Le variazioni climatico-ambientali, le temperature a dir poco torride, che negli ultimi anni caratterizzano tutte le estati non possono far altro che peggiorare le condizioni di vita – già stremanti – nelle quali versano le persone in stato di privazione della libertà personale. Ė recente il caso di Firenze in cui nel carcere di Sollicciano è finito sotto sequestro, a causa di infiltrazioni d’acqua nelle celle, muffa sulle pareti, intonaco scrostato e animali infestanti nei locali detentivi e nei bagni, metà dell’istituto detentivo, anche in seguito ai reclami dei detenuti, alle decisioni del Tribunale di Sorveglianza e alle successive ispezioni dell’Asl. Si tratta solo di uno dei tantissimi esempi che si potrebbero citare. Già più di un anno fa alcune/i delle/i firmatarie/i di questa lettera erano stati tra gli autori di una denuncia mossa in forma di “lettera aperta” sulla situazione delle carceri italiane ed oggi, 16 mesi dopo, la situazione non può che essere peggiorata.
Problemi già noti ed ampiamente denunciati sono ancora tutti lì e, spesso, si sono addirittura aggravati: è così, per esempio, per il sovraffollamento (oltre 13.500 detenute/i oltre la capienza regolamentare, cifre che portano l’indice nazionale di sovraffollamento al 139,48%), per le condizioni totalmente inadeguate e fatiscenti di molte strutture, che mettono le persone in stato di privazione della libertà personale nella condizione di vivere in situazioni insopportabili sul piano psicologico ed anche igienico-sanitario. Sono proprio quelle persone che spesso finiscono per compiere atti di autolesionismo sino alle scelte suicidarie (dati tratti dal Ministero della Giustizia e Rapporto Antigone).
Per avere un’idea reale, ecco alcuni dati ufficiali più recenti, presentati a maggio 2026 nel XXII Rapporto dell’Associazione Antigone (“Tutto chiuso“)
Suicidi in carcere
Dato parziale 2026: nei primi mesi del 2026 (fino a maggio) si sono già registrati 24 suicidi. A questi si aggiungono purtroppo anche due decessi per suicidio tra gli agenti di polizia penitenziaria.
Il dato definitivo del 2025: nell’intero anno 2025 le persone che si sono tolte la vita in cella sono state 82.
La scia complessiva: in poco meno di un anno e mezzo (tra il 2025 e i primi mesi del 2026) il totale ha raggiunto le 106 vittime.
Fasce d’età e incidenza: l’età media delle persone che si sono tolte la vita è di 41 anni, con la concentrazione più alta nella fascia tra i 30 e i 39 anni (28 casi), seguita da vicino dai giovanissimi tra i 20 e i 29 anni (25 casi). Si registra inoltre un’incidenza proporzionalmente superiore nella popolazione detenuta femminile rispetto a quella maschile e una forte ricorrenza del fenomeno nei primi mesi di detenzione o in prossimità del fine pena (sotto i 3 anni residui).
Autolesionismo:
La proporzione: gli atti di autolesionismo (tagli, bruciature, ingestione di corpi estranei) si confermano drammaticamente alti e restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti.
L’impatto reale: questa statistica significa che, mediamente, 1 detenuto su 5 (il 20% della popolazione carceraria complessiva) compie regolarmente gesti autolesivi.
La correlazione con il sovraffollamento: il report di Antigone evidenzia come il 75% dei suicidi del 2025 sia avvenuto in sezioni a custodia chiusa e che la quasi totalità degli istituti interessati da più eventi drammatici (come Lucca, Foggia, Milano San Vittore o Torino) presenti tassi di sovraffollamento critici, che in molti casi superano il 150% fino a toccare punte oltre il 200% della capienza effettiva.
Inoltre, sussiste drammaticamente la mancanza di personale qualificato non militare: educatrici/educatori, psicologhe/psicologi, mediatrici e mediatori culturali e, contestualmente, su tutto il territorio nazionale fatto salvo per pochissimi esempi virtuosi (come ad esempio la struttura di Bollate (MI), è quasi del tutto assente una vera attività di reinserimento sociale che permetterebbe alle detenute e ai detenuti di passare alcune ore al giorno fuori dalle piccole ed anguste celle (lavoro, scuola etc.).
Sul piano della detenzione dei minori le cose vanno addirittura peggio, I dati riguardanti gli IPM (Istituti Penali per i Minorenni) infatti restituiscono una fotografia allarmante, se non peggiore per la rapidità con cui la situazione è precipitata nell’ultimo biennio.
I dati ufficiali più recenti, pubblicati nell’VIII Rapporto sulla giustizia minorile di Antigone (“Io non ti credo più”, febbraio 2026) e integrati dal Report Nazionale di maggio 2026, mostrano un sistema storicamente d’eccellenza che oggi si trova in una “deriva securitaria” senza precedenti.
Ecco i numeri e i punti chiave della crisi:
1. Sovraffollamento e boom delle presenze
La crescita: al 31 dicembre 2025 i minori e giovani adulti (fino a 25 anni per reati commessi da minorenni) detenuti negli IPM italiani erano 572 (rispetto ai 425 di pochi anni fa, registrando un aumento superiore al 30%).
