall’estero. Navalny era innanzitutto un volgare truffatore condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere per frode e appropriazione indebita.

Sebbene venga descritto come un leader politico perseguitato dal dittatore Putin per ragioni di coscienza, in realtà fu condannato per aver truffato due aziende francesi – tra cui il gigante dei cosmetici Yves Rocher – per una somma pari a mezzo milione di Euro.

Le sue opinioni ultranazionaliste, razziste, xenofobe e suprematiste bianche sono state mascherate da “campagne contro la corruzione”. Non è un caso infatti che grandi oligarchi russi, insieme ad agenzie occidentali, iniziarono a finanziare la sua “Fondazione Anti-corruzione” aiutandolo a mantenere uffici e personale in 43 città in tutta la Russia. Il National Endowment for Democracy degli Stati Uniti fornì 5 milioni di dollari in finanziamenti a Navalny e ad altre presunte “campagne anti-corruzione”. Per non parlare dei milioni di dollari provenienti dai finanziamenti statunitensi, britannici e tedeschi alla sua organizzazione.

Il 23 dicembre 2016, Naval’nyj ha annunciato la propria candidatura alle elezioni presidenziali russe, ma poi ne è stato escluso per varie condanne, tra cui quella di appropriazione indebita. Molti governi filo-occidentali, Amnesty International e la ong Memorial di Mosca (finanziata anch’essa dalla statunitense National Endowment for Democracy) hanno sostenuto che la causa delle sue condanne sia dovuta alla stessa opposizione a Vladimir Putin. Nel 2017 la Commissione Centrale Elettorale ha dichiarato che non sarebbe stato idoneo a candidarsi alla presidenza fino a dopo il 2028.

Una sua grande abilità di comunicatore è stata quella di far passare quei processi come una conseguenza del suo impegno politico e di far passare se stesso come un prigioniero politico. In questa narrazione parziale sono sempre omesse le accuse dettagliate dei pubblici ministeri russi che accusano Navalny di “riabilitazione del nazismo” e di “finanziamento dell’estremismo”.

Nel giugno 2020, Navalny ha parlato a sostegno delle proteste di Black Lives Matter negli USA contro il razzismo. Una presa di posizione che farebbe sorridere se non fosse un’esibizione folkloristica ad uso e consumo occidentale: il suo sostegno a Black Lives Matter è una delle tante strategie di personaggi di questo calibro per trovare una legittimazione a mezzo stampa all’estero, per poi assicurarsi sostegno estero laddove siano autori di “rivoluzioni colorate” nel loro Paese. Infatti, il sostegno di Navalny a Black Lives Matters non è mai stato preso sul serio da nessuno.

Nel febbraio 2021 Amnesty International – dopo aver scoperto il razzismo, la xenofobia, il suprematismo bianco di Navalny – ha ritirato a Navalny la designazione di “prigioniero di coscienza”, per via dei suoi video e delle sue dichiarazioni pro-nazionaliste fatte in passato, che costituirebbero incitamento all’odio razziale. Tale designazione è stata poi ripristinata l’8 maggio 2021 dall’organizzazione stessa, dichiarando che il ritiro della designazione di “prigioniero di coscienza” a Navalny era stato utilizzato come pretesto dal Governo della Federazione Russa per violare ulteriormente i diritti umani di Navalnyj. Il tira e molla di Amnesty International è risultato a dir poco anacronistico e imbarazzante.

Navalny viene costantemente definito dagli occidentali un “dissidente liberale”, lasciando intendere che sia progressista. Partendo dal fatto che “liberale”, in Europa, ha un significato legato al sostegno e alla difesa delle libertà individuali, civili e dello Stato di Diritto; lo stesso concetto ha un diverso significato (spesso abusato che genera confusione semiotica) in Russia rispetto al concetto statunitense. Se negli USA, con “liberal”, si identifica un vago appello a maggiori programmi sociali, maggiore inclusione o liberalizzazione delle leggi reazionarie sull’aborto e sui diritti LGBTQ, essere “liberale” in Russia significa sostenere la “liberalizzazione”, cioè le politiche neoliberiste e l’economia del libero mercato selvaggio e senza limiti. Un termine più accurato è “liberali del mercato”, cioè coloro che sostengono una maggiore libertà per i mercati capitalisti. La “liberalizzazione” significa una “apertura” del commercio e un allentamento delle normative governative che limitano gli affari da parte delle multinazionali.

