Spesso i commentatori politici si sono soffermati sulle incongruenze delle posizioni di Trump, sulla contraddittorietà di una dichiarazione resa la sera e cambiata al mattino, sulla capacità di tenere insieme cose che insieme non stanno.
Anche a casa nostra non si scherza.
L’ultima proposta di Elly Schlein per l’Ucraina si inserisce in un contesto europeo dominato dalla logica del riarmo, un fatto che solleva critiche severe riguardo alla coerenza e all’efficacia della linea del Partito Democratico, a proposito di quel che si può tenere insieme se si parla di pace.
La segretaria dem insiste sulla necessità di un ruolo attivo dell’Unione Europea al tavolo dei negoziati, al fianco di Kiev, per evitare che la pace si traduca in una “resa”.
Tuttavia, questa posizione stona fortemente con il sostegno incondizionato del PD alle politiche che finora hanno alimentato il conflitto piuttosto che promuovere una soluzione diplomatica.
Il punto dolente, evidenziato dalle analisi critiche, è che l’Europa, e l’Italia con essa, si è sinora distinta per un’accelerazione senza precedenti della spesa militare e per l’invio continuo di armi a Kiev, con il PD che ha sistematicamente votato a favore di tali misure. Questo ha incluso forniture militari sempre più sofisticate, capaci di colpire in profondità il territorio russo, un’escalation che molti osservatori considerano un pericoloso passo verso la terza guerra mondiale.
Ha contezza di tutto questo Elly Schlein o si affida a una copertura della memoria a cortissimo raggio come i pesci rossi?
La “proposta di pace” di Schlein, pertanto, appare a molti come una contraddizione in termini: come si può, da un lato, parlare di diplomazia e, dall’altro, sostenere la strategia militare che ha portato a un’impasse sanguinosa e al rischio di un allargamento del conflitto?
La linea del PD invoca una pace “giusta”, che cioè non sa che prevedere l’imposizione di posizioni sul campo con la conferma dell’invio di armamenti. Una posizione che restituisce incapacità politiche e mina la credibilità di qualsiasi iniziativa diplomatica.
Mentre Schlein critica l’idea di una pace imposta da attori esterni come Trump e Putin, la sua parte politica continua a sostenere il riarmo, giustificandolo con la necessità di una difesa europea comune. Questo approccio, tuttavia, non fa che alimentare la spirale della guerra, relegando la diplomazia a un ruolo marginale.
La vera critica mossa a Schlein e al PD non riguarda solo le singole dichiarazioni, ma l’incapacità di proporre una visione alternativa e coraggiosa che spezzi la logica della guerra, rifiutando di votare favorevolmente sull’invio di armi e promuovendo, concretamente, un’iniziativa di pace credibile, prima che il punto di non ritorno venga superato.
La trattativa, quella invocata da papa Francesco, non sta nella cassetta degli attrezzi di Schlein. Eppure, è da lì che occorre passare per ricreare una pace che dia sicurezza a tutti gli attori in Europa. Le condizioni c’erano già, a proposito di memoria corta, all’ inizio del conflitto e sono state fatte saltare da attori europei come il governo della Gran Bretagna. Se Schlein e l’Europa volessero riacquisire un ruolo vero, di pace, potrebbero ricominciare da lì, da ciò che hanno ignorato, distrutto, favorendo un conflitto che ha mietuto centinaia di migliaia di persone nel cuore del vecchio continente.