Senza consenso è stupro: una riflessione critica sul Ddl Bongiorno

 

La storia infinita della libertà femminile non si è mai conclusa.

Da quando la libertà delle donne è stata normata nei codici, non ha mai trovato un adeguato riconoscimento e supporto, spesso è stata fatta oggetto di accordi trasversali che finiscono per svilirla.

Le donne non sono ancora considerate a pieno titolo titolari di diritti e la proprietà piena del loro corpo è considerata terreno di scambio politico.

Sulla vicenda del DDL stupro, bisogna ritornare al dibattito che si sviluppò nel paese, grazie al movimento femminista, che nel 1996 approdò in Parlamento con la legge sulla violenza sessuale. Tale provvedimento legislativo frutto di un accordo furtivo trasversale venne giudicato da buona parte del movimento una vittoria a metà, vero che collocava l’odioso reato sotto il titolo dei delitti contro la persona e non più contro la morale, ma lasciava parecchie questioni aperte, in particolare la procedibilità d’ufficio, la configurazione del reato per le minori e per le persone incapaci. Tutto l’impianto della legge proponeva una visione repressiva e securitaria che il centro sinistra di allora rincorreva, convinto di portare a casa una vittoria per le donne.

Oggi come allora il movimento delle donne parla di consenso libero e attuale come unico discrimine per configurare lo stupro, senza patti sulla pelle delle donne. Ancora una volta però i partiti rinegoziano proponendo un patto trasversale tra Schlein e Meloni, come spesso è accaduto in questa materia (vedi la formulazione del reato di femminicidio).

La destra carpisce l’”ingenuità” del centro sinistra e tramite l’avvocata e senatrice della lega Bongiorno presenta un emendamento che ribalta completamente il principio parlando di dissenso e spostando l’onere della prova sulla vittima. Naturalmente si grida allo scandalo e alla mobilitazione, ovviamente il movimento femminista e tutte le forze politiche e sociali si sono mobilitate e continueranno a farlo per bloccare questo ritorno al passato.

Nei prossimi giorni nelle mobilitazioni grideremo che senza consenso è stupro, e affermeremo che nessun patto (soprattutto con la destra) si può fare sui corpi delle donne e ribadiremo che l’agenda politica non può essere dettata dalla controparte misogina, sessista e securitaria. Inoltre la violenza sessuale non si risolve solo nelle aule dei tribunali ma va affrontata la “questione maschile” e per tanto porre è necessario porre al centro dell’agenda politica l’educazione sessuoaffettiva, il sostegno ai centri antiviolenza, l’applicazione della legge sui consultori e poi avremmo gradito più che si parlasse di come vivere ogni giorno nelle città sempre più insicure dove le donne sono le prime a pagare la crisi di un sistema neo patriarcale e neoliberista basato sullo sfruttamento dei corpi e della natura, sulla corsa al riarmo e sull’economia di guerra economia.

La politica delle donne è la politica.