Giancarlo Erasmo Saccoman, iscritto PRC Como, già dirigente nazionale CGIL
Siamo in presenza d’una profonda accelerazione storica delle tendenze autoritarie in tutto l’Occidente, come risposta alla profonda crisi della globalizzazione finanziaria neoliberista, con la crescente diseguaglianza e il peggioramento delle condizioni di vita popolari, e al declino del dominio unilaterale statunitense, a fronte dell’ascesa economica e politica dei BRICS e più in generale dei paesi del Terzo Mondo che, attraverso il multipolarismo, rivendicano il loro ruolo negli equilibri di potere mondiali. Già dal 92, dopo il crollo dell’URSS, l’ascesa al potere dei neocon americani aveva proclamato, con la Dottrina Wolfowitz, la difesa ad oltranza, anche bellica, dell’egemonia globale unilaterale americana, prevenendo l’emergere di qualsiasi rivale competitivo e indicando come nemico ultimo l’ascesa economica cinese, ma come avversari anche la Russia, da spezzare in sei stati, strangolandola con la “strategia del cobra”, e l’Europa, rompendo il legame con la Russia dell’ostpolitik tedesca, che proprio sul rapporto con le risorse energetiche della Russia aveva costruito il suo successo economico. Biden ha condiviso con Wolfowitz l’obiettivo di fondo della supremazia americana, con lo slogan “America is back”, ma ponendosi come capofila d’una élite globalista occidentale in conflitto contro l’emergere dei BRICS.
La “Dottrina Donroe” di Trump, con l’“America first” e il “MAGA”, rivendica il dominio proprietario sull’intero continente americano, sequestrando in modo piratesco Maduro (fulcro di svariate alleanze latinoamericane autonome dagli Stati Uniti) e strangolando in tal modo Cuba; ha scatenato la guerra economica col resto del mondo, ha indicato nel suo recente documento programmatico strategico l’Europa come nemico da battere, sostiene il ruolo di Israele come suo avamposto in Medioriente. Sta realizzando una coalizione di governi di quel che Umberto Eco aveva definito “fascismo eterno” (Milei in Argentina, José Antonio Kast seguace di Pinochet, in Cile, ma anche in Equador, Bolivia e Honduras). Sul piano interno, utilizza l’ICE come una milizia privata, col viso coperto, che uccide cittadini inermi. Ha proclamato di voler essere il Presidente anche dopo la scadenza del suo secondo mandato, vietato dal 22° emendamento della Costituzione, lasciando prevedere una guerra civile, già ora strisciante.
Tutto ciò si proietta in Europa, soggetta agli Stati Uniti dalla fine dell’ultima guerra mondiale, con una crescente tendenza all’autoritarismo e una profonda crisi della rappresentanza, che vede una crescente parte della popolazione che diserta la urne, a causa del dominio delle élite politiche globaliste, legate al Partito Democratico statunitense, che rappresentano interessi finanziari internazionali occidentali prescindendo dai bisogni popolari, con il peggioramento delle condizioni di vita, la tendenza alla guerra con il ReArmEurope, il declino dello stato sociale (il segretario NATO Rutte ha detto che per portare la spesa bellica al 5% del Pil occorre tagliare lo stato sociale), una crescente enorme diseguaglianza. Per superare il dissenso di alcuni Paesi europei, Macron ha creato lo schieramento dei 26 “volonterosi” guerrafondai. Ne risulta una crescente erosione della democrazia, manipolando la realtà attraverso la falsificazione dell’informazione, sfruttando paure legate all’immigrazione, utilizzano mezzi legali per indebolire le istituzioni, limitare l’indipendenza della magistratura, comprimere la libertà di stampa e gli spazi della società civile. Le istituzioni europee si stanno spostando, con la Ursula von der Leyen e la fascista Kallas, sempre più a destra, col risultato d’uno slittamento dei governi verso la destra radicale, (Italia, Finlandia, Belgio, Olanda, Svezia, Slovacchia, Ungheria, Croazia, Cechia e NodMacedonia), mentre in Germania l’AfD neonazista che è il secondo partito e, dati i pericolosi cedimenti della CDU/CSU, nelle elezioni dei Lānder sta già diventando il primo partito, e in Francia il Rassemblement national è di gran lunga il primo partito. La partecipazione al voto è ovunque in declino e, tranne in Belgio, Lussemburgo e Malta, dove il voto è obbligatorio, e in Germania, supera di poco il 50% solo in pochi Paesi: Ungheria, Cipro, Danimarca, Austria, Romania, Francia e Irlanda, mentre in Italia è del 48,31% e giunge in Croazia al 21,35) Dunque si va non solo verso governi di minoranza, che rappresentano poco più d’un quarto della popolazione, ma verso Parlamenti di minoranza, per cui “democrazia rappresentativa” diventa un ossimoro.
