Sorelle e fratelli, la Francia ci indica la strada: quando il futuro viene messo sotto attacco, è la dignità stessa a scendere in piazza

Mentre i telegiornali di regime e le narrazioni ufficiali tentano di addolcire la realtà – parlando di semplici “intralci” all’ordine costituito – oltralpe sta succedendo qualcosa di straordinario, di vitale, di profondamente giusto. Centinaia di migliaia di lavoratori, docenti e studenti hanno detto basta. Si sono ribellati con la forza della disperazione mista a speranza, ricordandoci una cosa fondamentale: i diritti non si implorano, si difendono lottando insieme, contro l’economia di guerra e per lo stato sociale. 

Quest’ondata di scioperi e blocchi che sta scuotendo il Paese non nasce certo dal nulla. È la risposta viscerale, necessaria, a una vera macelleria sociale, per trovare le risorse per le armi: piani di tagli lacrime e sangue sul bilancio, una carenza cronica di risorse che sta strangolando scuola, sanità e intero settore pubblico. Davanti a una manovra finanziaria che toglie 54 miliardi di euro, il popolo ha risposto compatto. Sindacati storici e combattivi come CGT e SUD, insieme all’Union Étudiante e all’Union Syndicale Lycéenne, stanno scrivendo una pagina memorabile di unità tra chi lavora e chi studia.

C’è prima di tutto la voce di chi tiene in piedi il Paese – lavoratori pubblici e scuola. Non possiamo che stringerci attorno alle rivendicazioni dei dipendenti pubblici e del corpo docente, ridotti allo stremo da anni di politiche miopi. I salari sono calpestati: chiedere un adeguamento immediato e una rivalutazione strutturale del “punto d’indice” – con SUD che spinge giustamente per aumenti netti consistenti, parliamo di +400€ mensili – è pura giustizia sociale di fronte a un carovita insostenibile. Basta tagli allo Stato sociale, perché protestare contro la riduzione dei fondi per trasporti, sanità ed educazione vuol dire difendere beni comuni che appartengono a tutti noi, e lottare contro la guerra.  E poi c’è la questione della dignità nel lavoro vero: un piano straordinario di assunzioni per coprire i vuoti cronici di organico, la riduzione dell’orario – quella storica prospettiva delle 32 ore – e il ripristino dell’età pensionabile a 60 anni non sono richieste di lusso. Sono il minimo sindacale per una società civile che non vuole trasformare i lavoratori in ingranaggi usa e getta.

Ma quello che davvero emoziona è l’energia dirompente dei giovani, liceali e universitari. Sono loro i più lucidi nel vedere lo scempio che si sta compiendo sul loro futuro. Pensiamo alle aule-colabrodo, alle classi pollaio: è inaccettabile che i ragazzi arrivino a settembre e si trovino cattedre scoperte per settimane, mesi, per colpa della carenza di docenti e personale, costretti a subire classi sovraffollate e poco sicure. C’è poi il diritto a studiare, non semplicemente a sopravvivere – il sottofinanziamento cronico degli atenei grida vendetta, e la richiesta del pasto a 1€ nei CROUS per tutti gli studenti è una misura di civiltà elementare contro la povertà studentesca. E infine, contro ogni discriminazione: opporsi fermamente all’aumento delle tasse universitarie per gli studenti extra-comunitari è un gesto di umanità vera. Colpire chi viene da fuori è un attacco subdolo all’universalità e all’apertura del sapere.

I numeri di questa rivolta fanno paura al potere, ed è comprensibile. La risposta di popolo è stata imponente: 300.000 persone hanno sfilato nelle piazze, mentre la gioventù ha bloccato e animato circa 400 istituti superiori e licei. Una mobilitazione così radicale ha fatto scattare la repressione – la tensione è sfociata in scontri, oltre 440 fermi di polizia, colpi durissimi inferti soprattutto a giovani e minorenni colpevoli solo di aver alzato la testa.

Questa reazione muscolare dello Stato dimostra una cosa sola: la paura del potere davanti a un popolo che si unisce.

La lotta dei lavoratori e degli studenti francesi non riguarda solo i confini d’Oltralpe. È la nostra lotta. È il grido d’allarme contro un modello economico a favore di riarmo e guerra che calpesta i diritti per fare cassa sulla pelle dei più deboli. Guardiamo a loro con ammirazione, con calore, con profonda solidarietà – perché ci ricordano che finché ci sarà chi ha il coraggio di lottare, un altro mondo non è solo necessario: è possibile.

Forza compagni e compagne, avanti studenti e studentesse, la vostra lotta è  la nostra speranza! Si deve lavorare al movimento anche in Italia.

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