Non è finita. Anzi! Non è che la finta pace di Gaza abbia risolto qualcuno dei problemi sollevati dai lavoratori portuali. Domani si manifesta di nuovo dietro alla parola d’ordine “Non lavoriamo per le guerre”, che non significa solo essere contrari alla militarizzazione delle banchine ma anche opporsi all’economia di guerra e rivendicare il diritto ad essere informati su cosa si movimenta, condizione imprescindibile per garantire la sicurezza del lavoro. E significa avere le risorse necessarie per salari dignitosi: “giù le armi, su i salari”.
A lanciare questo sciopero internazionale sono state Usb, la greca Enedep, Lab dei Paesi Baschi, la turca Liman-Is, e la marocchina ODT. Ci saranno mobilitazioni anche nei porti USA. 21 i porti interessati, non solo del Mediterraneo. Molti gli scali italiani. La giornata di venerdì 6 febbraio vedrà scioperi e iniziative dei portuali di Genova, Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari e, all’estero, Pireo e Elefsina (Grecia), Bilbao e Pasaia (Paesi Baschi), Mersin (Turchia), Tangeri (Marocco), Marsiglia, Amburgo e Brema.
È un nuovo internazionalismo che nasce dalla lungimiranza dei lavoratori del Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto di Genova, i primi che hanno sollevato il problema, bloccando navi e container che trasportavano armi indirizzate a paesi belligeranti, in barba anche alla legislazione vigente. Lavoratori che hanno pagato sulla pelle la loro lotta, che hanno subito denunce e perquisizioni. Se oggi nessuno parla di loro come terroristi è anche grazie alla rete di solidarietà che sono riusciti a creare attorno alla loro mobilitazione. Una battaglia che non può e non deve essere “estemporanea”: da qui anche la loro richiesta di un osservatorio pubblico sul transito di materiale bellico nel porto di Genova, che faccia da pilota per il resto d’Italia. È stata annunciata la disponibilità del Comune, anche se, ad oggi, non si è iniziato a metter mano alla sua realizzazione.
USB afferma che con questo sciopero “I portuali mandano un segnale di forte solidarietà internazionale contro la militarizzazione dei porti, il genocidio ancora in corso in Palestina, il traffico di armi e la corsa alla guerra a cui stiamo assistendo. Un segnale forte contro l’imperialismo e la rottura del diritto internazionale e in difesa dell’autodeterminazione dei popoli”.
Al capitale, alla finanzia, ai padroni globali si deve rispondere internazionalizzando le lotte. E chi può essere consapevole di questa necessità più del lavoratore portuale, che questo conflitto lo vive quotidianamente?
Ecco gli appuntamenti previsti per oggi:
- Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno
- Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori
- Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste
- Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)
- Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso
- Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti
- Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto
- Bari – ore 16:00 – Terminal Porto
- Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto.
- Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia
- Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto
- E, all’estero
- Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto
- Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingresso principale del porto.
- Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto
- Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto
- Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto
- Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto).
- Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano.
- Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema.
- Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti.