Il nucleare militare trascina il nucleare civile, e i pericoli si moltiplicano

La “giravolta” sul nucleare di Ursula von der Leyen
Quando era Ministra nel governo di Angela Merkel, Ursula von der Leyen sosteneva attivamente il piano per l’abbandono definitivo del nucleare in Germania dopo l’incidente di Fukushima e nel 2011 dichiarava che era necessario “dire addio alle vecchie certezze” e che l’uscita dal nucleare era la strada giusta per la sicurezza della Germania.

All’inizio della sua presidenza alla Commissione Europea, nel 2019 e nei primi anni successivi sosteneva il Green Deal dando assoluta priorità alle rinnovabili (eolico e solare). Ma iniziava a parlare dii “neutralità tecnologica”, per non scontentare nessuno.

Poi dal 2022 avviene la prima svolta importante con la quale guida la Commissione ad includere il nucleare nella Tassonomia UE, cioè fra gli investimenti considerati sostenibili, seppur come fonte integrativa di “transizione”.

in questi giorni infine ha completato la giravolta definendo l’abbandono del nucleare da parte dell’Europa un “errore strategico” e lanciando e finanziando un piano europeo per i Piccoli Reattori Modulari (SMR), stanziando garanzie per 200 milioni di euro per attirare investimenti privati.

Quanto è significativa l’energia nucleare per l’Europa
Qualunque cosa pensi oggi la Presidente della Commissione europea, vi sono alcune considerazioni oggettive sulla situazione energetica dell’Europa dalle quali sarebbe bene partire.

Il Consumo lordo totale di energia elettrica in Europa oggi è di 2.800 TeraWattora all’anno (TWh/anno), dieci anni fa era di 2.900 TWh/anno, quindi c’è stata una piccola diminuzione dei consumi elettrici, grazie ad una maggiore efficienza un po’ in tutti i campi.

L’energia elettrica netta prodotta dalla fissione nucleare in tutta Europa oggi è di 650 TWh/anno (23%), dieci anni fa era di 800 TWh/anno (27%), quindi in dieci anni, in tutta Europa, vi è stata una diminuzione di 150 TWh/anno.

L’energia elettrica netta prodotta dalle fonti rinnovabili in Europa oggi è di 1.350 TWh/anno (48%), 10 anni fa era di 850 TWh/anno (29%) quindi in dieci anni, in tutta Europa, c’è stata una crescita di 500 TWh/anno, ben superiore alla diminuzione di produzione nucleare nello stesso periodo, e senza accumulare scorie radioattive per le prossime generazioni.

E tutto questo nonostante il peso che il nucleare francese rappresenta rispetto alla globalità delle nazioni della UE.

Legami tra nucleare civile e nucleare militare
Ormai è abbastanza chiaro a tutti che tra il nucleare civile e quello militare c’è per così dire un ponte a doppia corsia, e che l’incremento dell’uno trascina l’incremento e la legittimazione dell’altro.

Questo legame perverso è stato reso evidente, ad esempio, dai numerosi scritti del professor Angelo Baracca recentemente scomparso.

“Atlante dell’uranio. Il testo di riferimento sul nucleare civile e militare nel mondo”, versione italiana pubblicata nell’aprile 2021 di un lavoro collettivo uscito per la prima volta in Germania nel 2019.

Ma persino il “padre” dell’energia nucleare, Enrico Fermi, che, come riportato a pagina 575 di “Note e Memorie”, diceva pubblicamente “Non si può negare il fatto che il possibile utilizzo del plutonio per una guerra di aggressione costituisca una difficoltà per l’uso industriale dell’energia atomica che è ben più grande di qualsiasi difficoltà tecnica che possiamo prevedere”.

Possono infatti essere utilizzati per fini militari sia l’uranio derivante dagli impianti di arricchimento, sia il plutonio derivante dal riprocessamento, e le competenze acquisite in un campo possono essere utilizzate nell’altro.

Inoltre, il nucleare civile, in caso di guerra o di terrorismo, diventa anche bersaglio militare
È certamente noto che gli impianti per il nucleare civile costituiscono un rischio ingiustificato, sia per i loro scarichi sistematici nell’ambiente di sostanze radioattive in forma liquida e gassosa, sia per le trasformazioni che la fissione nucleare determina generando sostanze che rimangono poi radioattive anche per millenni, sia per la possibilità che avvengano incidenti nucleari che possono essere causati da calamità naturali, come terremoti, alluvioni, tsunami, ecc, oppure da errori umani, incidenti che possono spargere le sostanze radioattive fino a migliaia di chilometri di distanza, con disastrose conseguenze sulla salute collettiva.

Ma cosa dire inoltre della loro pericolosità in caso di azioni volontarie a scopo terroristico oppure bellico?

Centrale nucleare di Zaporizhzhia (Ucraina) 5 marzo 2022

E le stesse considerazioni valgono in parte anche per i depositi nucleari che ospitano le scorie radioattive per i quali Il rischio da valutare non dovrà essere solo quello naturale (idrogeologico, sismico, ecc.) ma anche quello di tipo terroristico e bellico.

Alle proposte della Von der Leyen e del Ministro Pichetto Fratin rispondiamo NO ancora una volta
Ci sono pertanto tutte le ragioni per riaffermare insieme che il futuro è nella pace, nella sobrietà energetica, nell’efficienza e nelle fonti rinnovabili fatte bene, e non nel nucleare, né civile né militare!

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