Le strutture: oggi gli IPM attivi in Italia sono 19 (con le recenti aperture di Lecce e L’Aquila), ma la stragrande maggioranza è stabilmente oltre la capienza massima regolamentare. I posti teorici non bastano più, portando a celle sovraffollate anche nell’area minorile.
La causa politica: Antigone e i garanti dei detenuti attribuiscono questo picco unicamente agli effetti del Decreto Caivano, che ha abbassato le soglie per l’applicazione della custodia cautelare e facilitato l’ingresso in carcere dei giovanissimi, aumentando del 25% l’area del controllo penale complessivo.
2. Abuso di psicofarmaci e autolesionismo
L’impatto psicologico: la sofferenza psicologica dei ragazzi è schizzata alle stelle. Un’inchiesta citata nel rapporto evidenzia che in istituti simbolo come il Beccaria di Milano (teatro, tra l’altro, di pesanti inchieste giudiziarie per violenze e torture tra il 2024 e il 2026), l’utilizzo di antipsicotici e benzodiazepine è aumentato del 110% in cinque anni.
Autolesionismo: atti di autolesionismo e tentati suicidi sono all’ordine del giorno. La carenza di mediatori culturali (considerando che i ragazzi stranieri rappresentano il 42,3% delle presenze totali) aggrava l’isolamento e la frustrazione, sfociando spesso in gesti di violenza contro sé stessi o in rivolte.
3. Esplosione della Custodia Cautelare (Detenuti senza condanna)
Un dato impressionante riguarda la posizione giuridica: ben l’83,1% dei minorenni (escludendo i giovani adulti) presenti negli IPM si trova lì in custodia cautelare, cioè in attesa di un verdetto definitivo. Di questi, il 39,5% attende ancora il primo giudizio. Il carcere, che per i minori dovrebbe essere l’ultima risorsa (extrema ratio), è diventato lo strumento principale.
4. Il crollo della continuità educativa
A causa del sovraffollamento, l’amministrazione ricorre massicciamente ai trasferimenti punitivi o logistici da un istituto all’altro (spesso spostando i ragazzi da Nord a Sud). Il rapporto evidenzia un aumento dei trasferimenti del 147,9%. Questo continuo spostamento azzera i percorsi scolastici, professionali e, soprattutto, il legame con gli educatori e gli psicologi, vanificando qualsiasi tentativo di reinserimento.
Morire nelle mani dello Stato o vivere in condizioni esasperate indotte da uno Stato cieco e sordo sono fatti di una gravità inaccettabile, e non è possibile che a nessuno interessi delle persone detenute e contestualmente è una vera e propria vergogna che nessun Governo, non quello di ultradestra postfascista in carica né, tantomeno, i precedenti a guida centrosinistra, abbiano mai manifestato l’intenzione REALE di investire in tal senso venendo meno al principio Costituzionale che vede la detenzione in Carcere come strumento riabilitativo e prevede che le pene non possano consistere in trattamenti contrari al senso di umanità.
In questo paese serve una vera riforma del sistema carcerario che preveda:
- L’abolizione della detenzione minorile a fronte di percorsi di reinserimento sociale strutturati
- misure alternative alla detenzione per ridurre i numeri nelle carceri per adulti
- rinnovamento e adeguamento delle strutture
- un nuovo regolamento che innovi la vita interna, più ore fuori dalle celle, lavoro, istruzione, attività di reinserimento sociale (dove ciò avviene – pochissime strutture di eccellenza – il tasso di recidiva è sotto l’1%)
- assunzione di personale specializzato come operatori, educatori e mediatori culturali
- presenza costante di supporto psicologico
Inoltre, come chiede Antigone, serve che:
– Le Regioni facciano investimenti straordinari nella formazione professionale;
– Le ASL vadano a verificare con visite ispettive non preventivamente annunciate se le condizioni carcerarie siano o meno rispettose di standard minimi sociali e igienico sanitari.
Questo sarebbe l’operato del governo di un paese civile. Purtroppo il governo attuale da questo punto di vista è sordo. Il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, che criminalizza il dissenso prevedendo anni di condanne per azioni che non sono certamente reati, si muove nella direzione di esasperare ulteriormente una situazione già di per sé al collasso.
Servono mobilitazione e sensibilizzazione sul rispetto dei basilari Diritti Umani. Serve non girare la testa dall’altra parte ieri come oggi, perché l’urlo degli ultimi segnala un problema enorme, sempre, per l’intera società.
Fabrizio Baggi, Alberto Deambrogio, Paolo Bertolozzi, Giovanna Capelli, Stefania De Marco, Loredana Fraleone, Francesca Galli, Ezio Locatelli, Vittore Luccio, Vito Meloni, Claudia Minniti, Marco Nesci, Gaetano Piazza, Roberta Piazzi, Daniela Sarti, Stefania Soriani, Pierluigi Tavecchio