Un progetto liberticida chiamato decreto sicurezza

Con il recente, ennesimo decreto “sicurezza” e con il ddl che presto il governo varerà, già battezzato “blocco navale”, si chiude il cerchio che completa l’edificazione dello Stato penale, del controllo, della sorveglianza. Le norme governative vanno lette come segmenti di un progetto liberticida che è composto anche di norme di “revisione costituzionale”: autonomia differenziata, attacco alla giurisdizione e a tutte le strutture di controllo dell’attività del potere e, in un futuro immediato se dovessero prevalere i “sì” nel referendum del 22 e 23 marzo, il premierato semipresidenzialista. Un plebiscito populista.

Non vogliamo qui analizzare tecnicamente gli articoli del decreto. Tentiamo di mettere in luce i tratti incostituzionali più clamorosi del progetto securitario e panpenalista. La Meloni è stata chiara: “più duro, ragazzi”, rivolta alle forze dell’ordine. E’ il tempo di menare seriamente le mani . Ritornano vecchi, pericolosi teoremi, quasi per far avverare una falsa profezia: “ritornano le BR; la polizia arresta i nuovi terroristi, la magistratura li libera”. L’assioma neofascista è qui, perché l’allarme, la paura della popolazione alimenterà la richiesta di un “capo” forte, sempre più autoritario. Accantonando seccamente la necessità del confronto, del governo della complessità contemporanea e, quindi, il Parlamento.

Il governo meloniano  è la ricerca quotidiana del “nemico” ; ma anche la sua costruzione immaginaria, metaforica.

Il decreto attacca frontalmente, infatti, le libertà di manifestazione, ma anche di riunione. E’ un teorema contro la partecipazione, che svuota la democrazia costituzionale. Alimenta vetusti stereopiti  del potere: i ” cattivi maestri”, il “concorso morale” degli intellettuali, l'”area grigia”. Ritorna il “teorema Calogero” del 7 aprile? Non è solo grottesco vecchiume propagandistico. E’ la progressiva importazione, in Italia, del modello trumpiano, l’assimilazione alle pratiche dell’ICE. Si tenta di costruire un ordine pubblico che sia la “polizia del capo”.
Non a caso è, nel decreto, centrale la proposta della impunità preventiva delle forze dell’ordine e militari, una lesione grave dello Stato di diritto, corretta in misura minima dall’intervento del Quirinale che ha voluto evitare l’incostituzionalità manifesta e clamorosa , allargando, peraltro, a dismisura le condizioni giuridiche per la legittima difesa per tutti i cittadini. Anche le incredibili sanzioni amministrative, spropositate, hanno lo scopo di deterrenza nei confronti del conflitto e della partecipazione. Vengono adottate forme apparentemente legali , con doppiezza sofisticata, per svuotare e stravolgere i fondamenti costituzionali.
Pensiamo, ad esempio, al “fermo preventivo” di tradizione squisitamente mussoliniana. E’, nei fatti, la reintroduzione dell’istituto del “confino” , la lesione massima della libertà personale; viene travolto anche il nucleo liberale del diritto costituzionale.
Pensiamo anche al tremendo ossimoro “flagranza differita” per danneggiamenti in occasione di manifestazioni pubbliche e all’istituzione di estese “zone rosse”, che disegnano una nuova geografia delle città, impedendo la condivisione degli spazi urbani. Allusioni all’apartheid metropolitana… 

Ci preoccupa molto, in definitiva, lo stravolgimento anche del principio cardine del nostro diritto penale: non viene più indagato e perseguito il reato, ma la persona che lo ha eventualmente commesso (quella persona è “pericolosa, sospettabile, potrebbe commettere reato contro l’ordine pubblico).  Come tendenza, in effetti, Minneapolis è già tra noi: il tentativo di trasformare la metropoli in una caserma agli ordini del “capo”. Minneapolis è anche resistenza, boicottaggio, fantasia di pratiche nonviolente, comunità che si stringe nella difesa delle proprie libertà e della propria città multietnica. Valorizzazione del territorio, del comune. Il ministro Nordio ha, qualche giorno fa, con candida arroganza, dichiarato:” queste norme vogliono ridurre i numeri dei manifestanti”. E’, appunto, l’obiettivo di tutte le autarchie e oligarchie.

Per noi, all’opposto, la democrazia è partecipazione e conflitto. E’ necessario tornare subito a prendere parola con la centralità della Costituzione.  Senza arretramenti e paure.

Leggi anche:
L’eclissi dello Stato di diritto. Anatomia di un colpo mortale al dissenso –
La Giustizia secondo Trump e secondo Meloni –
Prima vennero a prendere… –