100 anni fa, il 26 gennaio 1926 si conclude a Lione il Terzo congresso del Pcdi, sezione della Terza Internazionale, con l’approvazione delle tesi e l’elezione di Antonio Gramsci a segretario del Partito. Vengono respinte quelle di Bordiga che della fondazione del partito nel 1921 a Livorno era stato protagonista.
Si tratta di una vera e propria Rifondazione della cultura politica del partito che segnerà uno sviluppo creativo del leninismo e fonderà una originale teoria e pratica politica decisiva nella costruzione dell’antifascismo, della Resistenza, della forza del movimento operaio italiano e della sinistra del nostro paese. Una impostazione che risente positivamente del protagonismo operaio durante l’Occupazione delle Fabbriche nel Biennio Rosso e della elaborazione della rivista l’Ordine Nuovo.
La lettura e lo studio di quelle tesi, precedute dal rapporto all’ Internazionale sul fascismo scritte da Gramsci, Tasca e Tranquilli ( Ignazio Silone) e seguite dalle lezioni sul fascismo, Il Corso sugli avversari che Togliatti tiene a Mosca per i militanti che verranno mandati in Italia a costruire il Centro Interno, guidato da Camilla Ravera continuamente falcidiato dagli arresti e dalle uccisioni, è utile a chi oggi vuole capire la storia del nostro paese, da dove veniamo e per un partito che da trentasei anni deve realizzare la propria Rifondazione uno stimolo per decidere dove andare, quale futuro possiamo costruire.
Tra i tanti aspetti che si possono approfondire uno mi sembra essere stato lasciato un po’ in ombra e su cui andrebbe concentrata la luce della ricerca: il ruolo del militante di base. In Rifondazione questa figura sarà protagonista della ricostruzione del Partito dopo la disfatta dell’89 e l’assurdo scioglimento del Pci nel 1991, pochi mesi prima della fine dell’Unione Sovietica e della tenuta del partito nonostante le tante scissioni e l’abbandono della maggioranza dei dirigenti.
Nelle Tesi di Lione, dopo aver analizzato l’ evoluzione del capitalismo italiano e le caratteristiche delle classi sociali e del fascismo, e ribadita la natura bolscevica del partito con una forte centralizzazione e un rapporto stretto tra linea politica e organizzazione, la tesi 34 infatti recita testualmente: “Un partito bolscevico deve essere organizzato in modo da poter funzionare, in qualsiasi condizione a contatto con la massa….Perciò è fondamentale 1.il numero degli iscritti e la loro capacità politica; essi devono essere in tanti da permettere una estensione della nostra influenza. È da combattere la tendenza a tenere artificialmente ristretti i quadri, essa porta alla passività…Ogni iscritto deve essere un elemento politicamente attivo, capace di diffondere la influenza del partito e tradurre quotidianamente in atto le direttive di esso, guidando una parte della massa lavoratrice. 2. La utilizzazione di tutti i compagni in un lavoro pratico…5. la capacità dei compagni di lavorare tra le masse, …di essere in prima fila in tutte le lotte, di sapere in ogni occasione assumere e tenere la posizione che è propria dell’avanguardia del proletariato…6. la capacità degli organismi dirigenti periferici e dei singoli compagni di affrontare situazioni imprevedute e di prendere atteggiamenti esatti anche prima che giungano disposizioni dagli organi superiori.
In sostanza un militante comunista, un iscritto, è un capo, un dirigente del movimento operaio internazionale. Questa impostazione diffusa fin dall’atto della prima iscrizione al Partito è ben esemplificata nel film Novecento di Bernardo Bertolucci quando alla domanda di un contadino, “Ma dove è il Partito?”, Olmo risponde “Il Partito sei te”.
Di queste straordinarie generazioni di militanti e quadri si è persa la storia individuale perché il protagonismo era fondamentalmente collettivo. Solo attraverso una ricostruzione narrativo letteraria di grandi scrittori potrebbe essere parzialmente riconosciuta.
Si tratta d’altronde di generazioni di proletari in cui la militanza nel Sindacato e nel Partito era la principale se non unica occasione di crescita culturale, politica umana. Grazie proprio alle conquiste del movimento operaio con la scolarizzazione e la lotta per l’egemonia culturale le generazioni successive hanno avuto molti altri strumenti.
Oggi però per le nuove generazioni sottoposte oltre che allo sfruttamento anche al bombardamento massmediatico, l’l’intelligenza artificiale, le infinite sollecitazioni distraenti lo studio e la ricerca del senso di sé stessi nel mondo, il Partito e il Sindacato possono tornare a essere uno strumento indispensabile per orientarsi, sia per organizzare le lotte sia per capire cosa succede “in questo mondo sempre più grande e terribile”.