Il caso del viceministro alla giustizia Delmastro: quando la politica smarrisce il limite

Tratto dal Blog Diritto e persona- Costituzione, Libertà e Diritti Civili, a cura di Ernesto Mancini

Quando si desidera impreziosire un discorso o sostenere con decisione un’affermazione che non ammette alternative, si ricorre spesso ad antichi brocardi od ai princìpi di logica del tipo: “tertium non datur”. È ciò che può accadere a proposito del Viceministro alla Giustizia Delmastro.

Mi spiego: Delmastro ha fatto parte di una società di ristorazione il cui amministratore unico era la figlia appena diciottenne di una persona prima accusata e poi definitivamente condannata per riciclaggio di capitali di origine mafiosa.

Se il viceministro era a conoscenza di tale situazione e, nonostante ciò, ha intrattenuto rapporti societari con quegli ambienti, gli si deve rimproverare, se già non si ravvisi un reato, quanto meno una grave inopportunità istituzionale oltre alla consapevole frequentazione di contesti illegali; se invece non ne era a conoscenza, il rilievo riguarda una imperdonabile leggerezza e un evidente difetto di diligenza nella verifica delle relazioni societarie cui partecipava.

Dunque, frequentatore consapevole di ambienti criminali o irresponsabilità per non essersi accertato, lui deputato e viceministro della Repubblica, con chi aveva a che fare?  Tertium non datur. Appunto.

D’altra parte, cosa c’è da aspettarsi da un viceministro alla giustizia che a proposito dei trasferimenti dei detenuti in mezzi blindati dichiarava pubblicamente di “provare intima gioia…a sapere che non potessero neppure respirare”

Questa significativa affermazione fu pronunciata dal “nostro” viceministro alla giustizia nel 2023 a proposito delle polemiche sul regime del 41 bis cui era soggetto l’anarchico Cospito. Il viceministro era consapevole o no che tale sua affermazione contrastava con   l’art. 27 della Costituzione italiana, secondo cui le pene, oltre a tendere alla rieducazione del condannato, non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità?

Ed ancora: il Viceministro alla Giustizia, anche avvocato penalista, era consapevole o no che il suo dire violava l’art. 3 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (CEDU) che vieta trattamenti inumani e degradanti come più volte la Corte di Strasburgo ha richiamato a proposito delle pessime condizioni detentive?

Anche in questo caso vale il principio logico-giuridico “tertium non datur”: se ignora i principi della Costituzione e della Convenzione europea, non è idoneo a ricoprire il ruolo che occupa stante la grave incompetenza; se invece conosce quei princìpi, risulta incompatibile con la funzione perché li tradisce consapevolmente. Si tratta, infatti, di principi che definiscono in modo irrevocabile l’identità del nostro ordinamento sin dal 1948, con l’entrata in vigore della Costituzione, e dal 1953, con l’entrata in vigore della CEDU.

Inoltre, questo Signore ha pure subìto una condanna in primo grado (Tribunale di Roma, 29 novembre 2024) per rivelazione di segreto d’ufficio: egli ha illegalmente rivelato al collega di partito Giovanni Donzelli informazioni sensibili relative al caso di Alfredo Cospito (l’anarchico al regime di 41-bis); e Donzelli le ha poi disinvoltamente rese pubbliche durante una seduta alla Camera dei Deputati.

C’è pure l’episodio della festa nella notte di Capodanno, quando un suo sodale, certo Pozzolo, trastullava sé ed altri con una pistola dalla quale partiva un colpo che feriva una persona. Un’immagine che, al di là della cronaca, restituisce un senso di leggerezza inquietante nei confronti di comportamenti che dovrebbero invece imporre massima prudenza. Su questo episodio non è il caso di indugiare oltre.

In conclusione.

Ammesso che possa farsi una graduazione della gravità dei comportamenti di Delmastro, va detto che la vicenda della rivelazione del segreto d’ufficio è di per sé grave; quella della contiguità con personaggi criminali è ancora più grave; ma quella di augurare ai detenuti di non poter neppure respirare, e cioè la massima sofferenza, è fatto dove l’immoralità e la perversità del personaggio prevalgono, anche se non di rilevanza giuridica, su ogni altro aspetto. Un deputato della Repubblica, viceministro alla giustizia ed avvocato penalista non può dire quelle cose, anzi non può neanche pensarle.

Se ne vada a respirare libero da qualche parte il Viceministro Delmastro!! Comunque, lontano da piazza Monte Citorio n.1 (Camera dei Deputati) o da via Arenula n.70 (Ministero della Giustizia). Non è opportuno, per la credibilità delle istituzioni, che rimanga da quelle parti.

Nota di aggiornamento del 25 marzo 2026

Quando l’articolo, ormai chiuso, è stato inviato per la diffusione,  si è appreso che il viceministro alla Giustizia Delmastro si è dimesso dalla carica. Non farà più danni al Ministero di Via Arenula n. 70. Resta in carica come parlamentare alla Camera dei Deputati di Monte Citorio n. 1. E lì, è probabile, continuerà a far danni.