Il crepuscolo dell’Europa, cronaca di un suicidio deliberatamente programmato

L’Europa attraversa oggi una delle fasi più critiche e paradossali della sua storia moderna. Un tempo faro di stabilità economica e integrazione diplomatica, l’Unione Europea ha intrapreso una strada di decadenza assoluta, alimentata da una miscela esplosiva di cecità ideologica, servilismo geopolitico e una politica economica che sfiora l’irrazionalità o se preferite la demenza strutturale. La recente decisione di bloccare, a partire dal 1° novembre 2026, i fondi per componenti chiave dell’energia solare cinese – in particolare gli inverter – rappresenta l’ennesimo tassello di un mosaico di autodistruzione sistematica, di ignoranza politica e di asservimento ad un padrone (USA) in totale decadimento imperiale. 

Il paradosso energetico: un suicidio industriale

Analizzare lo stato attuale del comparto energetico europeo significa osservare un ecosistema in stato di asfissia. Il processo è iniziato con il taglio traumatico delle forniture di gas e petrolio russo, una scelta assurda  ed enormemente controproducente ma presentata come una necessità morale e oggi rivelatasi  un disastro strutturale irrimediabile. A questo si è aggiunto il deterioramento delle rotte di approvvigionamento dal Medio Oriente, grazie alla guerra coloniale contro l’Iran di USA e Israele, lasciando il continente europeo vulnerabile grazie anche ad una strategia politica di riserva credibile.

I dati sono impietosi e descrivono un divario di competitività incolmabile:

  • Costi Energetici: Le industrie europee pagano l’energia tra le due e le tre volte in più rispetto ai competitor globali.
  • Deficit di Produzione: Nonostante una popolazione superiore del 33% rispetto agli Stati Uniti, l’UE produce il 40% in meno di elettricità. Il confronto con la Cina è ancora più impietoso, con Pechino che produce il 75% di energia in più rispetto al blocco europeo.

In questo scenario di desertificazione produttiva, la decisione di colpire la tecnologia solare cinese appare priva di logica economica, e ancora una volta servile agli interessi USA con conseguenze sociali devastanti per i popoli europei.  Il pretesto è la “sicurezza nazionale”: (ma de che ???)  il timore che gli inverter importati possano essere utilizzati per manipolare le reti energetiche o sottrarre dati sensibili. Tuttavia, mentre si invoca lo spettro di un “blackout su scala nazionale” causato da Pechino, si ignora deliberatamente che la vera minaccia alla sicurezza è l’imminente collasso della base industriale europea, che sta già migrando verso giurisdizioni dove l’energia è abbondante e a basso costo. E’ talmente assurda questa politica che fa venir il dubbio che questa sia dettata da interessi elittari e corruzioni personali. 

La guerra e le radici del conflitto

Questo declino economico non avviene nel vuoto, ma è strettamente intrecciato a una postura bellicista che solleva interrogativi profondi sulla natura stessa del progetto europeo. L’UE, nata come progetto di pace, si ritrova oggi a essere il principale finanziatore e sostenitore di un conflitto in Ucraina che non solo sta prosciugando le casse pubbliche, ma che evidenzia contraddizioni etiche insostenibili.

Sostenere a oltranza la prosecuzione delle ostilità significa alimentare una deriva che molti osservatori storici non esitano a collegare alla rinascita di ideologie nazionaliste ed estremiste in territori dove le radici di certi movimenti, legati storicamente al collaborazionismo nazi-fascista, non solo non sono mai state completamente sradicate, ma oggi sono finanziate, armate e venerate dalla UE e dalle forze politiche che sostengono la von der Leyen.  Queste scelte non solo mettono a rischio la sicurezza globale, ma trasformano l’Europa in un’appendice bellica priva di sovranità, impegnata a sostenere interessi che non coincidono con il benessere dei propri cittadini.

L’IA e l’infrastruttura del futuro, un continente che si autoesclude

L’impatto di questa politica energetica miope si estende oltre le fabbriche tradizionali, colpendo il cuore dell’economia del futuro. Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e delle nuove infrastrutture digitali richiede quantità massive di energia elettrica stabile ed economica e una visione politica di progetto oggi totalmente assente.

Decidendo di aumentare deliberatamente i costi del solare — la forma di energia più rapida ed economica da installare — l’UE sta inviando un segnale inequivocabile agli investitori: l’Europa non è più un luogo adatto per l’innovazione. Qualsiasi progetto di calcolo ad alte prestazioni o nuovo polo industriale per l’IA troverà casa ovunque tranne che nel Vecchio Continente.

Verso l’autodistruzione

L’irresponsabilità e l’ignoranza politica della classe dirigente europea si manifesta nel divario tra la narrativa ufficiale e la realtà dei fatti. Si parla di “autonomia strategica” mentre ci si rende totalmente dipendenti da forniture energetiche americane (GPL) costose 3 / 4 volte quella russa. Si parla di “transizione verde” mentre si pongono ostacoli burocratici, daziari e politici ai prodotti che renderebbero tale transizione economicamente sostenibile.

La vera “minaccia alla sicurezza” non risiede nei chip di un inverter cinese, ma nella volontà politica di mantenere un continente in uno stato di guerra permanente e di svantaggio competitivo. L’UE sta operando un de-posizionamento storico: da luogo in cui scienza, cultura e diplomazia erano centrali, a luogo industriale destrutturato, a periferia impoverita, incapace di produrre la propria energia e prigioniera di una retorica che maschera l’incapacità di difendere i propri interessi nazionali e continentali, il tutto per dare soccorso ad un impero in decadenza e destrutturato. 

Se non verrà invertita la rotta, se non si tornerà a una politica di realismo diplomatico con i partner orientali e a una strategia energetica basata sulla riduzione dei costi piuttosto che sulla loro artificiosa elevazione, l’atto finale di questo processo sarà l’insignificanza storica. Un’unione europea  che sacrifica la propria industria e il benessere sociale sull’altare di un conflitto ideologico e militare è un’unione che ha già decretato la propria fine.

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