Quando i media finanziari negli Stati Uniti o UE applaudono Navalny come la “migliore speranza per la liberalizzazione della Russia”, intendono un ritorno al saccheggio aperto dell’industria e delle risorse da parte dei capitalisti occidentali durante gli anni di Boris Eltsin del 1991-2000: la stessa “liberalizzazione” è stata definita il collasso economico più catastrofico in tempo di pace di un paese industrializzato.

Navalny è sempre stato un liberale in senso economico. Ha chiesto una privatizzazione aggressiva di un maggior numero di industrie russe, tagli alla spesa pubblica, totale libertà per le imprese e una drammatica inversione delle garanzie e dei benefici sociali che ancora rimangono nella Federazione Russa.

Nel 2021, Navalny ha cercato di rimodellarsi opponendosi alle nuove norme pensionistiche che innalzano l’età pensionabile. Si tratta di un capovolgimento della posizione che lui e il suo “Partito del Progresso” hanno mantenuto per anni: aumentare l’età pensionabile e liquidare il fondo pensione statale. La sua proposta di aumento dell’età pensionabile, da 60 a 65 anni per gli uomini entro il 2028 e da 55 a 63 anni per le donne entro il 2034, è agli atti.

E’ proprio nello stesso anno che avviene una svolta comunicativa e si inaugura, a livello mediatico, quella che potremmo definire l’inizio dell’operazione di liberalwashing su Navalny: cancellare la sua storia politica passata per costruirci intorno uno storytelling, dipingendo Navalny come un’icona liberal in senso americano, pop, difensore dei diritti umani e della democrazia, che possa andare bene a tutti, che possa unire destra e sinistra e tutti i “sinceri democratici” (presunti tali) in Europa contro la Russia di Putin. 

Una svolta distorta, mistificatoria, illogica, paradossale e non aderente alla realtà volta a sfornare mistificazione anti-storiche in cui grandissime personalità contemporanee e del Novecento – degne di nota per il loro contributo all’umanità e di tutt’altra cultura politica rispetto a Navalny – venivano usate e strumentalizzate per mettere Navalny al loro livello. Paradossali sono stati: il paragone con Julian Assange, anarchico e di sinistra condannato a 150 anni per aver svelato al mondo crimini di guerra USA; e il paragone con Martin Luther King Jr, pastore battista morto per i suoi ideali di pace, giustizia sociale, di liberazione degli afroamericani e contro il conformismo.

Il 18 gennaio 2021, La Stampa – lo stesso giornale che definiva Navalny per quello che era, uno “xenofobo” e “suprematista bianco”, – in un delirante articolo di Anna Zafesova, lo definisce il “Nelson Mandela russo”.

La Stampa è arrivata a paragonare Navalny a Nelson Mandela, colui che lottò contro l’apartheid razzista nei bantustan sudafricani e che pose fine allo sfruttamento latifondista bianco. Un vero e proprio insulto accostare Navalny e Nelson Mandela: un personaggio che ostenta il volto di Hitler e il saluto romano, paragonato a un leader carismatico che lottò per la giustizia sociale e i diritti umani, diventando un’ispirazione per moltissimi altri popoli oppressi nel mondo.

Ed è così che la narrazione mainstream occidentale ha completamente cancellato la sua storia passata di razzismo più estremo e feroce, trasformando Alexei Navalny, un suprematista bianco la cui storia è ben nota, in un attivista per i diritti umani.

A quanto pare, la narrazione tossica su Navalny ha infettato ormai da tempo anche il Partito Democratico che, in un post su Facebook il 16 febbraio 2026, scrive: “Due anni fa Alexei Navalny, il principale oppositore di Vladimir Putin, veniva assassinato in Russia dopo essere stato incarcerato dal regime. Navalny ha pagato con la vita il coraggio di opporsi a Putin. Ricordarlo significa difendere ogni giorno democrazia, libertà e Stato di diritto.”

Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo e membro del PD, ha scritto su Facebook il 14 febbraio 2026: “Putin è l’assassino di Alexei Navalny. Lo abbiamo sempre saputo e oggi viene confermato dall’analisi dei suoi tessuti-trafugati in segreto- e svolta dai servizi di U.K., Francia, Olanda, Germania e Svezia. Continueremo a chiedere verità e giustizia per lui e per tutte le vittime del regime di Mosca.  Continueremo, anche forti della sua lezione e della sua memoria, a lottare contro Vladimir Putin e i suoi sodali. Un abbraccio forte a yulia_navalnaya  e a tutto il team della sua Fondazione.”

Il 16 febbraio 2026: “La vita di Alexei Navalny è stata spezzata dal regime russo e da Putin il 16 febbraio di due anni fa. In questo tempo la sua voce non si è dissolta. Continua a rappresentare una denuncia limpida contro la cleptocrazia del Cremlino e contro la violenza della repressione. Verrà il giorno in cui la Russia ritroverà libertà e stato di diritto. Quel giorno porterà anche il segno del sacrificio di Navalny.”

Una domanda sorge spontanea: si può arrivare a tanta disinformazione e distacco dalla realtà fattuale? Evidentemente, nella società dove i medium digitali fanno da padroni ed anestetizzano la realtà, questo è possibile. Ecco dunque che un ultranazionalista, anti-caucasico, islamofobo, razzista e suprematista bianco può risultare un “attivista per i diritti umani”.

Fonti:

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2024/02/25/appunti-per-limminente-instant-book-il-pensiero-di-navalny-0169704

Lorenzo Poli, Non si può paragonare il razzista Aleskej Navalny a Nelson Mandela, Invicta Palestina, 21/01/2021 https://www.invictapalestina.org/archives/41480

Sara Flounders, Who was Alexei Navalny? A violent white supremacist and fascist on U.S. payroll, Workers World February 20, 2024. https://www.workers.org/2024/02/77031/

Matthew Puddister, Alexei Navalny Was an Ultra-Right Nationalist Who Compared Muslims to Cockroaches, Medium 22.02.2024 https://medium.com/@matthew.puddister/alexei-navalny-was-an-ultra-right-nationalist-who-compared-muslims-to-cockroaches-1864e0cda000

Robert Coalson, Is Aleksei Navalny a Liberal or a Nationalist?, July 29, 2013 https://www.theatlantic.com/international/archive/2013/07/is-aleksei-navalny-a-liberal-or-a-nationalist/278186/  

Amnesty strips Alexei Navalny of ‘prisoner of conscience’ status, 24 febbraio 2021, BBC https://www.bbc.com/news/world-europe-56181084

Navalny incita all’odio: per Amnesty non è più un “prigioniero di coscienza” https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/02/26/navalny-incita-allodio-per-amnesty-non-e-piu-un-prigioniero-di-coscienza/6113153/

Aleksei Navalny è un “prigioniero di coscienza”, Amnesty International, 8 maggio 2021 https://www.amnesty.it/aleksei-navalny-e-un-prigioniero-di-coscienza/

Россия в зеркале Black Lives Matter, 18 giugno 2020 https://russian.eurasianet.org/%D1%80%D0%BE%D1%81%D1%81%D0%B8%D1%8F-%D0%B2-%D0%B7%D0%B5%D1%80%D0%BA%D0%B0%D0%BB%D0%B5-black-lives-matter