Le ragioni che portarono l’autunno scorso milioni di persone in piazza si sono ulteriormente aggravate e surriscaldate socialmente oltre che climaticamente dopo questa torrida estate. Perciò è necessario cominciare a ragionare collettivamente su come organizzare la mobilitazione facendo tesoro delle esperienze passate.
Il disagio e la rabbia che monteranno per l’aggravarsi della questione salariale e occupazionale, con l’aumento delle bollette dell’energia, della benzina e dell’inflazione possono implodere individualmente nella rassegnazione o dare vita a una risposta collettiva ed esplodere socialmente.
Inoltre, la guerra si fa sempre più vicina, i costi economici mordono la vita delle persone, continua il genocidio in Palestina.
Salari e pensioni sono la prima linea di una immediata risposta che parte da bisogni reali, per molti di sopravvivenza. Una vertenza generale, ma che deve partire da piattaforme contrattuali e scioperi di categoria che aggrediscano il padronato con richieste di aumenti salariali veri e significativi, non a carico della fiscalità.
Da trent’anni i governi fanno cassa sulle pensioni contando sulla complicità sindacale e alimentando la guerra tra le generazioni. Anche i pensionati vanno coinvolti con una piattaforma che innanzitutto blocchi il taglio delle rivalutazioni e tornando a chiedere l’abbassamento dell’età pensionabile. La generazione delle lotte anni Settanta, i sessanta settantacinquenni, devono tornare protagonisti di questa battaglia come succede ad esempio in Grecia e Argentina costruendo un fronte con i lavoratori che vogliono andare in pensione e i giovani in cerca di occupazione. Per avere pensioni dignitose per oggi e domani ci vogliono salari adeguati e la piena occupazione: questo il terreno comune di lotta: nonni padri e figli; zie e nipoti. La Sanità pubblica è l’altro terreno mobilitante per questa generazione costruendo un percorso comune in difesa della scuola e università pubblica con studenti e insegnanti partendo dalle mobilitazioni in corso contro il numero chiuso e la riforma Valditara che ha già visto la nascita di assemblee autoconvocate degli insegnanti.
Scuola e formazione sono il terreno fondamentale per l’egemonia su cui possiamo giocare un ruolo diretto a differenza dei canali informativi ormai del tutto in mano a pochi padroni. Le nuove generazioni vivono in bilico tra assuefazione e ricerca di alternativa. Molti emigrano. La necessità di una riforma morale e intellettuale del paese stravolto da corruzione, arricchimenti assurdi, clientelismo, familismo, mafie e criminalità organizzata, fagocitati da una classe padronale feroce e venduta è nelle cose se qualcuno la organizza e la governa.
Partendo dai bisogni sociali negati e dai diritti civili mortificati: dalla casa ai trasporti, dalla politica per l’infanzia a una maternità e paternità consapevole e libera. Se si allargano le risorse per questa politica sociale si prosciuga il terreno per il razzismo contro i migranti che fa la fortuna dei padroni dei fascisti.
C’è però da condurre un impegno per l’egemonia anche all’interno della classe lavoratrice. Da quando non c’è più la scala mobile e sotto l’offensiva ideologica dell’individualismo proprietario si è persa la consapevolezza dell’importanza del salario differito, cioè dei servizi sociali, dal nostro punto di vista del socialismo. Il processo di americanizzazione nella società con lo strapotere delle assicurazioni e di una dinamica contrattuale giocata solo sugli aumenti salariali diretti, peraltro insufficienti. Addirittura, su aumenti salariali che vanno alle assicurazioni e ai fondi pensionistici. Per un pugno di dollari, pochi maledetti e subito la parola d’ordine del sindacalismo americano non va bene per società complesse come quelle europee. E nemmeno per gli americani stessi che mediamente sono europei di quinta generazione.
Un percorso di mobilitazione su queste priorità, con al centro Patrimoniale e Salario minimo indicizzato, che si radichi nei territori, con un impegno quotidiano, costruendo luoghi permanenti di discussione e organizzazione, che si ponga l’obbiettivo di crescere continuamente e che organizzi gli scioperi generali e le manifestazioni nazionali come tappe di questa continua crescita evitando il limite di durata dell’autunno scorso. Che coinvolga tutte le persone e i settori sociali, artigiani, piccoli negozianti, precari di ogni attività, che vogliono la pace e che stanno pagando anche loro l’impoverimento della popolazione.
Nei luoghi di lavoro e di studio dove si gioca la partita decisiva con la elezione di rappresentati eletti democraticamente rivendicando il rinnovo di Rsu e Rls in molte categorie bloccate da anni, rinforzando il sindacalismo di classe e cambiando la linea attuale della Cgil.
Per costruire una proposta politica che parte dal no alla guerra e al riarmo e dalla abolizione delle leggi che hanno massacrato la condizione lavoratrice nel nostro paese e proponga una progressiva riconquista di quello che ci è stato tolto adeguandolo all’ attuale fase storica, in particolare sulle questioni ecologiche, come delineò ormai 15 anni fa Rifondazione Comunista con il suo Piano per il Lavoro.
Insomma, la lotta di classe come una locomotiva che trascina un treno carico di bisogni e risposte. L’intendenza, la politica e i politici di oggi, segue. Qualcuno sarebbe meglio manco farlo salire.