I governi cosiddetti “di sinistra”, che praticano generalmente politiche antipopolari di austerità neoliberista e guerrafondaie, non solo non sono riusciti a bloccare l’avanzata delle destre radicali, ma anzi, con la loro lontananza dai bisogni popolari, ne hanno favorito l’ascesa. In Italia gli osservatori internazionali classificano nella destra radicale, di stampo neofascista, sia Fratelli d’Italia che la Lega. Le posizioni del PD, ed ancor più quelle del Campo largo da lui proposto, sono estremamente eterogenee e restano lontane dagli interessi dei lavoratori e delle classi popolari, con una perdita di rappresentanza e di voti nel popolo della sinistra. Il jobs act di Renzi ha precarizzato tutto il lavoro dipendente. I Decreti Sicurezza Minniti-Orlando sono stati ferocemente repressivi nei confronti di immigrati e senzatetto La Buona Scuola ha precarizzato il lavoro degli insegnanti. Il taglio dei parlamentari è stato una riduzione della rappresentanza democratica. Le politiche di austerità hanno ridotto i servizi sociali e gli investimenti. Oggi il PD è sempre più spaccato e privo di una linea condivisa, specie a livello europeo, col voto a favore d’un sostegno incondizionato al corrotto governo ucraino, con l’invio di armi a lunga gittata per un’escalation, invocando il sostegno alla democrazia di un paese che ne è privo (tutti partiti di sinistra sono stati messi fuori legge e sono sorti migliaia di monumenti al criminale nazista genocida Bandera). Ha sostenuto le sanzioni contro la Russia che hanno fatto molto più male ai ceti popolari europei. Ha votato a favore dell’equiparazione fra il nazismo e il comunismo di Gramsci. Pina Picierno, capogruppo del PD e Vicepresidente del Parlamento Europeo, sostiene fermamente il ReArmEurope e il Libro Bianco della Difesa Ue, come una “svolta storica” e un passo indispensabile per la difesa comune europea. Ha incontrato esponenti delle lobby dell’estrema destra israeliana dei coloni criminali della Cisgiordania, che negano esplicitamente i “due popoli due Stati”e sostengono il genocidio a Gaza. Ancor più divaricate sono le posizioni del Campo largo, che va da Italia Viva e +Europa, fino ad AVS, che hanno posizioni opposte sulle armi all’Ucraina, su Israele, gli Accordi di Abramo e il riconoscimento della Palestina e sulla Nato, sulla giustizia e sulle infrastrutture.
Questa pesante eterogeneità di posizioni ha contribuito alla disaffezione e perdita di fiducia nella politica e ha portato ad una emorragia di dirigenti (compresa la sua ex Presidente Rosy Bindi, che ha proposto il suo scioglimento) che ritengono che ciò impedisca qualsiasi alternativa di governo e che, se anche avesse un improbabile successo elettorale, si frantumerebbe poi sulle scelte da intraprendere.
Per contrastare tale situazione occorre superare l’indifferenza, ricreare speranza e fiducia, indicare con chiarezza obiettivi alternativi a sostegno degli interessi delle classi popolari, ricucire il rapporto di fiducia con il mondo del lavoro, sostenere, rafforzare e costruire i movimenti sociali, con uno sguardo lungo, che si confronta certo con le elezioni ma su un percorso di trasformazione sociale di lungo periodo, per la ricerca dell’egemonia, sulla base di interessi generali capaci di convincere e mobilitare la maggioranza della popolazione. La gravità della situazione attuale esige che un tale percorso venga intrapreso d’urgenza, per la ricostruzione del blocco sociale dell’alternativa.
Dunque occorre costruire un’alleanza politica e sociale per l’alternativa sia alle destre neofasciste del governo Meloni che a quelle atlantiste del PD e del suo Campo largo, che abbia un programma chiaro sulla condanna dell’aggressività degli Stati uniti per la fuoruscita dalla Nato, per fermare la Terza guerra mondiale strisciante (come la definiva Papa Francesco), contro il genocidio in Palestina, per la difesa delle condizioni di vita popolari, l’adeguamento salariale (l’Italia e la Grecia sono gli unici Paesi in cui il reddito reale delle famiglie è diminuito, negli ultimi 20 anni, del 4-5%, a fronte d’una crescita media europea del 22%), e lo sviluppo dei servizi sociali. In tal modo la lotta per la pace si connette in modo indissolubile a quella per le condizioni di vita popolari.
Sebbene l’ultimo congresso abbia stabilito l’alternatività del PRC rispetto al campo largo, confermato anche dai risultati del recente voto amministrativo, emergono tendenze verso una nostra insostenibile adesione al Campo largo, in cui il PRC sarebbe ininfluente e che segnerebbe la fine del partito. In una situazione come l’attuale, in cui occorre intraprendere da subito una battaglia per l’alternativa, fondata su obiettivi chiari e tendenzialmente egemoni rispetto agli interessi popolari, è necessario un pronunciamento urgente degli iscritti, prevista dallo statuto, che decida con chiarezza l’a direzione di marcia del partito, superando l’attuale incertezza e indecisione che ci danneggiano gravemente, impedendo la necessaria ed urgente nostra discesa in campo per la costruzione dell’alternativa.