Cade in frantumi la narrazione rassicurante delle democrazie occidentali, schiantandosi contro l’emergere di una verità tanto scandalosa quanto criminale e di orrore allo stato puro. Il “caso Epstein” ha definitivamente smesso i panni del mero, per quanto torbido, scandalo sessuale per rivelarsi in tutta la sua mostruosità strutturale. Non ci troviamo di fronte alle devianze di un singolo miliardario, ma a un’organizzazione sistemica criminale che affonda le mani nell’esercizio del potere economico, politico e geopolitico globale.
La portata di questo orrore è stata certificata a livello internazionale: esperti indipendenti del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite hanno inquadrato la rete di Epstein come una “impresa criminale globale”, le cui atrocità sistematiche (che includono schiavitù sessuale, torture, trattamenti inumani, sparizioni forzate e femminicidi e persino cannibalismo) raggiungono senza ombra di dubbio la soglia giuridica dei “crimini contro l’umanità”.
I documenti agghiaccianti, le prove documentali e i filmati recentemente immessi in rete fanno impallidire qualsiasi sceneggiatura horror. Emerge un sadismo estremo, un vero e proprio “cerchio satanico” – termine utilizzato non a caso dal Primo Ministro polacco Donald Tusk per avviare indagini sulle reti di traffico internazionale – in cui pratiche inenarrabili di tortura, omicidi e perfino di cannibalismo venivano utilizzate come strumento di terrore e sottomissione. Questa non è devianza privata, ma una macabra prassi di ricatto che investe e controlla il corpo diffuso del potere occidentale, l’idea e la pratica del suprematismo.
Di fronte a questo abisso, la reazione del sistema mediatico mainstream è stata forse ancor più inquietante del crimine stesso. La grande stampa occidentale si è prodigata in una colpevole copertura, cercando ostinatamente di minimizzare la portata del network criminale, derubricandolo alla sola sfera dei reati sessuali ed evitando di menzionare l’inquadramento delle Nazioni Unite. È un silenzio complice, erede di quelle censure editoriali già ammesse da giornalisti di punta dei grandi network a cui fu impedito, anni fa, di mandare in onda le prove per proteggere le relazioni con i potenti. La minimizzazione mediatica serve a uno scopo preciso: proteggere la cupola politica, economica e di intelligence coinvolta in questa associazione a delinquere di stampo mafioso.
Questa omertà di sistema fa di tali crimini una vera e propria espressione contemporanea di una cultura di dominio e di sopraffazione di chiara matrice nazista. Parliamo di un’ideologia dell’élite che si ritiene onnipotente e intoccabile, legittimata a disporre dei corpi, delle vite e della dignità umana come di pura carne da macello.
È all’interno di questa stessa matrice culturale, basata sul sadismo e sull’annientamento dell’altro, che si spiega come sia possibile partorire e tollerare l’idea di una nuova colonizzazione sui cadaveri di Gaza di cui Il “Board of Peace” . La logica brutale del potere è la medesima: sacrificare vite umane per costruire la nuova “isola felice” del sistema criminale occidentale, un recinto esclusivo fondato sul sangue per coloro che detengono il controllo assoluto.
L’orrore emerso dai file di Epstein e la presa di posizione delle Nazioni Unite ci pongono davanti a un bivio ineludibile. Il velo è stato squarciato ed è ora di far conoscere la portata reale dei crimini di questa rete di assassini. Solo attraverso la totale consapevolezza dell’opinione pubblica sarà possibile destituire questa élite sociopatica, affinché non sia mai più permesso a questi individui di governare, dirigere e plasmare il destino del mondo, affichè questo nuovo orrore nazista non divenga il verbo del nuovo potere.
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