Avvertiamo la necessità di aprire una fase di confronto che rimetta al centro persone, territori e bisogni reali. Un confronto che parta dall’ascolto e dalla presenza nei quartieri, nei luoghi di lavoro, di studio e di cura. L’accoglienza, intesa come pratica politica, non come parola astratta: costruire relazioni, riconoscere differenze, provare a ricomporre ciò che oggi è frammentato.
Non proponiamo un progetto già definito né un nuovo soggetto politico. L’obiettivo è creare uno spazio comune in cui soggettività diverse – organizzate e non – possano incontrarsi, riconoscersi e verificare se esistono terreni di convergenza. Senza forzature, senza gerarchie, senza scorciatoie.
I temi che attraversano questo confronto sono noti e concreti: lavoro dignitoso, reddito, redistribuzione del tempo di lavoro, servizi pubblici universali, diritto alla casa, scuola e sanità pubbliche, tutela dell’ambiente, diritto all’accoglienza. Non come un programma chiuso, ma come questioni aperte su cui misurare bisogni, priorità, possibilità di azione comune.
In questo percorso è necessario tenere insieme le disuguaglianze materiali e le relazioni di potere che le attraversano. Non parliamo solo di lotta di classe, in quanto genere, razza e classe non sono ambiti separati: si intrecciano nella vita quotidiana, nel lavoro di cura, nelle discriminazioni, nella precarietà.
Riconoscerlo non significa dividere, ma evitare semplificazioni che negli anni hanno indebolito chi voleva cambiare le cose.
Non basta più limitarsi ad amministrare l’esistente, ma questo non significa avere già una risposta pronta. Significa piuttosto mettersi nella condizione di costruire dal basso, attraverso partecipazione reale, pratiche condivise, confronto continuo. Mettendosi a disposizione, senza pretendere di rappresentare nessuno, ma provando a creare le condizioni perché chi oggi non si sente ascoltato possa prendere parola.
Negli ultimi decenni un modello economico e sociale ha messo il mercato e il profitto al centro delle scelte pubbliche, riducendo il ruolo dello Stato, indebolendo i servizi, precarizzando il lavoro e scaricando responsabilità sulle singole persone. Diritti fondamentali sono stati trasformati in merci, mentre le disuguaglianze sociali e territoriali si sono ampliate e gli spazi di partecipazione si sono ristretti. Questo ha prodotto una società frammentata, in cui una maggioranza ampia vive condizioni di insicurezza ma fatica a riconoscersi nella politica.
Pensiamo che senza il coinvolgimento diretto di questa pluralità di soggetti non sia possibile modificare i rapporti di forza. Per questo l’invito è a incontrarsi, a condividere analisi, pratiche, esperienze, senza l’obiettivo di arrivare subito a una sintesi, ma con la disponibilità a costruirla insieme, se e quando sarà possibile.
Questo percorso non nasce per sostituire ciò che già esiste, ma per mettere in relazione: associazioni, realtà sociali e sindacali, movimenti, comitati territoriali, singole persone. Un passaggio iniziale, aperto e reversibile, per capire se esistono le condizioni per un lavoro comune capace di incidere concretamente sui rapporti di forza.
28 febbraio 2026 ore 11
Teatro Cartiere Carrara – Firenze
Form da compilare: https://app.formbricks.com/s/cmkx1i0lt09road01mfjtith4