Tratto da Terramatta, il blog di Giorgio Stracquadanio
Ho digitato la parola cocaina nella “lente” posta nella barra degli argomenti di un noto giornale online locale (ragusaoggi.it), sono venute fuori 76 pagine. Nelle prime quattro ho contato circa 40 articoli relativi a sequestri di coca e relativi arresti avvenuti in provincia di Ragusa nell’ultimo anno. Pare che il periodo a cavallo tra il 2024 e il 2025, rispetto agli anni precedenti, sia quello in cui vi sono stati i maggiori sequestri mai registrati in provincia. Modica, Ragusa, Vittoria, Comiso Acate, Pozzallo,… non vi è comune di questo territorio che non sia stato – e non lo sia tutt’ora – interessato dall’arrivo straripante di cocaina. Poi ho guardato l’ultimo report sulla droga redatto dalle Nazioni Unite (si veda l’immagine allegata). Il 2024 è stato l’anno della maggiore produzione di cocaina nella storia dell’umanità. 3.708 tonnellate. Il commercio di questa polverina ha generato qualcosa come oltre 400 miliardi di dollari. Più del PIL di molti stati europei.

Foto estratta da pag 13 del Rapporto ONU “Word Drug Report”
Due osservazioni, una micro e l’altra macro che forniscono due prospettive basate su scale di analisi diverse, ma producono, con le dovute differenze, lo stesso risultato. La cocaina spacciata nel nostro territorio produce una massa di denaro che non resta su qualche scaffale, così come i 400 miliardi non sono stati ammassati in una stanza. Questi soldi, sia nel primo che nel secondo caso, devono essere trasformati in qualcosa.
Il Sud Est siciliano è diventato in pochi anni un’importante area turistica: alberghi, villaggi, ma soprattutto locali notturni e quindi “movida”. Attività eleganti che aprono velocemente e chiudono altrettanto velocemente, cambi di gestione, rinnovi effettuati con costose ristrutturazioni. Tutto questo nasce e viene fatto contraendo prestiti oppure viene pagato in contante? Se tutto è realizzato senza credito bancario, da dove arriva il denaro per effettuarlo? Si può parlare di riciclaggio? Sono domande non accuse. Non è vedere mafia in ogni cosa che accade, ma capire certi comportamenti economici di questa terra è diventato oramai necessario. Le mafie da sempre hanno investito in ristoranti, locali notturni o hotel, la letterature è ricca di inchieste di questo tipo, sarebbe opportuno capire se anche nel Sud Est siciliano, nelle nostre zone, sta avvenendo qualcosa di simile. Certo, queste attività portano lavoro, soldi, anche una certa popolarità nel territorio in cui operano, ma ciò può frenare l’esigenza della verifica o del controllo? Forse scatta una certa indulgenza, che non è corruzione, ma tacita tolleranza? E evidente un fatto: in economia, da tempo, non conta più da dove arrivano i soldi, ciò che importa è produrre soldi. Questo significa che chi investe somme da riciclare parte già avvantaggiato, non ha concorrenti che lo possano contrastare, può resistere a qualsiasi crisi. Invece, l’imprenditore onesto, tra difficoltà di accesso al credito, problemi economici e ambientali non è in grado di competere, rischia di non farcela e per questo può fallire. Penso ai tanti locali distrutti dal ciclone Harry: chi sarà in grado di ricostruirli? E l’eventuale new town di Niscemi? Chi la costruirà? Il denaro illegale quando entra nel sistema produttivo la domina. Tutto questo non può diventare normale, è un’anomalia che blocca ogni forma di sviluppo. Quando Il denaro corre più veloce dei dubbi bisogna fermarsi e chiedersi: perché? Quando un’attività – qualsiasi essa sia – nasce e cresce troppo velocemente e non si comprende da dove arrivano i soldi di quell’investimento: come mai nessuno prova ad accende i riflettori? E venuto il tempo di prendere atto, in modo definitivo, che il riciclaggio non può più essere visto come un fatto secondario ma è l’infrastruttura da cui parte tutto. Non contrastarlo significa condannare definitivamente le economie sane di questa terra.